25. Apnea

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🌶️🌶️

Ares

Varcai il cancello della tenuta nel tardo pomeriggio, quando il sole stava tramontando all'orizzonte. Parcheggiai l'auto ed entrai in casa, trovando ad accogliermi un piacevole calore contrastante con il freddo esterno, ancora persistente, nonostante la primavera fosse prossima a fare la sua comparsa.

«Buon pomeriggio, signor Volkov.» La governate mi si accostò, chinando lievemente il capo in modo professionale e allungando le mani per afferrare il cappotto che le stavo porgendo.

«Ciao, Galina, mia moglie è già a casa?» Le domandai, mentre arrotolavo i polsini della camicia.

«Sì, signore, è nella piscina interna. La signora Nastya, invece, si sta riposando nella sua stanza e la signorina Nadya è uscita poco fa.» Annuii, soddisfatto di quel resoconto.

«Questa sera ceneremo fuori, Galina, fa in modo che il cuoco prepari la cena solo per Nastya e Nadya.»

«Certo, signore, lo informo subito, con permesso.» Intrecciando le mani sul retro della sua divisa nera, si allontanò, camminando sulle sue gambe corte.

Senza ulteriori indugi, percorsi la strada per giungere alla piscina interna, nel piano inferiore della casa. Quando arrivai Nikita stava nuotando energicamente, percorrendo i metri che la separavano dal bordo opposto rispetto a quello a cui mi ero avvicinato io.

Guardai i suoi muscoli da ballerina flettersi ad ogni bracciata, quei capelli neri che si diramavano nell'acqua come rami di alberi, gli occhi chiusi, con le ciglia scure a farle da scudo. Indossava un bikini rosso, che le avvolgeva quella vita stretta e copriva a mala pena il seno piccolo, lasciandolo uscire dai lati, come una promessa proibita rivolta a chiunque posasse gli occhi su quel corpo da peccatrice.

Mi slacciai la camicia, senza mai staccarle gli occhi di dosso; le dita furono rapide a sciogliere ogni bottone, per poi concentrarsi sulla cintura e, infine, sui pantaloni del completo italiano, indossanto per gli impegni di quella mattina.

Il mio membro era già duro, pronto per spingersi nelle pareti strette di Nikita, mentre la osservavo emergere dall'acqua, dal lato opposto rispetto a dov'ero, aggrapparsi al bordo e ansimare, prendendo lunghe boccate d'ossigeno, inconsapevole di essere sotto il mio attento scrutinio. Era barava a cogliere il cambiamento degli odori, ad ascoltare ogni rumore e a non abbassare mai la guardia, eppure, il fruscio costante dell'acqua e l'odore del cloro, sapevo avessero offuscato i suoi sensi abbastanza da non farle percepire la mia presenza oscura. Mi calai i boxer, con l'erezione pronunciata alla vista del suo muoversi sinuoso, quando s'immerse totalmente ad occhi chiusi. Ne approfittai per entrare nella piscina, scendendo i gradini con lentezza e cercando di essere il più cauto possibile, per restare ancora protetto dall'inconsapevolezza della mia presenza. Nuotò sott'acqua, fin quando non emerse per prendere un respiro e aprire rapidamente quegli occhi di ghiaccio che, come se non aspettassero altro, si incastonarono nei miei.

«Ares.» Schiuse quel bocciolo di rosa che aveva al posto delle labbra, pronunciando il mio nome con distacco, come se, effettivamente, non si aspettasse di trovarmi lì con lei, immerso in quella vasca, ma, allo stesso tempo, non fosse sorpresa del fatto che l'avrei trovata e raggiunta senza prendermi il disturbo di annunciarmi.

«Ciao, piccolo angelo.» Le mie mani, s'incastrarono sui suoi fianchi, senza che riuscissi a controllarle. Vidi il suo viso contrarsi in una smorfia di disprezzo, tuttavia non si mosse, rimase sotto le mie dita, perché sapeva che, sfuggendomi, non avrebbe fatto altro che stuzzicare il predatore in me.

Tra noi si era creata una certa dinamica a seguito del giorno del nostro matrimonio, al termine del quale l'avevo condotta nella mia stanza del piacere, come si divertiva a chiamarla; durante il giorno, ognuno di noi continuava a condurre la propria vita, lei ballava ancora al Luxury, la Russia la conosceva come la Regina di picche, non come Nikita, con le sue famose maschere che le coprivano il viso, i costumi di scena e quelle mosse sinuose con cui incantava ogni fortunato che riusciva ad accedere ai suoi spettacoli, versando quote esagerate. Non mi avvisava mai, riguardo alle date dei suoi show, eppure io, ogni singola volta, ero lì, con un bicchiere di Royal Dragon, seduto nel privé, il migliore, quello di fronte al palco, con la vista di quelle gambe longilinee e quel culo tondo, che sapeva muovere apposta per ammaliarti. Quando le luci si spegnevano e lei spariva dal palco, lasciando un mucchio di maschi arrapati a bocca asciutta, mi alzavo dalla poltroncina e la raggiungevo nella sezione del locale adibita ai camerini. Il proprietario, Dimitri, credo si chiamasse, non batteva mai ciglio, quando mi vedeva varcare le soglie di quei luoghi vietati ai clienti, anzi, chinava il capo e mi chiedeva se volessi altra vodka. Nikita non mi lasciava mai entrare nel suo santuario, pieno di costumi di scena, trucchi, gioielli e maschere, tante fottute maschere, come quella che aveva indossato, quando l'avevo vista impersonando un angioletto innocente prossimo a macchiarsi di peccati impronunciabili. La porta era sempre chiusa a chiave e io, nonostante non fossi magnanimo per natura, la lasciavo al sicuro in quelle mura, sicuro che, un giorno, l'avrebbe lasciata aperta per me e mi avrebbe permesso di scoparla sulla toeletta piena di cosmetici.

La regina di piccheLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora