Once upon a time I was falling in love
Now I'm only falling apart [...]
Once upon a time there was light in my life
But now there's only love in the dark
[Bonnie Tyler]
***
Socchiudendo le palpebre, ormai cieca, e gettando il capo all'indietro, incapace di resistere alla tensione che la diva Hedoné aveva costruito dentro di lei, Elena affondò le unghie nella carne dell'addome che usava come sostegno. Spasimò qualche istante nel piacere che il proprio corpo non riusciva a ricusare, poiché soldo di scambio del cuore, e quasi collassò su se stessa, tremula nelle fibre, inquieta nell'animo.
Seguì il silenzio. La sua gonnella di denim abbandonata sul pavimento, le tende serrate davanti ai vetri della finestra e le due albicocche acerbe che giacevano l'una contro l'altra sulla scrivania parevano richiamare una brevissima lirica prévertiana, Alicante. Pacifico che suggerissero un'atmosfera romantica che in verità non esisteva, o meglio, svanì definitivamente poco dopo il raggiungimento dell'acme.
Quando Christopher tentò di portarsi le sue mani al petto, ella si ritrasse in un gomitolo di pelle ardente. Scivolò in pizzo al letto, ponendo una distanza che sarebbe risultata insopportabile per qualsiasi amante, e anzi; già si stava rivestendo. V'era un che di fin troppo noto, simile alle trappole a tenaglia adoperate dai cacciatori, che le mozzava il fiato e al contempo la stuccava di verecondia.
In casa sua, si vergognava come una criminale. Il delitto? Desiderare un uomo sposato, scellerato suo pari.
- Non andare -.
- Infatti, sei tu che devi tornare da tua moglie -.
Lo disse con un tono molto tremante, tuttavia determinato. La collera e la frustrazione si mescolavano ai bottoni e alle asole della sua camicetta di lino, rendendole assai arduo il compito di accoppiare gli uni alle altre.
Christopher fece giusto in tempo a rindossare l'intimo, prima di pararsi innanzi alla porta verso cui Elena era scattata, con l'intenzione di spalancarla.
- Lenù – impetrò, giungendo le mani sul petto. I capelli scarmigliati, solitamente tenuti in perfetto ordine dalla gelatina, contribuivano enormemente alla parte di supplice. – Io amo solo a te, lo sai -.
- Vattene, dobbiamo finirla mo' mo' -. Con tutto il dolore che la abitava, ella gli gettò addosso il resto del suo prezioso completo di sartoria. – Vai – ripeté. – E non farti vedere mai più -. E poi: - Scordati il mio numero, scordati pure come mi chiamo. Non cercarmi, Crì. Non cercarmi. Altrimenti ti devo solo scannare -.
Proprio quando più si trovava sul punto di ribattere, e insistere soprattutto, Christopher ammutolì. I suoi occhi si spalancarono per la spiacevole sorpresa di sentire l'amata parlargli così. Ingoiò a vuoto per recuperare l'agilità della lingua, che si era incollata al palato, e abbozzò un nuovo tentativo di comunicazione: - Se il problema è solo lei... -.
Ma puntualmente venne interrotto: - Magari! -. Elena irrigidì le palme in un gesto di stizza, cosicché emulassero degli artigli di rapace. – Magari! – ripeté. – Se fosse solo lei, manco ti starei a cacciare -. L'irritazione era quantomai palpabile. Proseguendo in un dialetto vibrante di una furia che non avrebbe mai osato scaricare in violenza, finalmente spiegò: - Io non posso stare con un camorrista. Mi hai capito? -.
***
Frugando nello zainetto che la sorella maggiore aveva abbandonato aperto accanto alle Converse color ciliegia, e nel rilevare una mappa autostradale nuova di zecca (e presumibilmente aggiornata), Taylor si accigliò. Dopo di essa, le sue mani curiose (o ficcanaso, dovremmo dire) discoprirono un accendisigari da dodici Volt, una stecca delle ben note Lucky Strike, un blocco fitto fitto di appunti pressoché illeggibili e uno spesso cavo nero, ben arrangiato in una circonferenza, che presentava delle bizzarre prese azzurre da ambo le estremità, dalla forma quantomai inedita. Setacciando poi la piccola tasca anteriore, rinvenne diverse chiavi inglesi a cricchetto, un pratico martelletto da campeggio, alcuni cacciaviti dalle dimensioni più svariate, una piccola torcia e, per non farsi mancare nulla, una pinza a pappagallo che aveva visto maneggiare soltanto all'idraulico.
Uscendo dal bagno avvolta in un accappatoio di morbida spugna, Lauren la sorprese a ispezionare una confezione integra di diavolina solida.
- Che stai facendo? – la aggredì, sottraendole il materiale incriminato.
Se possibile, il cipiglio di Taylor divenne ancor più profondo nella confusione. Ella indicò lo zainetto con visibile diffidenza. Poi chiuse la mano destra nella forma a coppino che all'estero viene sempre tanto beffeggiata e la scosse davanti a sé in una tacita domanda: cosa nascondevano quegli oggetti per provocare una reazione tanto esplosiva?
- Si può sapere che te ne fai di un'officina portatile? -.
- Si può sapere che te ne fai di una bocca utile solo a prendere aria? -.
- Oh, non offendere -.
Facendo spallucce, Lauren grugnì qualcosa di incomprensibile. Richiuse con cura lo zaino e in tutta fretta si rivestì. Diede una rapida asciugata ai capelli, che si premurò di raccogliere in uno chignon disordinato, e si dileguò: abbisognava ancora di una bombola di propano e una tanica vuota di riserva.
***
Dolore più grande dello stesso dolore è tentare di anestetizzarlo, per poi soffrirlo in una dose cento, o addirittura mille volte superiore. Orbene, ci duole proprio ammetterlo, qualis pater, talis filius.
Christopher emerse dal bar in cui si era rifugiato per la notte sorretto dalle braccia sgarbate del buttafuori. Quando esse lo svincolarono, quasi cadde prono sul marciapiede, tanto che barcollava. Era forse il primo delirio dionisiaco che esperiva e già poteva considerarsi il peggiore.
- Per piacere, o' fra – biascicò, tentando di reintrodursi nel locale.
Pacifico che risultò meno di un tentativo vano. In primo luogo, non riusciva a reggersi solidamente sulle proprie gambe; e in secondo luogo, l'alcol aveva posto un banco di densa nebbia davanti ai suoi occhi assenti e lucidi per l'euforia. Ma ora che aveva lasciato l'inferno da parte, così da non intravederlo nemmeno, nulla gli sembrava più attraente di annegare in un altro bicchierino liquoroso. Così, ciondolando su un piede e sull'altro, con la giacca mollemente appoggiata su una spalla e la cravatta ormai disfatta attorno al collo, arrancò fino al primo spaccio alimentari ancora aperto. Acquistò per miracolo una cassa di sei bottiglie di vetro, senza nemmeno preoccuparsi se contenessero o meno una soluzione alcolica, meglio se concentrata. Ne stappò una con il sorprendente ausilio della fede nuziale. Portandosela alle labbra, il sollievo si fece strada dentro di lui come un fiume ardente.
Incespicò per ore sui lastroni ruvidi che componevano il marciapiede, rischiando più volte di inciampare nelle sue stesse scarpe, o di urtare le tempie contro i pianterreni degli edifici. Camminando, per modo di dire, in direzione del Vomero (per quel poco che ne ricordava, malridotto com'era), disseminò una scia di cocci vetrosi che ricalcavano perfettamente i suoi passi vandalici.
Non saprebbe dire né perché, né quando, né come, ma a un certo punto della notte molto prossimo all'alba, svenne di colpo. Cadendo come corpo morto, porse maldestramente le mani in avanti per proteggersi il volto, ma fu uno sforzo inutile.
L'indomani mattina (era ancora molto presto, in verità) fu la stessa Tecla a ritrovarlo, pochi metri prima di giungere sul luogo di lavoro. Per quanto spregevole fosse diventato come uomo, non riuscì a non intenerirsi. Prendendo a scuoterlo con vigore, attirò l'attenzione del portiere, che proprio in quel momento stava arrivando a dare il cambio al guardiano notturno.
Allorché, innaffiato d'acqua fresca, egli riprese coscienza, Camila, richiamata al citofono che ancora dormiva placidamente, si precipitò al suo cospetto. Mai, come allora, pensò di provare un odio simile a un affetto forzato e abitudinario, viziato da un recondito e precoce senso di maternità.
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Fields
FanfictionCon il piombo ormai agli sgoccioli, l'Italia intera sembra determinata a voltare l'ultima pagina di turbolenze. Solo le campagne meridionali conservano un'amenità di vita che è caratteristica degli idilli virgiliani. Discendenti di un'intricata line...
