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"Alzatevi!" grida un adulto aprendo le porte. Perchè qui urlano tutti? "Sveglia!".
"Elí sveglia" sbadiglia Ciro. Mi metto con la testa sotto cuscino. "Elisa l'orario della colazione vale anche per te" mi dice il comandante entrando. Sbuffo e mi alzo. Vado nella sottospecie di bagno per darmi una sciacquata e levare il pigiama.
Metto dei jeans e un top a fascia. Sarà il mare ma c'è caldo.

Scendo con gli altri nella mensa ma non c'è nulla che mi piace e mi limito a prendere un bicchiere di succo.
Seguo Ciro che si siede con altri due ragazzi. "Loro sono Edoardo e Pino" me li presenta. "A' fijia ro' diritture è proprio na' bella guagliona".
"Sicura figlia del direttore Ferrari sei?" mi chiede il moro. "Già" rispondo "Sono sua figlia".
"Non mangi nulla?" mi chiede il biondo. "Sono apposto così" sorrido "Non voglio mangiare qualcosa che non mi piace".
"La guagliona è sofisticata" dice Ciro dandomi una pacca sulla spalla "Se non mangi ti sciupi".

Finita la colazione ci radunano portandoci in aule sorvegliate all'interno del carcere. L'ambiente è controllato da guardie, e l'accesso è strettamente monitorato per garantire la sicurezza. Le aule presentano banchi di scuola disposti ordinatamente, e una lavagna domina la parte anteriore della stanza."Elisa" mi chiama la donna che immagino sia l'insegnante "Tu mettiti qui" dice indicando la prima fila. Mi ci siedo "Voglio che scriviate le vostre emozioni. Cosa avete provato questa settimana" dice scrivendo emozioni alla lavagna "Non dev'essere per forza un tema. Liberatevi".
Alzo la mano per fare una domanda "Si Elisa?".
"Ho finito" sorrido. "Ma non hai scritto nulla" afferma "Posso credere che una ragazza che ha vinto il concorso di scrittura non sia capace di scrivere che cosa sente?".
Sbuffo e prendo la penna in mano. L'unica cosa che provo è disgusto.

Quando consegniamo i compiti, ci permettono di uscire nel campo da calcio. Molti ragazzi si lanciano nella partita, ma Ciro decide di sedersi su una panca. "Tu non giochi?" gli chiedo, guardandolo con curiosità. "Preferisco guardare," mi risponde alzandosi. Poi, inaspettatamente, prende la mia mano e mi porta all'angolo del campo, tenendomi con le spalle contro la rete. Una mano posata sul collo, l'altra sul fianco, una posizione che rende evidente la sua altezza. "Sei troppo alto," scherzo mettendomi sulle punte.

Ciro mi sorprende alzandomi leggermente, e sulle punte dei piedi, trovo il modo di baciarlo. La sua risposta è un abbraccio stretto, le braccia che si stringono attorno al suo collo. "O o o!" grida il comandante, interrompendoci. "Dal direttore. Tutti e due. Veloci."

Ciro si volta verso di me con uno sguardo complice e, parlando in napoletano, dice: "Accussì è, piccerella. Sempre complicata 'sta vita."

Da dietro le sbarre Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora