Mi siedo davanti al piatto, ancora mezza intontita dal bagno caldo, dalla notte assurda, da tutto quello che è successo.
Lui è già lì, composto come sempre, le mani intrecciate davanti a sé, la tazza ancora intatta. Non mangia. Non beve. Osserva.
E io... cerco di comportarmi come una persona normale, come una ragazza che fa colazione e non come qualcuno che è stato appena trascinato in un mondo di magia, serpenti giganteschi e regole che sembrano catene.
Quando sollevo lo sguardo verso di lui, capisco che sta aspettando il momento perfetto per parlare.
Quel momento arriva molto presto.
«Elisabeth.»
Il tono è calmo. Pericolosamente calmo.
«...Sì?» riesco a mormorare, portandomi alla bocca un cucchiaio di yogurt che non sento nemmeno.
«Ho preso una decisione.»
Ecco, fantastico. Con lui "una decisione" può voler dire qualunque cosa: dalle regole, alla prigione, a un incantesimo che non voglio conoscere.
«Che tipo di... decisione?» chiedo, più bassa del previsto.
Lui si appoggia allo schienale della sedia, incrocia le gambe e mi fissa come se stesse valutando ogni mio respiro.
«Ho assunto un tutor.»
Mi blocco a metà gesto. Il cucchiaio mi scivola quasi dalle dita.
«...Un tutor?» ripeto, credendo di aver capito male.
«Privato.»
Socchiude gli occhi.
«Voglio che tu completi il tuo percorso scolastico. Qui. Senza tornare nella tua scuola precedente.»
La mia gola si chiude.
«Qui...? Diplomarmi... qui?»
«Naturalmente.» Si china appena in avanti. «Avrai lezioni giornaliere. Materiale su misura. Un programma accelerato, ma non troppo: non voglio che tu fallisca.»
Mi sento gelare.
«Perché...?»
«Perché un minimo di istruzione formale ti servirà.»
Le sue dita tamburellano leggere sul tavolo, un suono che fa eco nella stanza immensa.
«Non posso presentare al mondo una compagna ignorante.»
La mia pelle si increspa.
«Compagna...?» ripeto, quasi strozzandomi.
Lui sorride appena.
Quel sorriso che è più minaccia che dolcezza.
«Non preoccuparti di questo ora. Preoccupati di studiare.»
Pausa.
«E di non deludermi.»
Mi escono parole strozzate: «Io non... voglio un tutor. Non voglio studiare qui. Io voglio tornare a scuola, con le persone che conosco—»
«Non è un'opzione,» mi interrompe, la voce morbida ma tagliente come una lama.
«Tu resterai qui. E verrai istruita nel modo appropriato.»
Appoggio il cucchiaio, le mani che tremano appena.
«Questo è un rapimento.»
«No,» risponde lui, senza battere ciglio.
«Questo è un investimento.»
E mentre lo dice, Nagini striscia accanto alla sua sedia, sollevando la testa verso di me.
Mi irrigidisco all'istante.
Lui posa una mano sulla testa del serpente come se nulla fosse.
«Mangia,» ordina a bassa voce. «Ho bisogno che tu sia in forze prima dell'arrivo del tutor.»
Mi sento sprofondare nella sedia.
Non ho scelta.
E lui lo sa.
La biblioteca di Villa Riddle sembra più una cattedrale che una stanza.
Le pareti sono coperte da scaffali altissimi, scuri, massicci, che arrivano fino al soffitto a volta. L'aria sa di pergamena antica, di inchiostro secco, di legno lucido. Non ci sono finestre: solo grandi lampadari di ferro battuto sospesi in aria, che emettono una luce calda, quasi dorata.
Al centro, lunghi tavoli di quercia, lucidati a specchio.
Lungo i corridoi laterali ci sono scale mobili incantate per raggiungere i libri più in alto.
Ogni rumore rimbalza contro le colonne di pietra, rendendo tutto... solenne.
Oppressivo.
E bellissimo.
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Riddle's: A Strange Love
FanfictionRiddle's: a strange love (1) Rapita da Tom Riddle, Elisabeth è intrappolata tra paura e desiderio, in un mondo di magia oscura e segreti pericolosi. Amore, passione e inganni si intrecciano mentre lotta per proteggere chi ama e sopravvivere.
