24. Cedi il controllo

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🌶️🌶️
Nikita

La stoffa del secondo vestito, indossato durante i festeggiamenti, creava un piacevole fruscio sui pavimenti, puliti quotidianamente dal personale, che era attento a renderli splendenti. I miei passi erano più lenti di quelli di Ares, sia perché, essendo più alto di me, le sue falcate erano più ampie, che per la stanchezza e il peso di quella giornata, fattori che avevano fatto irrigidire i miei muscoli più di quanto avrebbe fatto un intero balletto sulle punte.

Nessuno era in giro quella notte: il bianchetto era finalmente terminato e, dopo essere rientrati dal ricevimento, mia madre e Nadya si erano ritirate nelle loro stanze, sfinite da quella giornata interminabile. Anch'io avrei voluto fare lo stesso, sfilarmi i tacchi e il vestito, sciogliere i capelli abilmente acconciati e togliere ogni traccia di trucco dal viso, eppure non sembrava essere giunto ancora il momento in cui mi sarei stesa sul letto, avrei ingoiato i miei calmanti e mi sarei riposata, mettendo a tacere i pensieri che, da tutto il giorno, correvano nella mia testa, sbattendo contro le pareti del mio cranio e causandomi un mal di testa incessabile. All'apparenza, avevo retto in maniera impeccabile tutta la pressione di quelle finte nozze, eppure, dopo che Ares mi aveva infilato l'anello al dito, ufficializzando la nostra unione forzata, mi ero trattenuta dall'impazzire. Se solo fosse stato ancora vivo, forse, Vladimir, per la prima volta, sarebbe stato veramente orgoglioso di me, poiché avevo schermato ogni emozione, attingendo al metodo che lui stesso mi aveva insegnato; oppure, avrebbe continuato ad odiarmi, non mi importava veramente. Quello che contava, però, era aver tenuto al sicuro l'unica persona che mi aveva amata incondizionatamente e a cui dovevo tutto: mia madre, la stessa che aveva sorriso e si era emozionata in più momenti della giornata, guardandomi con gli occhi pregni di amore e le mani sottili piegate sul cuore. La sua espressione serena era stata l'unica cosa che, in realtà, mi aveva permesso di non far crollare la maschera al suolo. Pertanto, durante la giornata, mi ero limitata a imprimere nella memoria ogni istante in cui l'avevo guardata, ciascuna mimica espressa dal suo viso, ogni sospiro, ogni parola dolce, ogni abbraccio e tutti quei sorrisi soddisfatti con cui mi aveva osservata, quando, pensando che non la stessi scrutando a mia volta, aveva ammirato il modo in cui Ares mi aveva stretta contro il suo corpo. Così, senza pentimento o rancore, avevo annuito dentro di me, rassegnandomi alla piega contorta e dannatamente soffocante presa dalla mia vita, la stessa che mi aveva unita per sempre a colui che vedevo come un nemico, venuto a distruggere l'equilibrio, che avevo raggiunto faticosamente, ma che ora era inevitabilmente rotto.

Le suole delle nostre scarpe continuarono a picchettare sul pavimento, finché, esausta di quella lunga camminata, increspai le labbra e uno produssi uno sbuffo rumoroso.

«Dove stiamo andando, Ares? Sono stanca, vorrei togliermi questo vestito e queste scarpe.»

«Ti toglierò tutto molto presto, sii paziente, Nikita.» Replicò, facendomi chiudere gli occhi in due fessure.

«Se hai voglia di scopare, sarò lieta di accontentarti, ma non è necessario portarmi in esplorazione della casa a quest'ora della notte, possiamo farlo nella camera da letto.» Il sesso mi avrebbe aiutato a rilassare i muscoli stanchi e spento le preoccupazioni per il tempo sufficiente a raggiungere un orgasmo, poi, avrei preso le mie pillole e avrei dormito con un'espressione appagata sul viso.

Ares, però, ridacchiò davanti alla mia affermazione e lo vidi scuotere il capo, con un ghigno canzonatorio sul viso.

«Rilassati, angioletto, sono sicuro che ti piacerà il posto in cui stiamo andando.» Mi accarezzò il dorso della mano con il pollice e, subito, provai a scostarmi, irrigidendomi, tuttavia lui strinse la presa e mi tenne lì dov'ero.

«Voglio andare a letto, Ares, sono stanca.» Mi fermai nel corridoio buio, rifiutandomi di proseguire.

«Fidati di me, Nikita, puoi farlo?» Un sopracciglio si sollevò di scatto davanti a quella domanda e quasi mi misi a ridere, poi, però, vidi l'aria beffarda impressa nel suo viso e capii che era sarcastico.

La regina di piccheLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora