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Il mattino dopo arriva morbido, filtrato dalla luce grigia che entra dalle tende pesanti.

Mi sveglio lentamente, come se la notte avesse lasciato una foschia tiepida attorno a noi.
Sono ancora stretta a lui.
La mia guancia sul suo petto.
Il suo braccio attorno alla mia schiena, pesante, tranquillo, quasi... protettivo.

E per un momento lo guardo.

Sul serio.

Il profilo tagliente.
Le ciglia lunghe.
La bocca rilassata nel sonno.
La pelle pallida illuminata da una luce che non gli appartiene affatto.

E qualcosa in me si stringe.

Non dovrebbe.
Non può.
Non è possibile innamorarsi dell'uomo che mi ha rovesciato la vita, che ha rapito i miei amici, che ha fatto cose orribili.
Eppure... c'è qualcosa.
Qualcosa che mi tira verso di lui, in un modo che non capisco e che mi spaventa quanto mi attrae.

Le mie dita gli sfiorano appena il petto.
Lui respira più profondamente.
Poi apre gli occhi.

Per un istante non dice nulla.
Semplicemente mi guarda come se non capisse perché sono ancora lì, abbracciata a lui.
C'è una piccola scintilla nei suoi occhi, una che non gli avevo mai visto: paura.

Una paura vera.
Quella di chi teme di aver mostrato troppo.

Lui si schiarisce la gola, come se dovesse rimettere a posto tutto ciò che abbiamo fatto e detto, come se stesse per chiudere di nuovo la porta e tornare ad essere Riddle.
Quello freddo.
Quello calcolatore.
Quello che non si lascia toccare.

«Non guardarmi così,» mormora.
La voce è roca, incrinata.
«Non... devi.»

Io non rispondo.

Mi sollevo appena.
Le mani sui suoi pettorali, il corpo ancora vicino al suo, il cuore che mi batte forte.

Lui inspira piano, come se si preparasse al peggio.
«Elisabeth...»

E prima che possa dire altro, lo bacio.

Un bacio breve, timido.
Poi un altro, più sicuro.
Le mie dita gli sfiorano la mascella e lui resta immobile, come se il mondo gli fosse scivolato dalle mani.

Quando mi stacco, lui mi guarda come se avessi fatto qualcosa di impossibile.

«Perché...?» sussurra.

Io non lo so.
O forse sì.

Ma mi stringo di nuovo a lui, appoggiando la fronte al suo collo.
Lui si irrigidisce sotto di me.

All'inizio è impercettibile: un respiro trattenuto, un muscolo della mascella che si tende.
Poi tutto cambia.

Il suo corpo si fa di pietra.
Le sue braccia, un attimo prima attorno a me, si sciolgono lentamente, come se non volesse più toccarmi.
I suoi occhi — ancora pochi secondi prima scossi, vulnerabili — si chiudono di scatto dietro una barriera gelida.

«Basta.»

Una sola parola, piatta come una lama.

Io sollevo la testa, confusa.

«Tom...?»

Lui si scosta.
Non bruscamente.
Peggio: con calma.
La calma di qualcuno che sta soffocando un'emozione che non vuole ammettere nemmeno a sé stesso.

«Non farlo più.»
La voce è bassa, tesa, troppo controllata.
«Non provare a...» fa un gesto vago con la mano, come se il semplice dire "baciarmi" lo disgustasse. «a fare questo.»

Sento lo stomaco stringersi.

«Perché?» sussurro. «Ho fatto qualcosa?»

Lui mi lancia uno sguardo che non comprendo.
Non è solo rabbia.
È qualcosa di più oscuro.
Più profondo.
Come se lo avessi ferito senza volere.

Riddle's: A Strange LoveLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora