LEGGETE LE NOTE DELL'AUTRICE, E' IMPORTANTE‼️
Nikita
Finalmente sola nella stanza, mi guardai le mani, le stesse che continuavano a tremare senza contegno; tentai di aprire e chiudere i pugni, di rilassarmi attraverso dei respiri profondi, eppure non sembravo essere in grado di controllare il mio corpo e questa consapevolezza mi creò un'ondata di panico, che fui rapida a sopprimere. Mi guardai distrattamente allo specchio, le occhiaie erano state abilmente nascoste dalla make up artist, il pallore del viso era un ricordo lontano, per merito del fondotinta, e le labbra erano rimpolpate, grazie a un balsamo labbra ultra idratante. Erano trascorse due settimane, da quando avevo dormito per più di cinque ore di fila e il mio corpo ne stava chiaramente risentendo, eppure, con il trucco addosso, i capelli acconciati e le labbra aperte in un sorriso falso, avrei abilmente nascosto tutto. Ares mi era stato addosso i primi giorni, quando ancora non avevo capito come celare tutto ai suoi occhi. Dormendo nella stessa stanza, non potevo nascondergli gli incubi della notte, le grida, i tremori che derivavano da quei sogni così vividi e terrificanti del mio passato, non era credibile la scusa del cibo avariato, quando, sobbalzata dal letto, correvo in bagno a rimettere la cena, così avevo trovato dei modi per mascherare tutto, in modo da tenerlo lontano dalle mie debolezze e dai miei segreti più oscuri.
Le prime tre sere, prima che capissi quale stratagemma utilizzare, mi aveva chiesto delle spiegazioni, quando ero più debole, scossa dai residui degli incubi, accucciata sul pavimento del bagno. Aveva tentato di parlarmi, di calmarmi, ad occhi esterni sarebbe sembrato un fidanzato premuroso e amorevole, eppure sapevo che stesse cercando di manipolarmi, di ottenere informazioni da rivolgermi contro al momento opportuno, perciò lo avevo allontanato, rispondendo superficialmente alle sue domande invadenti.
Per ovviare al disastroso problema, allora, avevo rincominciato a prendere dei calmanti, in procinto di andare a dormire; mi facevo trovare già a letto, prima che il mio fiancè arrivasse, calmavo il respiro, come mi era stato insegnato, e fingevo di dormire, poi, quando ero certa che Ares avesse ceduto alla stanchezza, a notte inoltrata, ingoiavo le pillole di nascosto, all'ombra dei raggi lunari, mi stendevo di nuovo al suo fianco e attendevo che le medicine agissero. Quando l'effetto svaniva, gli incubi arrivavano a tormentarmi, sentivo rimbombare nelle orecchie le sue suppliche, il rumore dello sparo e percepivo le mie mani macchiate di qualcosa di denso; allora, mi alzavo urlando, ma, come avevo previsto, l'altro lato del letto era freddo e Ares era già a lavorare nel suo ufficio.
Tutto quello era incominciato la notte dello spettacolo al Bolshoi e sapevo che lui avesse dei sospetti. Aveva probabilmente collegato il mio strano comportamento di quella sera, ai brutti sogni che avevo fatto nei giorni seguenti, tuttavia, poi, aveva accantonato la questione, troppo occupato a tenere a bada gli Anziani, ad occuparsi delle contrattazioni con gli Shahini e ad organizzare una squadra di sicurezza che fosse adatta per il matrimonio,: non potevamo, infatti, permetterci di celebrarlo in un luogo segreto, con poca gente attorno, poiché avremmo dato l'idea di avere paura, dovevamo, piuttosto, dare una dimostrazione di potere, con una festa degna dell'unione tra una Lipovsky e un Volkov.
Il tanto atteso evento era arrivato, quel giorno avrei ufficializzato, davanti agli occhi del mondo, l'unione con Ares. Era stata una mattinata impegnativa, in quanto, dopo essermi svegliata alle prime luci dell'alba, avevano dato inizio ai preparativi per la giornata. Non sembrava affatto un matrimonio di convenienza, anzi, era tutto così reale. Nella mia stanza c'era una persona addetta a qualsiasi ambito, io, dunque, dovevo solo restare seduta, in attesa che mi acconciassero i capelli, che mi truccassero e che scattassero foto, le quali, fui certa, sarebbero state in prima pagina per i giorni seguenti. Mia madre mi era stata vicino, insieme a Nadya e, presto, ci aveva raggiunte Athena, la quale, coperta da una vestaglia di seta rosa cipria, abbinata a quella delle altre due, aveva conversato amabilmente con Nastya, dispensando sorrisi, qualora fosse opportuno, e parole composte e graziose. Se non avessi ottenuto tutte quelle informazioni su di lei, prima di mettere piede a villa Volkov, sarei caduta nella sua trappola perfetta, credendo alla messa in scena della brava ragazza, così come stava facendo mia madre. Nadya era stata nervosa per tutto il tempo, mi guardava discretamente ogni qualvolta ne avesse la possibilità e, anche se fingevo di non notarlo, le sue sopracciglia si inarcavano in un'espressione preoccupata. Non aveva cercato di farmi cambiare idea, di farmi scappare lontano, prima di avere l'anello d'oro al dito; avevamo già affrontato molto tempo prima quel discorso e avevamo compreso entrambe che, viste le condizioni precarie di Nastya, non saremmo potute fuggire, lasciando definitivamente la Russia, come avrei dovuto fare in passato. Perciò, la mia più vecchia amica, si era limitata a stringermi in un abbraccio, pieno di parole non dette, prima di lasciare la stanza e correre ad indossare l'ambito per la cerimonia.
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La regina di picche
RomansPrimo vol. Mafia Series Nessuno sa cosa successe quella notte, quale fu la causa di quell'incendio che spazzò tutto via. Gli inquirenti non seppero darsi una spiegazione, forse, però, nemmeno la cercarono davvero, perché quello che importava era la...
