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Le lezioni vengono sospese all'improvviso.

Un pomeriggio, mentre sto tentando di reggermi dritta sulla sedia nella biblioteca — il tutor che parla, io che non riesco a respirare davvero — la porta si spalanca di colpo.

Riddle entra come una tempesta silenziosa.
Non guarda né me né il tutor: punta diritto al mezzo–sangue, che sbianca all'istante.

«Fuori.»

Il tutor quasi cade dalla fretta con cui lascia la sala, scortato da due Uomini.
La porta si richiude, lasciando tra noi un silenzio che pesa come una minaccia.

Io non parlo.
Non ci riesco.
La testa mi pulsa, lo stomaco si stringe, il mondo sembra ondeggiare.

Riddle mi studia per qualche secondo interminabile.
Poi inspira lentamente.

«Le lezioni sono sospese.»

Mi irrigidisco.
Non me lo aspettavo.
Non da lui.

«Perché?» balbetto, quasi temendo la risposta.

Sento un fremito d'impazienza attraversargli lo sguardo.

«Perché ti stai consumando,» dice semplicemente.

Abbasso lo sguardo.
Tutto in me trema: lo stomaco, la gola, le mani.
Ho paura di qualunque cosa stia per decidere.

«E perché oggi arriva qualcuno.»

Alzo di colpo la testa.

«Chi...?»

Non risponde.
Fa un gesto.
Due uomini aprono le finestre alte della biblioteca, facendo entrare una brezza tagliente.

Passano dieci minuti.
Forse meno.
Forse di più.
Non lo so.
Mi tengo alle braccia per non cadere.

Poi, finalmente, un rumore lontano.
Ruote sulla ghiaia.
Una voce familiare, troppo familiare.

«Elisabeth?!»

Mi si ferma il cuore.

Mia madre.

La vedo entrare nella biblioteca con passo deciso, elegante, furioso — come sempre.
Abito scuro da riunione importante, perle al collo, lo sguardo di una donna abituata a essere ascoltata.

Dietro di lei un uomo la segue a distanza, ma sembra più intimidito che dominante.

«Elisabeth!»
Corre verso di me e mi stringe forte, quasi soffocandomi.
Profuma di rosa e di casa.
Mi trema tutto il corpo.

«Amore mio, cosa ti hanno fatto?»
Le sue dita mi corrono sulle guance, sul collo, come per assicurarsi che io sia ancora intera.

Io scoppio a piangere senza dignità, senza controllo.
Mi aggrappo a lei come una bambina.

«Mamma... mamma... non pensavo... non pensavo che—»

«Shh, ci sono.»
Mi accarezza i capelli, la voce spezzata.

Riddle osserva la scena da lontano, impassibile.
Ma i suoi occhi sono due tagli di ghiaccio.
Non sembra geloso.
Sembra... irritato.
Come se quell'affetto lo disturbasse.

Mia madre si gira verso di lui.

«Signor Riddle,» dice con un controllo glaciale che so quanto le costi. «Voglio parlare con lei. Adesso.»

Riddle inclina appena il capo, calmo.

«Parleremo. Ma prima...»
I suoi occhi scivolano su di me.
«Lei deve essere visitata. E nutrita.»

Mia madre stringe la mia mano ancora più forte.

«Non mi separo da lei.»

Riddle la guarda, un sopracciglio lievemente alzato.
Come se nessuno gli avesse mai detto no in vita sua.

Riddle's: A Strange LoveDove le storie prendono vita. Scoprilo ora