7. Presentazioni

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Nikita

«Voglio che mia madre si trasferisca con me, non posso permettere che rimanga sola a casa, viste le sue condizioni precarie.» Non approfondii troppo il discorso, poiché sapevo non fosse necessario: avendo fatto ricerche su di me e avendomi spiata per un mese intero, doveva essere a conoscenza della malattia di mia madre.

«Avevo già messo in conto questa tua richiesta e sono disposto a concedertela.» Un sospiro impercettibile lasciò le mie labbra. «Ma ad una condizione.» Mi irrigidii, ero stata una sciocca a pensare che avrebbe fatto qualcosa per me, senza chiedermi nulla in cambio.

«Che cosa vuoi ancora?» Fui più aggressiva di quanto avessi programmato e me ne pentii, perché non stavo facendo che compiacerlo, servendogli la vittoria su un piatto d'argento.

«Ballerai per me, solo per me.» Serrai la mascella e annuii lentamente.

«La dovrai trattare bene e proteggere. Non voglio che scopra nulla di tutto questo; quando ci sarà davanti, fingeremo che vada sempre tutto bene.» Spiegai, alzando il mento.

«Ma certo, sarà pur sempre parte della famiglia, una volta che ti avrò infilato l'anello al dito.» Mi accarezzò la mascella; non mi scostai, mi limitai a fissare quegli occhi verdi, ombrati di malvagità, con la rabbia che mi bruciava dentro, alimentando quel fuoco che non si era mai davvero spento.

«Te lo ripeterò per l'ultima volta, Nikita: non fare nulla di cui potresti pentirti. Da ora in poi, fino a quando non ti trasferirai a casa mia, sarai controllata da quel braccialetto che ti ho messo al polso: saprò sempre dove sei. Come ti ho già detto, provare a toglierlo sarà inutile, comporterà solo gravi conseguenze a te e alle persone a cui vuoi bene.»

Non risposi, mi limitai a voltare la testa verso il paesaggio che scorreva fuori dal finestrino, chiedendomi cosa avessi fatto di tanto crudele per avere una vita così tormentata e difficile. Se anche avessi creduto in Dio, avrei iniziato ad odiarlo.

****

Quando l'auto si arrestò, superato il cancello della mia villetta, l'autista aprì lo sportello prima a lui e poi a me. Ares mi porse la mano, offrendosi di aiutarmi ad uscire dalla vettura; non afferrai subito le sue dita, eppure, quando vidi il suo sguardo velarsi e il suo capo fare un cenno verso casa, guardai verso la finestra e intuii che avessimo degli spettatori. Dando il via alla nostra recita, messa in atto per proteggere le persone che amavo, poggiai la mia mano nella sua, sgusciando finalmente via da quella macchina.

Nell'esatto istante in cui fui in posizione eretta, sentii il suo braccio spostarsi verso la schiena, fino a scendere, così che potesse circondare il mio fianco. Mi irrigidii involontariamente, ma camuffai tutto, ad occhi esterni, increspando le labbra all'insù. Raggiungemmo il portico e, come di consuetudine, la porta venne aperta dalla governante, che mi rivolse un sorriso educato, per poi salutare anche il mio accompagnatore.

Le lasciammo i cappotti e ci inoltrammo nel salotto. Per la prima volta, da quando avevo comprato quella casa, nell'istante in cui ne avevo varcato la soglia, mi sentii tremendamente a disagio, forse perché sapevo che un uomo sconosciuto, lo stesso che mi aveva rapita e minacciata, lo stesso che avrei dovuto sposare senza il mio consenso, aveva appena messo piede in quello che io consideravo un posto sicuro, in cui poter essere me stessa, con tutte le crepe e i pezzi mancanti. Da quell'istante in poi, invece, avrei dovuto indossare la mia maschera anche tra quelle mura, per convincere tutti di amare l'uomo che mi voleva fare del male.

«Buongiorno, mamma.» Pronunciai, quando arrivai nel salotto, e la trovai intenta a sorseggiare una tazza di tè caldo.

«Michelle!» I suoi occhi si illuminarono non appena mi vide, eppure non restarono a lungo su di me, perché presto squadrarono il mio accompagnatore. «Tu devi essere Ares.» Gli sorrise gentilmente, lui annuì e si affrettò ad afferrarle la mano, per poi baciarla con delicatezza. Fui quasi tentata di tirarlo via da lei, ma un'occhiata da parte sua bastò a non farmi gettare all'aria l'imposizione che io stessa avevo proposto e pattuito.

La regina di piccheLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora