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L'acqua è tiepida, profuma leggermente di vaniglia e salvia—uno dei saponi che Narcissa ha fatto lasciare per me.
Sono immersa da un po', le ginocchia piegate al petto, la fronte contro il bordo freddo della vasca.
Il rumore dell'acqua è l'unica cosa che mi tiene insieme.

Poi sento la porta aprirsi.

Silenziosamente.
Troppo silenziosamente.

«Riddle?» sussurro, già con il cuore che accelera.

Lui entra.
Chiude la porta dietro di sé.
Nessuna parola, nessuna espressione.
Solo quel modo di guardarmi come se ogni mio movimento fosse un segreto che gli appartiene.

Per un attimo penso di coprirmi con le braccia.
Per imbarazzo.
Per pudore.
Per paura.

Ma non lo faccio.

Non riesco.

Lui si avvicina, lento, controllato, e si ferma accanto alla vasca.
Mi fissa.
Mi studia.
Come se stesse aspettando una reazione.

Io mi mordo il labbro e, senza quasi accorgermene, sposto leggermente il corpo verso destra, lasciando spazio.
Uno spazio che so già che lui occuperà.

E infatti lo fa.

Con un gesto fluido, elegante, si sfila la camicia nera, poi i pantaloni.
Li posa accanto a sé.
La pelle pallida, le cicatrici sottili lungo il torace...
Mi fanno venire un brivido.

Non per paura questa volta.
Non solo.

Lui entra nella vasca senza distogliere lo sguardo da me.
L'acqua sale, calda, avvolgente, e l'eco di quel movimento riempie il silenzio tra noi.

Io rimango immobile.
Un secondo.
Due.
Tre.

Poi cedo.

Mi muovo verso di lui, a piccoli passi d'acqua, e mi accuccio contro il suo petto come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Come se lo facessi da anni.
Come se il mio corpo sapesse già dove incastrarsi nel suo.

Riddle solleva un braccio e lo avvolge intorno alle mie spalle, tirandomi leggermente più vicino, finché il mio orecchio non poggia sul suo cuore.

«Così va meglio.» mormora.

Io chiudo gli occhi.
La sua pelle è calda.
Il suo respiro è lento.
La sua mano—appoggiata sulla mia schiena—si muove appena, un gesto quasi impercettibile, quasi... tenero.

«Perché sei qui?» gli chiedo in un soffio, senza aprire gli occhi.

«Perché non stavi bene.» risponde subito. «E perché non mi piace quando ti chiudi in te stessa.»

La sua voce vibra contro la mia guancia.

E senza che io capisca il perché, senza che io riesca nemmeno a fermarmi, mi stringo ancora di più a lui.
Una parte di me sa che dovrei allontanarlo.
Che dovrei ricordarmi chi è.
Che dovrei odiare questo contatto.

Ma un'altra parte—una parte piccola, tremante, stanca—non vuole lasciarlo.

«Stavo pensando che potresti liberare qualcuno, quanto meno Dylan e Wendy.» sussurro facendo cerchi con l'acqua.

Appena pronuncio i loro nomi, sento il suo corpo irrigidirsi sotto di me. Prima era calmo, l'acqua tiepida ci avvolgeva, le sue mani scivolavano lente sui miei fianchi. Ma ora tutto cambia. Come se l'aria stessa diventasse più pesante.

«Dylan e Wendy?» ripete, piano. Troppo piano.

Annuisco, stringendo le ginocchia al petto mentre resto appoggiata al suo torace. «Sono miei amici, Riddle. Non ti chiedo di liberare tutti... ma almeno loro. Non hanno fatto niente.»

Riddle's: A Strange LoveLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora