Passano i giorni.
Lenti, ma finalmente meno pesanti.
Mangio un po' di più.
Dormo senza incubi ogni tanto.
Il medico smette di venire ogni mattina.
E Riddle... sorprendentemente...
mi lascia respirare.
Non sparisce, non urla, non comanda come prima.
Mi osserva soltanto, come se avesse paura che, toccandomi troppo, potrei romprmi.
E forse è vero.
Poi, una mattina, mentre sto bevendo il tè con le mani che tremano appena, lui entra nella stanza già vestito con un cappotto nero elegante, lunghissimo, che lo fa sembrare fuori posto... e allo stesso tempo perfettamente al suo posto.
«Vieni con me.» dice soltanto.
«Dove?» chiedo, subito tesa.
«A Londra.»
Come se fosse la cosa più normale del mondo.
«A passeggiare.»
Io rimango immobile per qualche secondo.
«Tra... tra le persone? Normali?»
«Tra i babbani, sì.»
La parola gli scivola dalle labbra come se avesse un sapore strano.
Sembra quasi prudente nel pronunciarla, come se temesse che potesse ferirmi.
L'aria è fredda, tagliente.
Le strade piene, rumorose, vive.
È un caos familiare.
Un caos che mi stringe il cuore.
Riddle, invece, rimane completamente immobile, gli occhi che si muovono rapidi come lame tra le persone.
Osserva tutto.
Le auto.
Le vetrine.
I bambini che corrono.
Una ragazza che ride al telefono.
Un barista che trascina un bidone sporco.
È come vedere un predatore portato per la prima volta in mezzo agli umani.
«Ti... va bene?» gli chiedo, a bassa voce.
Lui non risponde subito.
Si limita a camminare accanto a me, le mani dietro la schiena, curioso e teso allo stesso tempo.
«Non mi aspettavo questo.» dice infine.
«Cosa?»
«La... normalità.»
Ha un'ombra negli occhi.
«Non l'avevo mai vista così da vicino.»
Sento qualcosa stringersi nel petto.
Camminiamo lungo il Tamigi.
Il vento mi spettina i capelli, e lui li sistema senza pensarci, un gesto così naturale da spaventarmi.
Ogni tanto, quando passano molte persone, mi sfiora la schiena per farmi spostare.
È protettivo.
Un po' troppo.
Come se vedesse minacce ovunque.
E forse... per lui è davvero così.
«Riddle...» mormoro, guardando i passanti che parlano, ridono, vivono.
«Ti senti... a disagio?»
Si ferma.
Davvero si ferma.
In mezzo alla folla.
«Tu stai bene?» ribatte invece.
Io annuisco.
«Allora va bene anche per me.»
Qualcosa mi esplode nel petto.
Un calore confuso, spaventoso.
Il fatto che, in mezzo a milioni di persone, lui continui a guardare soltanto me.
«Vieni.» dice poi, offrendomi un braccio.
Lo prendo, senza pensare.
Entriamo in un ristorante a Kensington, uno di quelli dove il pavimento è così lucido che sembra di camminare sull'acqua.
Lampadari enormi, marmi ovunque, vetrate altissime.
Riddle osserva tutto con quella sua calma tagliente, come se stesse studiando una creatura sconosciuta che potrebbe attaccare da un momento all'altro.
STAI LEGGENDO
Riddle's: A Strange Love
Fiksi PenggemarRiddle's: a strange love (1) Rapita da Tom Riddle, Elisabeth è intrappolata tra paura e desiderio, in un mondo di magia oscura e segreti pericolosi. Amore, passione e inganni si intrecciano mentre lotta per proteggere chi ama e sopravvivere.
