(Dark Romance Psicologico🔞)
In un intreccio avvincente dove il desiderio si mescola al dolore, il buio svela la sua più seducente ombra.
Elias Mancini, un soldato americano, vede infrangersi il sogno di una vita nell'eco lontano di una esplosione...
Dolcezze ecco il nuovo capitolo.Come sta andando fino a ora?Vi sta piacendo la storia?Fatemelo sapere nei commenti e ricordate di lasciare una stellina, voi non lo sapete ma ogni stellina che accendete è un sole in più nel firmamento di Yvonne e lei vi ricompenserà per questo!Detto ciò non mi dilungo più, vi lascio al capitolo!
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La sensazione di freddo sulla pelle mi strappa brutalmente dalla quiete. Apro gli occhi ancora stordito, richiudendoli rapidamente accecato da una luce bianca intensa puntata sul mio viso. Provo a ripararmi, ma qualcosa di ruvido mi stringe il polso impedendomi ogni movimento. Confusione inizia a crescere e improvvisamente alcuni spezzoni di ciò che è successo mi invadono i pensieri come fotogrammi spezzati, quasi confusi.
Percepisco ancora il pizzicore della siringa sul collo, mentre sbatto le palpebre più volte per mettere a fuoco una delle stanze dello scantinato. Mi hanno legato con delle corde a una seggiola cigolante mentre la lampada da sala operatoria continua ad accecarmi. Un immenso riflettore puntato su di me.
«Sei sveglio, finalmente» la voce di Marcus arriva come un ronzio lontano. Metto a fuoco la sua figura, mentre dietro di lui, seduta su una barella dismessa, c'è Yvonne che intreccia alcune ciocche di capelli.
«Cosa mi avete fatto?» biascico ancora intorpidito. La mente annebbiata, il torpore del sonno pesa ancora sulle palpebre che vorrebbero chiudersi, per riposare ancora. Un ticchettio soffuso mi infastidisce, è l'orologio che una sagoma scura lascia pendolare dinanzi ai suoi occhi. Un'ombra indistinta sul fondo della stanza che si mescola insieme a quelle di altre, a tratti mi sembra di vedere anche mia sorella.
«Le cose non sono come sono, ma come le interpretiamo: ogni verità è una maschera che dimentica di esserlo...» Jason, lo riconoscerei tra mille persone. Eppure, i miei occhi sono fissi sulla figura di mia sorella che mi guarda da lontano, le sue labbra increspate in un sorriso mentre un rivolo di sangue le macchia il mento. Il petto squarciato causato dall'esplosione di una mina, le parole che mormora un eco lontano che fatico a percepire, ma che sembrano incolpare me per tutto. Scuoto la testa, non è reale.
«Sembra che la scopolamina è ancora in circolo. Non trovi anche tu che sia ironico?— la risata cristallina della donna rompe la visione. —Tipico di Swango, prendere in giro le sue prede».
Un respiro pesante fuoriesce dalle narici di Marcus, visibilmente seccato dalla presenza dei due amici. Li ascolta chiacchierare tra loro, fare battute sulla sostanza che mi hanno iniettato e ridere per ogni cosa, ignari di ciò che sto vedendo.
«Avete finito di fare salotto?» spazientito si volta verso di loro facendogli cenno uscire dalla stanza. Perdono tempo, quel che serve per fare sì che il mal di testa scompaia, il ronzio si plachi e le allucinazioni diventano solo un'immagine sbiadita nel profondo della mia anima. «Voglio parlare con Eris da solo e mi sembra di aver pagato, abbondantemente» continua, costringendo la donna ad alzare le mani in segno di resa.