(Dark Romance Psicologico🔞)
In un intreccio avvincente dove il desiderio si mescola al dolore, il buio svela la sua più seducente ombra.
Elias Mancini, un soldato americano, vede infrangersi il sogno di una vita nell'eco lontano di una esplosione...
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L'aria fresca di Seattle mi accarezza il volto appena Irina insieme al comandante di volo aprono lo sportellone dell'aereo poco dopo esserci fermati sulla pista. Abbiamo avuto un ritardo nella tabella di marcia a causa di un violento temporale che ha reso difficili le manovre di atterraggio sul terreno completamente zuppo. Eppure, l'odore dell'asfalto bagnato è sempre una sensazione piacevole.
«Petricore» mormora Yvonne mentre mi affianca insieme al cugino visibilmente più sereno. Non distoglie mai lo sguardo dai lampi che illuminano il cielo colmo di nuvoloni neri. Un cipiglio si forma sul mio viso non cogliendo il significato del termine che non ho mai udito mentre la osservo scendere la scaletta tenendo ben stretta la valigia e lo zaino del pc. «L'odore della pece umida viene detto petricore ed è di origine greca, "petra" indica la pietra e "ichor" indica il sangue degli dei. Non è divertente come gioco di parole?-la voce di Alejandro giunge alle mie spalle e si confonde coi tuoni sempre più forti. -Il fluido che scorre nelle vene di un dio viene versato su questo suolo, eppure l'uomo che lo calpesta si crede sempre più potente ed invincibile» mi scansa con una spallata e raggiunge la gemella, seguito da un silenzioso Enea che, prima di abbandonare l'aereo, mi rifila uno sguardo torvo e preoccupato.
Le prime gocce di pioggia iniziano a cadere e senza ombrello a proteggerci, corriamo all'interno della struttura lasciando alle nostre spalle la ricciolina che si lascia lambire il corpo dagli schizzi d'acqua. Non le importa di ritrovarsi completamente fradicia mentre volteggia spensierata. «Bene ragazzi, a domani. Avanti bel biondo, la mia macchina ci attende così come una bella tazza di latte e cioccolato!» grondante e con i brividi di freddo a scuoterla da cima a fondo, afferra il polso del cugino trascinandolo con sé, lasciandomi solo con i due fratelli che non perdono tempo a fissarmi incuriositi.
«Mia sorella è strana quando ci sei tu al suo fianco» mormora Alejandro guardando la porta di vetro. A lui si accoda anche il fratellino che cerca di nascondere il tremito delle mani mettendole dentro le tasche del pantalone. «Non me la porterà via, vero Aleale?» mormora mentre lo squillo del telefono annuncia l'arrivo di mio cognato.
«Vi saluto anch'io ragazzi» li lascio discutere tra loro correndo fuori da quel posto per non fare attendere Chris all'ingresso, seguendo le indicazioni presenti sui muri grigiastri.
È strano prendere un volo privato ma ritrovarsi in uno dei tanti aeroporti internazionali. Sono sempre stato abituato a spostarmi con i boeing militari atterrando sempre in altre basi dell'aeronautica. Giunto all'esterno della struttura, mi fermo sotto il pergolato metallico per evitare di bagnarmi. Perdo qualche secondo alla ricerca della sua macchina e quando la scorgo in mezzo a due vetture grigiastre, mi appresto a raggiungerlo.
«Ehilà Chris, come va?» gli chiedo dopo aver aperto il bagaglio per sistemare i borsoni. Mi appresto a terminare per rifugiarmi sul sedile passeggeri, godendo dell'aria calda che mio cognato ha attivato per rischiarire i vetri. «Elias, scusami se non ti sono venuto incontro, ma l'unico ombrello che ho si è rotto prima di venire qua» la sua voce sovrasta lo scrosciare della pioggia incessante. Lo tranquillizzo con un sorriso e mi crogiolo nel calore che emana il beccuccio dell'impianto di climatizzazione. «Allora com'è andato il viaggio?» mi chiede avviando i tergicristallo per ottenere maggior visibilità mentre inizia le manovre di retromarcia.