La mattina arriva senza preavviso.
Non so quando ho smesso di tremare.
Non so quando il sonno ha vinto la paura.
So solo che apro gli occhi di colpo, come se qualcuno mi avesse toccato la spalla.
E qualcuno lo ha fatto.
Riddle è sveglio.
E mi sta guardando.
È sdraiato sul fianco, immobile, la testa sorretta da una mano, come se fosse lì da molto più di un minuto.
Nel silenzio della stanza riesco quasi a sentire il rumore del mio sangue mentre accelera.
«Buongiorno,» dice piano, quella voce morbida che mi irrita più del suo tono duro.
Mi tiro istintivamente indietro, ma il muro è già dietro la mia schiena.
Mi blocco.
Lui se ne accorge.
Ovviamente.
Un filo di luce entra dalle fessure delle imposte, tagliando la stanza in due.
E quando lo fa, mi rendo conto — con un colpo allo stomaco — che la camicia da notte che Walburga mi ha dato... non è esattamente pesante.
La luce la attraversa.
Nei punti sbagliati.
Io sbianco.
O forse arrossisco.
Non lo so: la pelle brucia.
Mi tiro subito la coperta addosso, come un'armatura improvvisata.
«Ti sei svegliata all'improvviso,» commenta lui, e non stacca gli occhi da me.
«Di solito non ti muovi così tanto. Quella camicia non aiuta.»
Mi manca l'aria. «P-perché mi stavi guardando?»
Lui solleva un sopracciglio, come se la domanda fosse infantile.
«Perché dormivi nel mio letto.»
Non c'è malizia nella sua voce.
È peggio.
C'è convinzione.
«Non guardo mai qualcuno senza un motivo,» continua, avvicinando lentamente una mano al mio viso. «E tu eri... agitata.»
Mi irrigidisco appena le sue dita sfiorano la mia guancia.
Mi sento piccola, vulnerabile, completamente esposta — e lui lo sa.
Lo percepisco nel modo in cui si ferma a pochi centimetri dal mio collo, come a valutare quanto può spingersi oltre.
«Dormi leggermente,» mormoro, cercando di non tremare.
«Dormo quando voglio.»
Un'ombra di sorriso. «Stamattina non volevo.»
Distoglie la mano, si alza dal letto con una calma irritante, e si stiracchia come se avesse riposato meglio di me.
«Hai dieci minuti per prepararti,» dice voltandosi verso l'armadio. «Dopo andiamo.»
«Dove?» chiedo, stringendo le coperte a distanza di sicurezza.
Si volta leggermente, lo sguardo che scivola — senza pudore — sulla coperta che stringo.
«Le conpere, ricordi?»
Poi, più lentamente:
«E vediamo di trovare qualcosa che ti vesta... meglio.»
Il subtesto è così evidente che vorrei sprofondare nel pavimento.
Riddle non esce dalla stanza.
Non si volta.
Non mi lascia neppure il tempo di respirare.
Bussa qualcuno.
Una voce femminile, rispettosa fino all'eccesso.
«Mi Lord, sono arrivati gli indumenti richiesti.»
Riddle apre la porta con un semplice gesto della mano—non tocca nemmeno la maniglia.
Una borsa elegante, di pelle scura, viene consegnata dentro.
La riconosco prima ancora che lui la posi sul letto.
È la borsa di mia madre.
Il mio stomaco si contrare.
Lui coglie il mio sguardo. «Sei sorpresa?»
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Riddle's: A Strange Love
FanfictionRiddle's: a strange love (1) Rapita da Tom Riddle, Elisabeth è intrappolata tra paura e desiderio, in un mondo di magia oscura e segreti pericolosi. Amore, passione e inganni si intrecciano mentre lotta per proteggere chi ama e sopravvivere.
