Nikita
Quel giorno mi sveglia priva di energie, i pensieri avevano infestato la mia testa, facendomi appisolare soltanto a notte inoltrata. Rimasi accucciata nel letto per qualche istante, il tempo necessario alla mia mente per ridestarsi dal tepore del sonno, poi, allontanai le coperte dal mio corpo, mi alzai e indossai la vestaglia da notte nera. Raccolsi distrattamente i capelli con una pinzetta, per evitare che le ciocche mi scivolassero davanti agli occhi, misi le pantofole e scesi in cucina, dove, come mi aspettavo, trovai mia madre intenta ad aiutare la nostra governante con la colazione.
«Mamma.» La rimproverai, facendole alzare gli occhi al cielo.
«Buongiorno, piccolo fiocco di neve.» Mi venne vicino per posarmi un bacio sulla guancia.
«Quante volte devo ancora ripetermi, affinché tu capisca che non devi sforzarti in alcun modo? Abbiamo delle persone che lavorano per noi e si occupano di tutto il necessario, tu devi solo riposarti e farti viziare un po'.» La aiutai a sedersi sulla sedia, successivamente mi accomodai al suo fianco.
«Non stavo facendo sforzi, stavo solamente preparando la colazione.» Ribattè con ovvietà.
Scossi il capo esasperata dalla sua testardaggine e mi versai nella tazza un po' di caffè. Non toccai cibo quella mattina, avevo lo stomaco stretto in una morsa al pensiero di quello che avrei potuto scoprire di lì a poco, mi limitai a sorseggiare la bevanda scura a base di caffeina, che mi avrebbe aiutata a sopportare il peso di quella giornata.
«Buongiorno.» Nadya entrò nella sala da pranzo, con il suo ridicolo pigiama rosa e i capelli scompigliati che le scendevano lungo le spalle.
«Ciao, tesoro, dormito bene?» Chiese mia madre, rivolgendole un leggero sorriso.
«Sì, Irina, divinamente.»
«Quando cambierai quel pigiama da bambina?» Domandai alla bionda e vidi il suo naso arricciarsi in modo buffo per l'indignazione.
«Che cos'ha che non va?» Strinse gli occhi in due fessure, facendo ridacchiare mia madre.
«È ridicolo, Nadya. Sembra che tu abbia cinque anni, quando lo indossi.»
«Io trovo sia bello, invece, non preoccuparti, tesoro.» S'intromise mia madre, rassicurando la ragazza.
«Grazie, apprezzo che a qualcuno piaccia il mio pigiama.» Alzai gli occhi al cielo e feci un lieve sorriso per il suo comportamento infantile.
Nadya era una ragazza tremendamente buona e matura, eppure, certe volte, lasciava uscire fuori la sua permalosità, mettendo il broncio come se fosse tornata ad essere bambina. Solitamente mi divertivo ad irritarla, perché faceva sempre quell'espressione stramba, ma, in verità, quel giorno l'avevo fatto per allentare la tensione che tutti noi sentivamo nell'aria e lei lo sapeva, perché, cercando di essere discreta, mi rivolgeva delle occhiatine impensierite, mentre consumava la sua colazione.
«Vado a prepararmi e poi andiamo, va bene?» Chiesi, rivolgendo uno sguardo a Irina, che annuì, sorridendomi in modo confortante.
Mi maledii mentre salivo le scale, perché dovevo essere io a dare supporto a lei, era un mio compito evitare che tutta quella situazione pesasse ulteriormente sulle sue spalle, eppure quella mattina avevo reso ben chiara la mia ansia e il mio dolore, aggiungendo altre preoccupazioni a quelle che doveva già avere. Sospirai, passandomi una mano tra i capelli, poi indossai un tailleur grigio, in tinta con i miei occhi, che abbinai a delle scarpe con il tacco e a un cappotto bianco. Mi truccai poco, lo stretto necessario per nascondere le occhiaie e dare un po' di colore al mio viso pallido, poi, quando ebbi terminato, scesi in salone, nel quale, ad attendermi c'erano Nadya e Irina.
STAI LEGGENDO
La regina di picche
RomancePrimo vol. Mafia Series Nessuno sa cosa successe quella notte, quale fu la causa di quell'incendio che spazzò tutto via. Gli inquirenti non seppero darsi una spiegazione, forse, però, nemmeno la cercarono davvero, perché quello che importava era la...
