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Decido di avvicinarmi a loro piano, così da chiedere spiegazioni ad entrambi.
Mio figlio Rafael non lo vedo spesso, ormai sono passati molti anni dall'ultima volta, e Tatiana non solo ha qualcosa con lui, ma non mi ha neppure accennato che fosse a Madrid.
Rafael vive con sua madre in Italia, a Firenze, viene qui a Madrid molto poco.
E rivederlo dopo molti anni, con la lingua in bocca a mia moglie, certo mi fa un certo effetto.
"Quale meraviglia, Rafael!"
Esclamo, facendo sobbalzare entrambi.
Mio figlio si volta e deglutisce rumorosamente non appena mi vede.
"Non dici niente a tuo padre? Da quanto tempo non ci vediamo?"
Mi siedo tranquillamente al mio posto, cercando di non far fuoriuscire la lava che ho in corpo.
Se il vulcano esplode...è la fine.
"Siediti, siediti."
Lo invito ad accomodarsi al mio fianco, e lui lo fa un po' titubante, non capendo molto.
Gli metto un braccio dietro le spalle, poggiandolo sullo schienale del divanetto.
"Allora? Cosa ti porta qui? Perché non mi hai detto di trovarti a Madrid?"
"Papà, io-"
Subito lo interrompo.
"No, ho capito: non ti conveniva che lo sapessi, perché non avresti avuto tempo di..."
Mi blocco, non riesco nè a dirlo nè a pensarlo, mi viene il voltastomaco.
"Di scoparti mia moglie..."
Rivolgo poi lo sguardo verso Tatiana che neppure mi guarda negli occhi.
"Quanto a te..."
La indico con l'indice.
"Sai, pensare che tu mi abbia tradito non mi fa nè caldo nè freddo. Quello che mi ha lasciato maggiormente senza parole è che tu l'abbia fatto proprio con lui!"
Le dico indicando poi Rafael.
"E sei stata così bastarda da tenerti dentro il fatto che si trovasse a Madrid. Non mi hai detto niente: complimenti, Tatiana."
Inizio a batterle le mani, in volto non ho espressione.
"Avrei preferito mi tradissi con il signore là dietro."
Le dico poi indicando un uomo con giacca e cravatta al bancone.
"Sarebbe stato più...elegante. Invece ti sei abbassata a dei livelli che non credevo nemmeno potessi toccare. Come ti senti dopo avermi tradito due volte, Tatiana?"
"Ora che farai? Te la prenderai con lui?"
Mi domanda la mia ormai ex moglie, indicando mio figlio con il capo.
"No, no, anzi: vi auguro buona vita, godetevela. Con permesso."
Mi alzo bruscamente dal divanetto, e vedo che dopo di me lo fanno anche loro andando via, come se niente fosse.
In volto sono calmo, ma sento che non resisterò ancora a tenere tutto dentro.
Mi osservo riflesso nel vetro della bacheca del centro sala con all'interno i vini più pregiati del menù del ristorante.
Ed esplodo.
Prendo una sedia e la scaravento contro quella bacheca, facendo spaventare tutte le persone presenti in sala, che si affrettano ad allontanarsi da me.

