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Mio padre guida in silenzio, le dita che tamburellano sul volante in quel modo che fa quando è nervoso ma non vuole farmelo vedere. Il cielo sopra Londra è grigio, compatto, il tipo di cielo che sembra promettere pioggia e guai.

«Sicura di voler andare?» chiede alla fine, senza distogliere lo sguardo dalla strada. «Potevi restare a casa. Non capisco perché una scuola pubblica debba portare una classe di diciassettenni in un posto dove c'è stata... una tragedia.»

Sorrido appena. Papà esagera sempre.

«È storia locale, papà. E poi ci vanno tutti. Non posso fare la figura della viziata che ha paura delle case abbandonate.»

«Non mi piace comunque.»
Parcheggia davanti all'ingresso della scuola, quell'edificio di mattoni rossi che contrasta con la nostra macchina scura e lucida. Sembra quasi che non appartenga al nostro mondo.

Mi volto verso di lui. «Prometto che starò attenta. E Dylan e Wendy saranno con me.»

Lui sbuffa, ma si piega per darmi un bacio sulla fronte. «D'accordo, Lizzie. Ma quando torni mi chiami subito.»

Annuisco, prendo lo zaino e scendo dalla macchina. L'aria del mattino è fresca e un po' umida. Il piazzale è pieno di studenti che ridono, spingono, sbadigliano.

E poi lo vedo: il pullman giallastro della gita, con le finestre opache e l'insegnante che cerca disperatamente di fare l'appello.

Appena mi avvicino, una voce squillante mi raggiunge.

«Lizzie! Qui!»

Wendy mi fa cenno con tutte e due le braccia, bionda e spettinata come sempre. Accanto a lei, Dylan scuote la testa, ridendo.

«Tuo padre ti ha fatto il terzo grado?» domanda lui non appena salgo sul bus.

«Solo il solito dramma sulla "casa maledetta"», rispondo prendendo posto vicino a loro. Wendy si siede accanto al finestrino, io in mezzo, Dylan di là.

«Beh...» dice Wendy, a bassa voce, mentre l'autobus si mette in moto. «Dicono che sia davvero maledetta. La casa dei Riddle. Tre persone trovate morte nello stesso momento, senza segni di lotta, senza cause, senza nulla. Come se...»

«Come se fossero semplicemente cadute morte all'istante,» completa Dylan, con un mezzo sorriso.

Io rido. «Siete terribili. E poi, sono solo storie.»

Ma dentro, nel punto dove la paura somiglia alla curiosità... qualcosa si muove.

Mentre il pullman si allontana dalla scuola, guardo l'asfalto scorrere sotto le ruote e penso che forse papà aveva ragione: dovevo restare a casa.

La professoressa Turner si alza dal suo sedile proprio mentre il pullman imbocca la superstrada. Indossa come sempre quel tailleur color crema che sembra urlare sono troppo qualificata per questo lavoro, e i suoi capelli, raccolti in uno chignon troppo teso, vibrano appena con le vibrazioni dell'autobus.

«Bene, ragazzi!» annuncia, battendo le mani una contro l'altra. «Prima di arrivare a Little Hangleton, devo ricordarvi alcune semplici regole.»

Dylan mi lancia un'occhiata.
Io già soffoco una risata.

«Primo: non vi allontanate dal gruppo. Nemmeno per fare foto, video idioti o qualunque cosa vi passi per la testa in quell'istante. Il villaggio è piccolo, ma non vogliamo perdere nessuno. E non voglio raccogliere gente ubriaca.»

«Parla per te,» mormora Wendy, mentre io la colpisco col gomito per non ridere troppo forte.

La prof continua imperterrita, con la voce che sale e scende come una monotona ninna nanna.

Riddle's: A Strange LoveLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora