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<Che hai da fissare?> mi chiede guardandomi negli occhi, non riesce a stare zitto per più di cinque minuti

<Sto cercando di capire chi ho davanti, da qui a giugno> "Sto cercando di essere il più educata possibile, prima che ci scanniamo a vicenda"

<E cosa hai scoperto?> il suo sguardo attira troppo per i miei gusti molto particolari

<Scommetto che le tue tutor passate sono scappate dopo cinque minuti di scopata, ed è per questo che alla fine hanno chiamato me> il suo sguardo è un misto tra l'indifferenza e il disorientamento <ti serve qualcuno che ti metta in riga>

<No> ghigno

<Ah no? Andiamo a chiedere ai capi? Magari loro sanno meglio di noi>

<Ok è vero, ma a te che importa?>

<Come ho già detto, cerco di capire chi sei> ribatto secca.

<Iniziamo con filosofia, letteratura, matematica, scienze, biologia, chimica, spagnolo inglese e fisica per oggi> lo avviso guardandolo mentre sta cercando di accendersi una sigaretta, io nel frattempo gli ho fatto un bel programma che ho intenzione di lasciargli per la prossima volta, alza lo sguardo verso di me poco interessato

<Dicevi?> mi chiede quando riesce a fumare

<Che sei un fallimento>

<Lo so> sogghigna aspirando il fumo, nonostante sia un caso perso devo ammettere che è un bel ragazzo, ma troppo strafottente e sicuro di se stesso, non mi piace, poi i suoi occhi chiari mi ricordano quelli di Alexander anche se i suoi sono troppo freddi e non caldi.

<Bene tornando a noi, per oggi facciamo FILOSOFIA, LETTERATURA, MATEMATICA,
SCIENZE, BIOLOGIA, CHIMICA, SPAGNOLO, INGLESE, e FISICA hai capito?> gli chiedo alzando la voce sulle materie e sistemandomi i miei occhiali da vista senza gradi

<Si e pensi che mi interessa qualcosa?> mi ghigna, non vedo l'ora di farglielo sparire da quella faccia da culo, e sono passati solo trenta minuti.

Fa freddo, tiro fuori dallo zaino la felpa del mio migliore amico e la indosso

<Che figlia di papà, hai freddo tesoro? Vuoi un abbraccio?> "Non lo avessi mai fatto" ora si che sto perdendo e non poco la pazienza

<Taci, e fatti i cavoli tua>

<Ricordami come ti chiami stella> sogghigna lui spegnendo la sigaretta sul foglio dove avevo scritto il programma, ora è davvero troppo

<Sono professoressa e basta, o per me potresti rimanere un fallito, già che ci siamo perché non te ne torni da dove sei venuto?>

<Conta fino a chi te lo ha chiesto> mi parte uno schiaffo in pieno muso, ma bello forte che si
sente ancora l'eco

<Ascoltami bene, perché sarà l'ultima volta che te lo dico, tu da oggi in poi farai come dico io se vuoi uscire da qua, altrimenti per me è finita qui, tu non uscirai mai e avrai sulla tua coscienza di essere veramente un fallito, chissà cosa ne pensa il papino di avere un figlio come te, nullafacente, che a 18 anni è in un carcere solo perché non gli è mai interessato
nulla della sua vita, e che ne dici di tuo fratello o tua sorella? Che penseranno ad avere il fratello in carcere? Che sei un buon esempio da seguire? Che non riesci nemmeno a fare due calcoli da solo che hai bisogno della balia che ti pulisce il culo?> lo vedo portarsi una mano sul viso dove si vedono ancora i segni dello schiaffo, ha uno sguardo omicida ma non
muove un muscolo,

"Credo sia fuori di se, e anche di brutto".

Cerco di riprendermi da quello che ho fatto e riscrivo da capo il programma, sento il suo sguardo bruciarmi sulla pelle come fuoco vivo, forse ho esagerato, ma ho perso la pazienza.

Appena finisco di scrivere i primi argomenti di filosofia gli passo il foglio e lo incito a leggere.

Nel frattempo preparo altri appunti aggiungendoli a quelli già fatti.

Da Los Angeles A Mai PiùDove le storie prendono vita. Scoprilo ora