Capitolo 5

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Cristian

Esco dalla palestra e stò montando sulla moto quando il telefono vibra dentro la tasca del giubbotto, non conosco il numero.

Stacco la chiamata perché non rispondo mai hai numeri sconosciuti.

Lo rinfilo in tasca e questo suona di nuovo, lo riprendo e questa volta è Ginevra.

"Ciao stò arrivando" l'avviso all'istante

"Ciao, volevo chiederti se puoi passare a prendere da Marcello la carne, stamattina l'ho dimenticato" precisa diretta

"Ci passo subito" la informo

"Grazie così stasera faccio i petti di pollo con i funghi"

Sorrido e le rispondo:
"Buoni"

La saluto, metto via il telefono faccio per mettermi il casco e il telefono squilla di nuovo, rispondo senza guardare, tanto so che è di nuovo Ginevra.

"Che altro hai dimenticato?" le chiedo ridendo

Ma dall'altra parte una voce femminile mi blocca.

"Ciao Cristian"

La sua voce, ma le mie orecchie e soprattutto il cervello non ci credono e chiedo:
"Chantal?"

Un'attimo di silenzio e poi risponde:
"Sì sono io"

Ritorno con la testa alla realtà e le domando:
"Chi ti ha dato il mio numero?"

"Nessuno, l'ho preso dal telefono di mio padre" risponde senza remore

Altro silenzio, dalla sera della discoteca non l'ho più vista, né ho saputo sue notizie, sparita del tutto.

Non ho osato chiedere a Leonie e Pietro mi ha informato una sera che, a detta della sorella non è stata bene di salute.

"Hai bisogno di qualcosa?" mi azzardo a chiedere rompendo il silenzio

"No" risponde solamente

La sua voce è strana, sospiro buffando.

"Chantal perché mi hai chiamato?" chiedo

"Non posso chiamare un'amico?" domanda tirando fuori la sua arroganza

Mi scappa una risata ironica mentre le dico:
"Io sarei tuo amico? Da quando scusa, forse mi sono perso qualche passaggio"

"Non fare lo stronzo" mi ammonisce per poi cambiare tono di voce dicendomi:
"Perché tu non lo sei"

E prima che io le chieda di nuovo cosa vuole, mi spiazza con le sue parole.

"Ti aspetto alla Pinacoteca di Brera"

Non aspetta una mia risposta e riattacca come se fosse scontato che io ci vada, guardo interdetto lo schermo nero del cellulare per alcuni secondi.

Mando un messaggio a Ginevra per non farla preoccupare e parto alla volta della Pinacoteca.

Parcheggio la moto e la vedo in piedi vicino alla porta del museo.

Mi avvio verso di lei, tra noi non c'è neanche un saluto e la seguo mentre entra.

Indossa un jeans che le fasce le gambe tornite e avvolge il sedere con delicatezza, la camicetta beige le stà alla perfezione valorizzando i punti giusti e le eleganti adidas, rifiniscono il tutto.

Dentro alla Pinacoteca le stanze sono arredate con eleganza e le opere esposte sono eccellenti.

Non sono un'esperto d'arte ma non disdegno i bei quadri, ci soffermiamo davanti ad un quadro bellissimo e leggo sul cartellino

"Paesaggio Svedese" dipinto da Annelie Nyberg

E questa volta è lei che rompe il silenzio dicendo senza guardarmi, ma fissando il quadro:
"Tutte le volte che vengo qui questo quadro ha sempre attirato la mia attenzione"

"E' molto bello, ti piace la natura?" domando

Lei annuisce senza staccare lo sguardo dal dipinto.

"Chantal perché siamo qui?" chiedo

Lei continua a guadare il dipinto senza mai voltarsi e questo suo modo di fare mi fa capire che c'è qualcosa che non va.

"Senti non voglio apparire scortese, ma vorrei capire perché mi hai chiamato visto che non mi hai mai considerato da quando ti conosco" sentenzio serio

Ho un carattere pacifico ma le prese per il culo non mi piacciono, mi infastidiscono.

"Vorrei, prima che cambi tutto, un'amico sincero"

Le sue parole mi spiazzano e la guardo sgranando gli occhi.

"Prima che cambi tutto? Che vuol dire?" chiedo perplesso

"Me ne vado Cristian, parto domani e vorrei che tu fossi mio amico" precisa senza mai voltarsi

"Te ne vai? E dove vai?" chiedo sembrando un'ebete

Non giunge risposta e a quel punto le ordino:
"Guardami"

Ma lei non lo fa.

"Chantal guardami" le dico con voce più soave

Lei si volta e nel suo sguardo non c'è quell'arroganza, davanti a me c'è una ragazza di ventidue anni triste ma allo stesso tempo forte in cerca di non so cosa, ed è qui che le chiedo:
"Perché?"

"Ne ho bisogno" mi risponde a bassa voce

"Ma qui hai la tua famiglia i tuoi amici" le faccio presente

Lei nega rispondendomi:
"Non sono amici"

Mi avvicino di più e i nostri occhi si agganciano senza lasciarsi un minuto, le accarezzo i capelli prendendo una ciocca tra le dita e lei mi sorride appena.

"Dove vai?" le domando

"Lontano, in Svezia" mi risponde

L'istinto mi porta a voltarmi e guardare il quadro per tornare su di lei mentre mi supplica:
"Non devi dirlo a nessuno me lo prometti, Cri?"

La sua è una richiesta a fior di labbra e sentirmi chiamare da lei in quel modo, mi dà qualcosa di bello nello stomaco.

"Te lo prometto... ma"

Lei mi tappa la bocca con le sue dita che sento morbide e calde sulle mie labbra.

"Non chiedermi altro, ti prego"

Annuisco lei toglie le dita per poi dirmi:
"Ti chiamo presto ciao Cristian"

Si alza sulle punte essendo più alto di lei e mi dà un bacio sulle guance rimanendo qualche secondo che a me paiono minuti e poi fugge via, mentre io sussurro:
"Ciao Chantal"

Esco dalla Pinacoteca ripensando a tutto e già mi manca.

E' tutto così tutto assurdo ma non posso che risalire in moto avviandomi a fare la commissione che Ginevra mi ha chiesto per poi tornare a casa, tenendomi questo segreto.

Ecco adesso lei se ne va...

Lei non fa per me (Completa)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora