Nikita
Quando entrai per la seconda volta nella villa di Ares Volkov, ero più preparata della prima, non ero né drogata, né legata e, soprattutto, possedevo le informazioni necessarie per poter sopravvivere alla serata in cui avrei conosciuto la famiglia del mio futuro marito. Il mio corpo era stretto in un abito rosso firmato A. Morrison, che presentava un bustino rigido a maniche lunghe e una gonna aderente, non esageratamente scollato o corto, a differenza di molti abiti che avevo nell'armadio. Lo avrei definito severo ma elegante, quasi come se, indossandolo, avessi voluto esprimere la mia personalità.
Affiancata da Ares Volkov, raggiunsi la grandiosa sala da pranzo, allestita per l'occasione dal personale della casa, che si muoveva silenziosamente nell'ambiente servendo vino ai fratelli dell'uomo che avevo accanto.
«Oh, guardate, sono arrivati.» Il primo a notarmi fu Dioniso Volkov, il più giovane di casa. Sapevo avesse vent'anni e che si fosse reso parte attiva della Bratva Volkov solamente al compimento dei diciassette, quando aveva ucciso il suo primo uomo con un coltello. Questa era la sua arma prediletta: girava voce che si divertisse a sgozzare i suoi nemici, per poi lasciare il segno del suo passaggio, incidendo una D all'altezza del cuore dello sfortunato capitato nelle sue mani. Portava i capelli leggermente lunghi, erano onde di un biondo cenere che si posavano sul suo capo, fino a poco più delle orecchie. Gli occhi vivaci mi scrutavano attentamente, quasi pronti a cogliere un qualsiasi cenno di cedimento nel mio sguardo o nella mia postura, mentre le labbra sottili erano piegate in un sorriso di scherno. Indossava una camicia bianca, aperta nei primi bottoni e portata fuori dai pantaloni neri, sottolineando la sua aria giovanile e il suo carattere sbarazzino. Non erano rari gli scatti dei giornalisti, che lo ritraevano intento a divertirsi in uno dei locali della sua famiglia. Il nome Dioniso sembrava essere perfetto per lui; se avessi immaginato il dio di cui portava il nome, lo avrei pensato esattamente con quelle fattezze.
La seconda a notarmi fu Athena Volkov, secondogenita di mamma Xenia e papà Helios, una donna dal carattere interessante. Avevo scoperto, quando quel pomeriggio avevo ricavato tutte le informazioni possibili sulla famiglia con la quale avrei avuto a che fare, che aveva tagliato la mano di un uomo, dopo che questo le aveva toccato il sedere. Aveva ventisette anni ed era nel giro da un po'; lei era la mente, la stratega, era raro che scendesse in campo per combattere, ma, nel momento in cui lo faceva, diventava letale, armata della sua pistola preferita, la stessa che portava incise le sue iniziali sia sull'impugnatura, che su ogni singolo proiettile. Era proprietaria di una testata giornalistica, era conosciuta ovunque e parlava sette lingue. Era indubbiamente bellissima, con quel fisico a clessidra e quelle sue gambe lunghissime. Leggere gli occhi di Dioniso era stato più semplice, tuttavia, da quella espressione gelida, non riuscii a ricavarne nulla.
Gli ultimi a posarsi su di me, furono gli occhi cerulei di Hermes Volkov, il terzogenito. Aveva venticinque anni e li portava egregiamente, con un viso scolpito e un'espressione seria e impassibile. Era il braccio destro di Ares, il suo consigliere e messaggero, proprio come suggeriva il nome della divinità che portava. Solitamente, era chiamato a gestire le questioni diplomatiche insieme al pachan e, proprio come suo fratello minore Dioniso, adorava i coltelli. Sapevo avesse una mira straordinaria, tanto che si narrava fosse riuscito ad uccidere un uomo, ingaggiato per assassinare Ares, con un solo lancio. Non si allontanava mai troppo da suo fratello, ad eccezione di quando il suo capo non lo mandava ad occuparsi di qualche questione fuori dalla Russia.
«Io sono Dioniso, bellezza.» Fu proprio il più giovane a rompere il silenzio che si era creato, avvicinandosi per prendermi la mano e baciarla elegantemente.
«Dioniso, comportati bene.» Lo minacciò Ares, mentre il diretto interessato sghignazzava allegramente.
«Nikita, ma penso che tu, come tutti voi, mi conosciate già.» Alzai il mento, mentre studiavo le loro espressioni. Mi fece strano presentarmi per la prima volta, dopo anni in cui me lo ero vietata, con il mio vero nome.
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La regina di picche
RomancePrimo vol. Mafia Series Nessuno sa cosa successe quella notte, quale fu la causa di quell'incendio che spazzò tutto via. Gli inquirenti non seppero darsi una spiegazione, forse, però, nemmeno la cercarono davvero, perché quello che importava era la...