𝙰𝙻𝙸𝙲𝙸𝙰 𝙿𝙾𝚅'𝚂

Torno dal bagno e mi siedo davanti a Germàn come se non mi fossi fatta toccare da Andrès.
"Ci ho messo poco, visto?"
"Alicia...questa è una cena fatta per parlare, giusto?"
È serio mentre me lo chiede.
"Beh, si...hai qualcosa da dirmi?"
"Ci ho pensato tanto...ma più andavamo avanti e più tra di noi andava sempre peggio."
"Mi stai lasciando?"
"Ho bisogno di dirti una cosa..."
Mi prende la mano, non capisco.
"Ho una relazione stabile da due mesi con un'altra donna."
Io lo guardo impassibile, non mi ha ferita, dopotutto tra noi andava di merda, e io anche mi sono innamorata di un altro.
"Sai cosa, Germàn? Che se io non ti avessi chiesto di cenare assieme, tu saresti andato avanti nella bugia, come d'altronde anche io. E con questo, abbiamo dimostrato-io a te, tu a me-di non essere fatti per stare insieme."
"Aspetta...tu a me?"
"Ti ho tradito anch'io. Che merde che siamo, vero? Ora non ricordo come funziona, dobbiamo alzarci e ce ne dobbiamo andare?"
"Ti credevo più matura."
"No, aspetta."
Gli dico ridendo.
"...Io mi sono innamorata per davvero, e mi dispiace dirti che non ho perso niente, perché ormai cosa c'era da perdere? Te? Scusami, con tutto il rispetto, ma forse è un bene separarci."
"Si, è un bene. Goditi la vita, Alicia."
Si alza incazzato e se ne va.
Io mi affaccio alla terrazza e contemplo Madrid, con il vento tra i capelli.
Involontariamente, mi scendono delle lacrime sul volto; Germàn ha significato tanto nella mia vita, mi ha dato tutto quello di cui avevo bisogno, e finirla così, sapere che stavamo giocando allo stesso gioco, lui per giunta da più tempo...è un po' un duro colpo.
Non mi ha fatto male, mi ha soltanto sfiorato, mi passerà.
Ho bisogno di stare con 𝑙𝑢𝑖 adesso, non voglio nessun altro.
Gli mando un messaggio.
"Posso scendere?"
Ma dopo cinque, poi dieci, poi quindici minuti, non ottengo risposta.
Decido di chiamarlo, se sentirà il telefono squillare sicuramente si alzerà per rispondere.
Ma anche questa volta, nulla, segreteria telefonica.
"Ma che cazzo!"
Esclamo esasperata, per poi scendere giù di sotto.
Non appena arrivo soltanto al secondo piano, sento delle urla, dei rumori di vetri che si sfregiano; ma che cazzo succede lì di sotto?
Non staranno mica tentando di rubare?
Mi precipito al bar scendendo le scale correndo, e quello che vedono i miei occhi mi fa sbiancare: Andrès che sta spaccando tutte le vetrine con un cazzo di ombrello!
"Andrès!"
Grido correndo da lui, anche se, ammetto, sono un po' spaventata, mi auguro si accorga di me e che non mi faccia del male.
Prima che possa andare oltre, lo blocco, tento di calmarlo.
"Fermati! Basta, Andrès!"
Lo prendo da un braccio, lui mi guarda, il suo sguardo non ha alcun tipo di espressione.
"Alicia, vattene, per favore..."
Gli tremano le mani, che cazzo faccio?
"No che non me ne vado! Che cazzo hai fatto?"
"Alicia, vai via da qui...subito."
"Sto cercando di aiutarti! Non lo capisci?"
"E ALLORA SE VUOI AIUTARMI, VATTENE!"
Mi sbraita addosso queste parole; senza rendermene conto, le lacrime mi stanno scorrendo rapide sulle guance.
"Io non mi muovo da qui, hai capito?"
Cerco di prendergli l'ombrello dalle mani per cercare di farlo ragionare, ma lui si sposta.
"Vai. Via. Da. Qui..."
"Hai rotto il cazzo! Sto qui quanto voglio!"
"TI STO CHIEDENDO DI LASCIARMI SOLO!"
Sbotta lui, mi guarda negli occhi con uno sguardo che emana soltanto rabbia.
Che gli prende?
Poi va via, esce dal locale.
Io mi volto guardandolo varcare la porta, e le lacrime continuano a scorrermi ininterrottamente sulle guance.
Ma io non posso lasciarlo solo, devo sapere che cosa l'ha spinto a fare un gesto simile.
Corro fuori con l'intento di raggiungerlo.
"Andrés! Fermati! Per favore!"
"Che vuoi?"
Mi domanda senza neppure voltarsi.
"Aiutarti!"
"Non ho bisogno del tuo aiuto!"
"Oh cazzo! Si può sapere perché hai distrutto tutto? Sei diventato matto Andrés?"
Ancora non si ferma, continua a camminare mentre mi parla.
"Tatiana mi ha tradito...con mio figlio..."
Che mi venga un colpo!
Suo figlio? Ha un figlio?
"Tuo...tuo figlio?"
"Ha vent'anni, non lo vedo mai, non é importante, ma adesso allontanati, per favore."
"No!"
"Alicia-"
""Alicia" un cazzo! Per farmene andare dovrai chiamare i carabinieri!"
"Vattene..."
"Senti, vaffanculo! Almeno dimmelo guardandomi negli occhi! Dimmi che devo sparire dalla tua vista, ma dimmelo in faccia cazzo!"
Improvvisamente lui si gira, facendomi sussultare.
Mi fermo di scatto, andandogli chiaramente addosso.
Mi guarda negli occhi, mi cinge la vita e si spinge contro di me ancora un po'.
Poi mi bacia, spinge le sue labbra contro le mie con forza.
"Perché sei così testarda? Ti odio..."
Mi sussurra con la fronte unita alla mia.
"Perché voglio aiutarti. Ora più che mai hai bisogno di me, e non ti lascerò di certo solo in un momento come questo."
Questa volta sono io a baciarlo, curando tutte le sue ferite.
"𝑁𝑜 𝑡𝑒 𝑣𝑜𝑦 𝑎 𝑑𝑒𝑗𝑎𝑟 𝑐𝑎𝑒𝑟..."
Gli sussurro sorridendogli, lui mi stringe ancor di più a sé.
Per nulla al mondo lo lascerei solo.

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🥹🥹

𝑁𝑜 𝑡𝑒 𝑣𝑜𝑦 𝑎 𝑑𝑒𝑗𝑎𝑟 𝑐𝑎𝑒𝑟- 𝙱𝚎𝚛𝚕𝚒𝚌𝚒𝚊Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora