There's no way out, the city sinks into the sea
But if we go down, at least I'm in good company
[...] I dont't wanna think about a life without you
I don't wanna go to war, but I'm about to
[Finneas]
***
Christopher, per la prima volta in vita sua irruente e irascibile come un demonio, strappò il battipanni in vimini dalle mani della matrigna e lo recise di netto, gettandolo a terra. Quasi fumava dalle narici, imbizzarrito come un toro nell'arena di Pamplona. I pugni chiusi intorno al vuoto fremevano con la frequenza di un sisma. Ma ciò che più lo inferociva era una chiazza rossastra che andava formandosi, all'altezza del fianco destro, scoperto nell'urto: malgrado fosse vigoroso in ogni fibra del corpo, la pelle aveva mal incassato il colpo.
Ottilia, che l'aveva sorpreso a rincasare a notte inoltrata, aveva atteso la sera del giorno seguente per redarguirlo. Non aveva creduto di arrivare a batterlo sino a che non aveva aperto il ripostiglio per armarsi. Ma ora che del battipanni non rimanevano che due metà imperfette, sul pavimento del soggiorno, la sua perfidia aveva trovato nuovo carburante con cui proseguire sulle scale per il secondo piano, munita di un manico di scopa e un'infinità di basse parole dialettali.
Mentre il fratello scompariva oltre il soffitto, Lauren si frappose sul percorso della matrigna, trafiggendola con lo sguardo.
- Stai dove sei – l'ammonì, controllando con la coda dell'occhio la porta di ingresso, nel caso fosse rientrato suo padre, che sperava non ubriaco. Si distrasse per quei pochi secondi che bastarono a incassare un ceffone in pieno volto. Vacillò, e quasi cadde all'indietro; occhi fissi a terra, una palma a coprirsi la guancia ardente, in testa un solo pensiero: mamma Clara. Udì i passi di Ottilia susseguirsi rapidamente sulle scale, e poi diversi colpi sul legno, diretti alla porta dietro cui Christopher si era barricato. Stronza maledetta, meditò, rialzandosi. Afferrò i pattini a rotelle che giacevano poco distante e uscì, sbattendosi l'uscio alle spalle. Orbene, nonostante insieme ai fratelli superasse senza difficoltà il quintale e mezzo, non esisteva caso in cui avrebbe potuto ribellarsi con altrettanta violenza, poiché la volontà era ancora ben stretta tra le grinfie dei traumi che la dipartita di Clara aveva lasciato, ineluttabilmente.
Ella giunse a casa di Anna, un'amica di Taylor, soltanto un quarto d'ora più tardi. Ad attenderla in cortile stava una Regata nuova di zecca, color azzurro pastello. Damiano, che stava al volante, abbassò il finestrino e le fece vistosi cenni, invitandola a salire. Sedette dietro accanto alla sorella, che - Che hai fatto alla faccia? - sussurrò, mentre il motore ruggiva.
- Niente -.
- È stata... -.
- Fatti i cazzi tuoi -.
Con in sottofondo la voce di Debbie Harry, la Fiat scivolò agilmente sino alle soglie di Magazzeno, e accolse Diego sull'ultimo sedile rimasto. Egli salutò Damiano, che per età era più vicino a Lauren che a lui, con una vigorosa pacca sulla spalla. Allacciò la cintura e allo specchietto retrovisore diresse uno sguardo vivace.
- Buonasera, girls - disse, forte dell'influenza britannica che gli derivava da suo fratello maggiore, Brando, il quale vantava una giovinezza trascorsa tra i ristoranti di Manchester come cameriere.
Tuttavia, soltanto Taylor e Anna ricambiarono con altrettanto entusiasmo, mentre Lauren, che aveva voltato il viso offeso verso il finestrino, risolse con un cenno fugace.
L'automobile non tardò a ripartire.
***
Battipaglia
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Fields
FanfictionCon il piombo ormai agli sgoccioli, l'Italia intera sembra determinata a voltare l'ultima pagina di turbolenze. Solo le campagne meridionali conservano un'amenità di vita che è caratteristica degli idilli virgiliani. Discendenti di un'intricata line...
