35. You mean the world to me

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The time I thought that we would have

Was taken from red to black

And I said things I can't take back

And I don't know how to live with that

There's a darkness that I've known

And it's shaken me to stone

[Freya Ridings]

***

28 febbraio 1985


Com'è arcinoto, la segretezza gode del favore delle tenebre.

Se quella presente fosse una notte anonima, neanche staremmo a narrarne le vicissitudini nel dettaglio. Tuttavia, lo avrete già intuito, correvano i trenta minuti finali della vigilia di nozze più maledetta e bestemmiata dell'ultimo decennio (o forse qualcosa di più, considerando quelle tra Michael e Ottilia). Ebbene, la tradizione più scaramantica vorrebbe che i venturi coniugi evitino di vedersi per l'occasione. Invero, dopo aver tracannato quattro tazze di infuso concentrato ai fiori di camomilla, Christopher ronfava alla grossa, mentre Camila, povera creatura, fissava il soffitto con gli occhi sbarrati, incapace di rilassarsi. Attendeva solo che Dinah si distendesse accanto. La malattia implacabile che era l'angoscia dell'oscurità la divorava con la voracità di una iena. Per il tanto che era nervosa, all'altezza dello stomaco, percepiva i battiti cardiaci come grevi pietre che vengano gettate l'una sull'altra, nel gelido alveo di un torrente di montagna.

Purtroppo, non era la sola anima a struggersi in quel modo.

Avanzando a tentoni nella totale oscurità, Lauren si sciolse in un brivido violento: l'umidità era così elevata che le penetrava agevolmente le ossa. Finché non intravide un lumicino ancora acceso, sul lato manco del secondo piano, non allentò tutta l'ansia che nutriva, tra palpitazioni e respiri trattenuti.

Ivi, quel giorno disgraziato, la sua presenza era quanto di meno indicato ci fosse. Ma caparbia com'era, lasciò che a condurla in cima all'abitazione, pur senza disporre di una scala, fosse il fuoco dell'ardore zelante che i non cultori della lingua chiamano gelosia; una gelosia che all'incirca era una mescolanza di eccessiva cura e senso di colpa.

Quando si ritrovò sospesa sopra al davanzale desiderato, aggrappata saldamente alla parte di grondaia che la sovrastava, batté una delle imposte che sigillavano la finestra con il collo interno del piede. Mentre attendeva con il cuore in gola, diresse uno scongiuro verso l'alto. Dopo tutte le malefatte compiute, non era nemmeno sicura di meritarsi quell'occasione. Ma dato che siamo di parte, ci limiteremmo a commentare: audentes fortuna iuvat.

Udendo nel mezzo del silenzio quel rumore, Camila voltò la testa di scatto. Notando un paio di gambe che penzolavano nel vuoto (un paio di gambe che penzolano nel vuoto?!), per di più assai familiari, si tirò lentamente a sedere. Si stropicciò le palpebre, incredula, temendo di avere le allucinazioni. Diede una rapida occhiata alla porta del bagno dietro cui stava Dinah, che permaneva chiusa, e si avviò alla finestra. Allorché poté affacciarsi, l'accolse una ventata d'aria algente. Irrigidendosi, per poco non cacciò un urlo, a guardare verso l'alto. Lauren.

- Ma dico – eruppe, già senza fiato per l'emozione, - ti ha dato di volta il cervello? -.

Subito dovette scansarsi, perché Lauren prese uno slancio atletico e varcò la finestra aperta di forza. Una volta al caldo confortevole di casa Cabello, rabbrividì di nuovo.

- Grazie al cielo – esclamò. – Stavo congelando -.

Voltandosi tuttavia, ammutolì di colpo: Camila la trafiggeva con sguardo colmo d'inquietudine, quasi di estraneità. Poiché ne venne ferita, da solida e slanciata che era, anche nel dolore che l'assottigliava, parve rimpicciolirsi ancor più. Difatti cominciò a tentennare, a dondolare sui talloni, improvvisamente pavida e intimidita. Non hai speranze, suggeriva una voce. Nemmeno l'umiliazione basterà, quindi che diavolo sei venuta a fare? Non provi un po' di vergogna, o di disprezzo per te stessa, al suo luminoso cospetto? Guarda cos'hai fatto, si accusava. Quasi non ti riconosce. Le hai tolto ogni gioia, ogni barlume di serenità. Sei tu che l'hai sacrificata in nome dell'egoismo, non suo padre. Sei tu la bestia, codarda!

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