La porta della cella sbatte contro la parete con un tonfo secco.
L'aria si fa gelida.
Gli uomini incappucciati si aprono in un semicerchio alle sue spalle, come un'ombra che si allarga.
E lui entra.
Riddle.
Il suo sguardo non cade subito su di me: attraversa la cella come una lama, prende nota della posizione di ognuno, dell'odore ferroso del sangue, di come Wendy e Dylan mi stringono tra loro due.
È un attimo.
Una scintilla.
Poi i suoi occhi — neri, stretti, inumani — si fissano sui miei.
Mi gelano il respiro.
Wendy si sposta appena davanti a me, come se potesse fermarlo.
Dylan, malconcio, si raddrizza con un coraggio suicida.
Riddle solleva una mano.
E l'aria esplode.
«CRUCIO.»
Un urlo. O forse tre contemporaneamente.
Non so distinguere il mio dal loro: siamo un'unica massa di dolore contorto.
La magia rimbalza sui muri, li fa vibrare, fa cadere polvere dal soffitto.
La cella diventa un inferno senza tempo: solo luce rossa, spasmi, e la sensazione che il corpo voglia strapparsi dalla pelle pur di scappare.
Quando finalmente la maledizione si spezza, cado in avanti, sostenuta a malapena dalle mani tremanti di Wendy.
Lei respira a scatti, Dylan tossisce sangue.
Riddle non guarda nessuno dei due.
Ha occhi solo per me.
Si avvicina.
Un passo.
Due.
Il rumore dei suoi stivali è più terrificante della maledizione stessa.
Mi afferra il polso con un gesto secco, come si afferrerebbe un oggetto, non una persona.
«In piedi.»
Non ho nemmeno la forza di obbedire.
Allora mi solleva lui, senza il minimo sforzo, trascinandomi contro il suo petto.
La mia testa ciondola sulla sua spalla.
«Signore...» prova a dire uno deglu uomini dietro di lui.
«Zitto.»
La parola è un ordine, una sentenza.
Mi tira fuori dalla cella come se fossi un pacco rovinato, lasciando dietro di sé un silenzio di terrore.
Wendy e Dylan non osano muoversi.
Il corridoio è lungo, freddo.
Ogni passo rimbalza, ogni mio respiro è un singhiozzo soffocato.
Lui non rallenta, non dice niente, non mostra pietà.
Siamo quasi in cima alle scale quando parlano i suoi denti serrati:
«Non ti voglio vedere mai più con le mani addosso ad altri.»
Il tono è veleno puro.
E ferita.
Una ferita che brucia più della tortura.
«Io... io non... volevo...» balbetto, incapace perfino di articolare un pensiero.
«Hai OSATO baciare un mio servo.»
La voce ora vibra, trattenuta, carica di qualcosa che non so se sia rabbia... o altro.
«Davanti ai miei occhi.»
Le sue dita stringono il mio polso più forte. Quasi mi spezzano.
Arriviamo alla porta della mia camera.
La spalanca con un colpo, mi trascina dentro e la richiude con un gesto del polso.
La magia scatta, sigilla tutto.
Siamo soli.
E lui finalmente si gira verso di me.
Il viso è immobile.
Gli occhi, no: quelli sembrano bruciare.
«Tu...» sussurra, avvicinandosi. «Tu non hai idea di quanto io sia arrabbiato.»
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Riddle's: A Strange Love
FanfictionRiddle's: a strange love (1) Rapita da Tom Riddle, Elisabeth è intrappolata tra paura e desiderio, in un mondo di magia oscura e segreti pericolosi. Amore, passione e inganni si intrecciano mentre lotta per proteggere chi ama e sopravvivere.
