Don't touch me please
I cannot stand the way you tease
I love you, though you hurt me so
Now, I'm gonna pack my things and go
[Soft Cell]
***
Aeroporto di Capodichino, Napoli
Sebbene Camila reggesse tra le braccia il cartellone più vistoso che era riuscita a rimediare, e su cui aveva scritto Welcome, Cheechee in caratteri maiuscoli, quando Dinah se ne avvide, uscendo dal gate, un sorriso sornione si fece strada sulle sue labbra. S'arrestò di punto in bianco, mollando a terra un voluminoso borsone di forma cilindrica, e sollevò gli occhiali da sole.
- Chancho! - esclamò, non curandosi di coloro che si voltarono, incuriositi. - Where you at? -.
Quando l'amica le corse incontro, assai emozionata, quasi rischiando di inciampare nell'impiccio della lunga sciarpa, aprì le braccia per accoglierla in una stretta che viveva della necessità di gravitarsi sempre attorno; meglio se fisicamente.
- Sono così felice che tu sia qui... -.
- A chi lo dici, dear! -.
Distaccandosi lentamente, s'incamminarono verso l'automobile che Alejandro aveva messo a disposizione (una Ford Fiesta roboante, di un verde muschio molto intenso); e allorché sistemarono i bagagli sui sedili posteriori, presero a chiacchierare del più e del meno, finché non cascarono sull'argomento più incomodo e scottante del caso; quello che per qualche motivo cercavano entrambe di evitare ma in realtà era l'unico per cui valesse la pena spendere qualche parola in più.
- Dunque, - esordì Dinah, raschiando la superficie della cintura di sicurezza con l'estremità ben limata delle unghie - suppongo ci sia una spiegazione per questo macello ... -.
In una qualsiasi altra occasione avrebbe ostentato una schiettezza acuminata e per certi versi aggressiva, ma non allora. Si trattava di un delicatissimo intervento chirurgico, indagare il dolore altrui.
- Sicuro c'è - confermò subito Camila, quasi aspettasse soltanto una domanda a riguardo. Sbatté le ciglia più volte per contenere la pungente commozione. - Ma mentre guido non voglio parlarne ... -.
***
Camila la raggiunse solo dopo qualche minuto in cui, preda dello stupore, aveva accusato il suo allontanamento come un'offesa. La trovò intenta a rigirarsi una Lucky Strike tra le dita, talvolta portandosela alle labbra, talvolta espirando gravemente una nuvoletta di fumo, che abbinava a parole impronunciabili.
La tenerezza che ella provava per quell'anima che l'amava tanto da saper compiere una simile rinuncia si accrebbe con la volontà di ottenere degne spiegazioni.
- Lauren - chiamò ancora una volta, con urgenza quantomai evidente.
Ma a quel punto, Lauren esplose. Lasciò andare la sigaretta sulla sabbia, incurante (ormai era poco più di un fumoso mozzicone), e si voltò di scatto per inchiodarla contro la porta.
- Zitta - sbottò, ringhiando quelle poche lettere a un soffio dalle sue labbra. - Non capisci che più mi stai lontano e meglio è per te? -.
Camila schiuse timidamente le palpebre che aveva serrato, trasalendo. Subito naufragò rovinosamente negli occhi che la scrutavano, colmi di preoccupazione mista ad avvertimento. Mai aveva esperito una familiarità condita da tanto dolore; ed è facile intuire perché non poté più sopportarla e anzi, perché le cinse saldamente il collo e giunse le labbra alle sue; prima in un contatto morbido, che sapeva di riscoperta, poi in uno sempre più famelico, che viveva invece della mancanza.
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Fields
FanficCon il piombo ormai agli sgoccioli, l'Italia intera sembra determinata a voltare l'ultima pagina di turbolenze. Solo le campagne meridionali conservano un'amenità di vita che è caratteristica degli idilli virgiliani. Discendenti di un'intricata line...
