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Capitolo 43

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La partita a scacchi giunge al termine

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La partita a scacchi giunge al termine.

Stringo tra le mani il tassello che potrebbe fare crollare la torre, indeciso se tirarmi indietro o continuare questo gioco perverso.

«Sembra che tu ne vada fiera» rompo il silenzio continuando a fissare il contenuto della scatola. Non risponde, ma resta guardinga. «Mi auguro che i suoi amichetti Dominatori non siano qui. Vedrebbero quanto predica male, Miss» continuo avvicinandomi di qualche passo, conscio di avere tra le mani un segreto che potrebbe distruggere un impero.

«Mi piace giocare su due livelli— si giustifica con una semplice alzata di spalle. —Potrei riavere quella scatola. Non ti sembrerà vero, ma ci tengo» tende la mano e aspetta paziente che gliela dia con tutto il contenuto integro al suo interno. La studio. Dallo sguardo tagliente che ricorda la freddezza del demone, intuisco che in questa casa non è rimasto più nessuno oltre me e lei.

«Mi permetta di dubitare» prendo uno dei pezzi di stoffa e lo sollevo quasi schifato. «Ha cacciato via i suoi nuovi amici del cuore?» aggiungo guardando oltre le sue spalle.

«Ho evitato la gogna pubblica— il sarcasmo è l'arma più forte che possiede. —Voglio quello che hai tra le mani. Non ti appartiene, Elias. Ciò che era tuo te l'ho concesso da tempo. Ricordi?» soldi e sesso, me lo ricordo perfettamente. Tuttavia, il re finalmente è messo sotto scacco.

«Manca una cosa, miss».

«L'amore?— che domanda sciocca che mi pone. — Mi sembra di averti detto che i sentimenti non erano contemplati».

«Lei» mi perdo in quegli occhi dorati, lasciandomi cullare dall'apatia che mostra con orgoglio mentre scrupolosamente osserva ogni mio movimento.

«Me?— annuisco. —Non sono contemplata nella tua vita. Te l'ho detto soldato, un Apollo e uno Zefiro».

Nego con un cenno. «Tu sarai la mia Febe, me lo devi».

«Ciò che ti dovevo è già stato elargito a sufficienza».

«Cazzate!— getto la scatola lontano da me, lasciando riversare tutto il contenuto. —Io voglio te e ti avrò» mi chiede come, in fondo ha ancora delle mosse a suo favore prima che il re si abbandoni sulla scacchiera.

«Resta con me, rendimi l'unico e solo. Ti prometto che tutto questo non verrà messo in luce» mi indico insieme a tutto ciò che mi circonda. Sembra rifletterci su, si accovaccia su sé stessa portando le ginocchia al petto e sfiora quel pezzo di carta che si è sgualcito durante la caduta. «Non mi spaventa la luce, quanto più l'ostentazione della follia umana» è il suo menefreghismo a far scattare il blackout nella mia testa. Letteralmente il cervello sembra spegnersi. Non sopporto la sua indifferenza, sembra che lei sia l'unica presenza in questa stanza.

«Questa non è forse ostentare la tua follia?— con un gesto rapido afferro gli oggetti che stava riponendo. —Guardati, così ostinata a proteggere qualcosa che hai sicuramente distrutto da sola».

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