I giorni dopo la morte di Dylan scorrono come acqua scura.
Lenta.
Pesante.
Senza aria.
Riddle non parla quasi più con me.
Non è la freddezza violenta di quando si arrabbia.
È un'altra cosa.
Una distanza glaciale, calcolata, che sembra dire ti tengo, ma non devo mostrartelo.
Mangiamo insieme senza scambiarci uno sguardo.
Mi osserva muoversi da lontano come se fossi un oggetto fragile — o un'arma pronta a voltarglisi contro.
E io non so cosa sia peggio: la sua rabbia... o questa indifferenza finta.
La notte dorme voltato dall'altra parte.
O, peggio, si allontana dal letto e passa ore chiuso nel suo studio, lasciandomi sola nel silenzio.
Ogni volta che provo a parlargli, si limita a un:
«Non ora.»
Oppure:
«Riposati.»
Nient'altro.
E per certi versi fa più male della rabbia, della gelosia, della crudeltà.
Questo silenzio... è una condanna.
Mi aggiro nel castello come un'ombra, con il peso del lutto e della colpa che mi stringe lo stomaco.
Mi sento sola.
Ridicolmente sola.
È in uno di quei pomeriggi che incrocio Regulus nel corridoio.
Sta portando pergamene nel suo ufficio.
Quando mi vede si ferma di colpo.
«Signorina...»
La voce gli trema.
Io non tento neppure di trattenere le lacrime che mi salgono agli occhi.
Non una scena, non un pianto isterico: solo una stanchezza che mi crolla addosso.
Regulus guarda il corridoio, teso.
Poi apre una porta laterale e mi fa cenno di entrare.
È una piccola stanza con un camino spento e pareti scure.
Lui chiude la porta.
Poi si gira.
Mi vede davvero.
La magrezza. Le occhiaie. Il tremito continuo.
«Che cosa ti sta facendo?» sussurra.
Non rispondo.
Non posso.
Mi avvicino a lui senza pensarci, come se cercassi un punto caldo in mezzo all'inverno.
Regulus deglutisce e solleva una mano, esitante, come se avesse paura perfino di sfiorarmi.
«Non dovresti essere qui,» mormora. «Lui si arrabbierebbe se—»
«Lo so.»
La mia voce si spezza in un sussurro.
«Non parla più con me. Non... non mi guarda nemmeno.»
È la verità nuda.
E mi annienta più della punizione, più della gelosia, più delle minacce.
Regulus inspira piano.
Poi mi avvicina un dito al mento e solleva la mia faccia verso la sua.
«Non meriti questo.»
Quelle tre parole mi uccidono.
E senza capire come, quando, perché... mi ritrovo accanto a lui, così vicina che sento il suo respiro sulla mia guancia.
È lui il primo a cedere.
Una mano sulla mia schiena.
Un sussurro strozzato.
E il suo viso che si inclina verso il mio.
Le nostre labbra si sfiorano appena, un bacio sospeso, tremante, quasi colpevole.
Poi lui si ritrae appena — un secondo di esitazione — ma io sono già lì, già troppo vicina, già troppo fragile.
Lo bacio.
Questa volta davvero.
Un bacio confuso, disperato, fatto di mancanza e dolore e bisogno di sentirsi viva.
Regulus ricambia subito, affamato, come se aspettasse quel momento da mesi.
Mi afferra i fianchi, mi spinge piano contro il muro, mi stringe come se potesse proteggermi da tutto.
Per un istante dimentico Riddle.
Il castello.
La paura.
Sono solo io e un ragazzo che trema quanto me.
Poi Regulus si stacca con il fiato corto, la fronte appoggiata alla mia.
«Se lui lo scopre...»
La sua voce è un filo.
«Elisabeth, ci ammazza entrambi.»
E io annuisco.
Ma non mi allontano.
Sento il suo cuore battere contro il mio petto, troppo forte, troppo veloce — come se avesse paura di se stesso.
«Non dovremmo...» sussurra.
Ma non si allontana.
Le sue dita scendono lungo i miei fianchi, lente, esitanti, quasi volessero chiedere il permesso a ogni centimetro di pelle.
Io non so cosa mi succede.
Forse è il dolore.
Forse è la solitudine.
Forse è la paura di tornare da Riddle.
O forse è semplicemente il fatto che Regulus mi guarda come se fossi una persona, non un possesso.
Qualunque cosa sia, mi muovo senza pensare.
Gli prendo il viso tra le mani e lo bacio di nuovo — più a fondo, più disperata, più viva.
Lui questa volta non si trattiene.
Mi afferra la vita, mi solleva leggermente, mi spinge contro il muro e ricambia con un desiderio trattenuto troppo a lungo.
«Elisabeth...»
Il mio nome sulle sue labbra è un gemito soffocato.
La stanza è piccola, il camino spento, l'aria immobile.
C'è solo il rumore del nostro respiro, delle nostre mani che cercano, stringono, tremano.
E poi...
le sue labbra scendono sul mio collo, la sua voce si spezza contro la pelle, e io gli rispondo aggrappandomi alle sue spalle.
Il resto succede in un modo che non so spiegare.
Non violento, non affrettato, ma inevitabile.
Qualcosa che nessuno dei due riesce più a fermare.
Non so quanto tempo passi.
Se minuti o ore.
So solo che quando tutto finisce, io sono accasciata contro il suo petto, il suo cuore ancora impazzito, il respiro caldo che mi sfiora la tempia.
Regulus mi stringe un attimo, come se volesse tenermi al sicuro dentro quel momento.
Poi la realtà torna a colpire.
«Elisabeth...»
La sua voce è quasi un sussurro spaventato.
«Ora... ora siamo davvero nei guai.»
E il terrore gli attraversa gli occhi.
Il terrore che Riddle scopra.
Il terrore di ciò che succederà.
Il terrore di ciò che abbiamo appena fatto.
Io chiudo gli occhi.
Perché so che ha ragione.
E perché, dentro di me, già sento l'ombra di Riddle muoversi.
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Riddle's: A Strange Love
FanfictionRiddle's: a strange love (1) Rapita da Tom Riddle, Elisabeth è intrappolata tra paura e desiderio, in un mondo di magia oscura e segreti pericolosi. Amore, passione e inganni si intrecciano mentre lotta per proteggere chi ama e sopravvivere.
