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Il cancello arrugginito si apre da solo, con un gemito che mi corre lungo la schiena.
Il cavallo entra nel cortile, e la villa Riddle domina tutto: scura, immensa, viva in un modo che non dovrebbe essere.

Appena ci fermiamo, Riddle scende... e senza dire una parola mi afferra per la vita e mi solleva giù, come se temesse che potessi franare al suolo.
Le sue mani mi reggono ancora un secondo di troppo.

«Accompagnatela nelle mie stanze.»
La sua voce taglia l'aria.

Dalle ombre dell'ingresso compare una donna.
Non giovane.
Non anziana.
Un volto severo, ossuto, sopracciglia perfette e nere come l'inchiostro.
Indossa un vestito vittoriano, rigido, e mi guarda come si guarda un insetto raro. O un problema.

«Walburga,» aggiunge Riddle. «Assicurati che venga... sistemata.»

Lei china il capo.
Il rispetto che ha per lui è quasi militare.

La donna mi fa cenno di seguirla senza parlare.

Walburga cammina davanti a me come un'ombra rigida, il passo misurato, la schiena perfettamente dritta.
Io la seguo con le braccia strette intorno al corpo, i vestiti fradici che gocciolano sul pavimento antico.

Attraversiamo un altro corridoio... poi un altro.
Sembra un labirinto.
La villa è enorme, ma allo stesso tempo chiusa, come se ogni parete sussurrasse che non uscirò più.

Quando Walburga apre una porta con una chiave lunga e sottile, il mio stomaco si accartoccia.

È la stessa camera da cui ero scappata.

La riconosco subito.

Il letto con le coperte pesanti.
La poltrona accanto al camino.
L'aroma di legno bruciato.
E soprattutto...

Il balcone.

Solo che ora le finestre sono state rinforzate:
le imposte interne sono chiuse con una barra di metallo, due grandi lucchetti, e c'è persino una grata esterna inchiodata al muro.

È come se la stanza fosse diventata una prigione decorata.

Walburga chiude la porta dietro di noi.

«Il Signore non tollera una seconda fuga,» dice fredda. «Ha ritenuto necessario... prendere precauzioni.»

«Non volevo scappare,» mento subito. «Mi ero solo spaventata. Ho pensato—»

«Non pensare.»
La sua voce taglia la mia.
«Non ti è richiesto.»

Mi si gela il sangue.

Walburga si dirige verso un cassettone, apre un cassetto e ne estrae una camicia da notte bianca, candida, vergognosamente delicata.

«Ti laverai.»
Indica il bagno con un gesto del mento.
«E indosserai questo.»

Me la porge.
È morbida.
Leggera.
Quasi... intima.

«Perché...?» sussurro, senza riuscire a fermarmi.

Walburga mi osserva come se fosse la domanda più stupida del mondo.

«Perché il Signore vuole vederti presentabile.»
Pausa.
«E perché una futura madre deve riposare.»

Mi manca l'aria.
La bugia.
La bugia è diventata una gabbia di ferro.

«Ma io non sono—»

Lei si avvicina di colpo.
Mi afferra il mento con le dita sottili e crudele fermezza, costringendomi a guardarla negli occhi.

«Qualunque cosa tu sia,» sibila, «non ha più alcuna importanza. Lui ha deciso.»

Mi lascia andare.

Riddle's: A Strange LoveLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora