I giorni seguenti scivolano tutti uguali.
Freddi.
Silenziosi.
Sospesi.
Io non esco quasi mai dalla camera, se non quando lui apre la porta e decide che devo seguirlo per le lezioni.
Cammino in corridoi vuoti, con il cuore che batte troppo in fretta, ancora stordita dal Veritaserum, dal dolore, dalla punizione, dalla vergogna.
Torno in camera.
Mangio poco.
Dormo male.
Penso troppo.
Lui non mi parla quasi.
Mi osserva.
Sono giorni di attesa.
Di qualcosa che non so nominare.
Fino al quarto giorno.
Riddle entra in camera senza bussare — come sempre — ma stavolta non porta rabbia, né gelo.
Qualcosa di peggio.
Una calma premeditata.
Ha tra le mani una scatola lunga e stretta, nera, lucida.
La posa sul letto, davanti a me.
Io la guardo come se fosse una bestia viva.
«Cos'è?» chiedo.
La voce mi esce bassa, ruvida.
Non ho più energia per fingere coraggio.
Lui non risponde.
Si limita a osservare la scatola.
Poi me.
«Aprila.»
Le mie dita tremano quando sollevo il coperchio.
Dentro c'è...
un bracciale.
Sottile, elegante, d'argento scurito.
Freddo.
Bellissimo.
E inquietante.
Perché sul lato interno, quasi invisibile, ci sono piccole incisioni runiche.
Una magia di controllo.
Di tracciamento.
Di possesso.
Lo capisco nel momento stesso in cui lo tocco.
Mi si spezza il fiato.
«Riddle... cos'è?»
Lui si siede accanto a me senza aspettare invito.
Mi prende il polso con la delicatezza che usa quando vuole farmi dimenticare di avere paura.
«Un regalo.»
Le sue dita scorrono sulla mia pelle.
«Una protezione.»
Lo dice come se stesse facendo qualcosa di dolce.
Ma i suoi occhi —
quelli raccontano tutt'altro.
«Così so dove sei.»
Mi infila il bracciale al polso.
La chiusura scatta da sola.
Magica.
Irremovibile.
«Sempre.»
La magia mi avvolge la pelle come un brivido gelido.
Non posso toglierlo.
Non posso discuterlo.
«È per la tua sicurezza.»
Il tono è morbido.
Pericolosamente morbido.
Mi prende il mento.
Mi costringe ad alzare lo sguardo su di lui.
«E per assicurarmi che nessuno osi più toccarti.»
Il suo pollice accarezza il bordo del bracciale — quasi affettuoso.
«Nessuno.»
Mi bacia sulla tempia con una lentezza che mi fa quasi crollare.
Poi si alza.
Senza una parola di più.
Io resto seduta sul letto, il bracciale che mi pesa come un marchio.
Riddle fa per voltarsi, ma poi si ferma.
Rimane immobile per un secondo.
Uno soltanto.
E quando si gira di nuovo verso di me ha negli occhi qualcosa che non so decifrare.
Un'ombra.
Un bisogno.
Un rimorso soffocato.
Si avvicina.
Lento.
Io non respiro.
Le sue dita scivolano sulle mie guance.
Mi solleva il mento.
E senza dire nulla mi bacia.
È un bacio deciso, possesso puro —
ma diverso da tutti gli altri.
Più...
sporco.
Strano.
Contaminato.
E appena le sue labbra toccano le mie, qualcosa dentro di me si tende.
Un sapore.
Un odore.
Una sensazione sottile, istintiva, animalesca.
Non è lui.
Non solo lui.
Il suo bacio ha il gusto di qualcun'altra.
Mi si gela il sangue.
Lui mi stringe, approfondisce il bacio come se volesse cancellare tutto quello che è successo.
Ma più lo fa, più io lo sento.
Un tocco diverso.
Un'impronta estranea.
Una traccia di profumo — dolce, violento, femminile.
Il sapore di un'altra donna sulle sue labbra.
Mi irrigidisco.
Lui se ne accorge.
Si stacca appena.
Respira contro la mia bocca.
Mi fissa.
«Che succede?» chiede piano, ma la voce vibra di un sospetto gelido.
Abbasso gli occhi.
Non so se è la pozione ancora residua, la paura o la tristezza, ma mi sfugge un mormorio.
«Non... so. Il tuo bacio... è diverso.»
Lui non risponde subito.
Mi osserva.
Scruta il mio viso come se stesse leggendo una profezia.
Un brivido gli attraversa lo sguardo.
Poi le sue dita stringono il mio viso con più forza.
«Non pensare.»
Le sue labbra sfiorano appena le mie.
«Non ricordare.»
Un altro tocco, più lento.
«Non immaginare cose che non puoi capire.»
Mi bacia ancora.
Con forza.
Con troppa urgenza.
Come se volesse coprire, cancellare, seppellire qualsiasi traccia che ho sentito.
Ma io la sento comunque.
Ogni volta che chiude la bocca sulla mia, quel retrogusto ritorna.
E mi lacera dentro.
Lui mi prende il polso, sfiora il bracciale appena chiuso su di me.
«Adesso sei mia,» sussurra, con una calma ferrea che fa tremare il pavimento.
«E niente di ciò che è stato prima... ha più importanza.»
Mi bacia un altra volta.
Forte.
Troppo forte.
Appena lui si allontana dalla mia bocca, resta un istante immobile.
Mi guarda.
Poi torna da me.
Non parla.
Non ordina.
Non chiede.
Mi prende tra le braccia e mi trascina di nuovo contro di sé, e il modo in cui mi tocca è fatto di rabbia, bisogno, possesso e qualcosa che somiglia a paura.
Io tremo, ma non mi muovo.
Non riesco.
Non è violento — ma è urgente.
È lui che mi reclama, che mi stringe, che mi avvolge come se stesse cercando di cancellare il mondo fuori da quella stanza.
Mi sembra di sprofondare.
Di bruciare.
Di non essere più padrona del mio respiro.
E quando tutto finisce, il silenzio cade pesante.
Troppo pesante.
Io giro il viso dall'altra parte.
Non voglio guardarlo.
Non posso guardarlo.
Mi tiro appena verso il bordo del letto, il cuore che pulsa ancora forte e confuso.
La gola chiusa.
Lui resta dov'è per qualche secondo.
La sua presenza dietro di me è un'ombra calda, imponente, che mi sfiora senza toccarmi più.
Lo sento inspirare.
Piano.
Quasi... ferito.
«Elisabeth,» mormora, con una voce che non riconosco.
Io non rispondo.
Stringo le lenzuola tra le dita.
Lui resta fermo un istante ancora.
Poi si allontana dal letto lentamente, come se ogni gesto gli costasse.
Lo sento vestirsi in silenzio.
Lo sento aprire la porta.
Lo sento uscire.
E io rimango lì.
Di spalle.
Con la pelle che ancora brucia del suo tocco.
E una fitta nel petto che non so nominare.
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Riddle's: A Strange Love
FanfictionRiddle's: a strange love (1) Rapita da Tom Riddle, Elisabeth è intrappolata tra paura e desiderio, in un mondo di magia oscura e segreti pericolosi. Amore, passione e inganni si intrecciano mentre lotta per proteggere chi ama e sopravvivere.
