Ares
Guardai quello che rimaneva dell'auto con attenzione, poi spostai lo sguardo su Athena, squadrandola e assicurandomi che ne fosse uscita illesa; non notai ferite sul suo corpo, i vestiti non avevamo alcuno strappo, solo qualche piccola piega, tuttavia il suo viso, sempre composto e inespressivo, era lievemente contratto, presentando un cipiglio sulla fronte. Agli occhi di altri quei dettagli sarebbero sfuggiti, mia sorella sarebbe sembrata la stessa donna di sempre, però lei ed io avevamo un legame differente, ci conoscevamo talmente a fondo, che eravamo capaci di leggerci l'un l'altro. In quel momento, guardando le sue spalle leggermente ricurve, lessi il timore che aveva provato, la profonda paura che si avverte quando si è così vicini alla morte, e il dispiacere per quegli uomini che avevano perso la vita per proteggerla, perché lei, nonostante fosse un'algida stronza, nascondeva un carattere empatico e a tratti fragile. Dal mento alto, invece, capii quanto fosse determinata a vendicarsi per quello che le era stato fatto, ma anche la profonda gratitudine per esserne uscita illesa dall'esplosione.
Mi avvicinai a lei, non la toccai e non le dissi parole di conforto, sapevo che non avrebbe apprezzato, davanti agli altri non amava mostrarsi debole, pertanto la rispettai, limitandomi a infonderle coraggio con la mia sola presenza.
«Avvisate la famiglia delle due vittime e assicuratevi che ricevano un assegno mensile.»Ordinai ai due uomini dietro di me, che prontamente annuirono e corsero ad eseguire il loro compito.
Hermes mi si affiancò, continuando ad osservare lo scheletro della macchina che avevano fatto esplodere con un ordigno.
Era successo mentre nostra sorella tornava a casa, scortata, come consuetudine, da due auto dei miei uomini. L'attentato era chiaramente rivolto a lei, in quando avrebbe dovuto trovarsi esattamente con i due uomini rimasti coinvolti, tuttavia per puro caso, la scorta aveva invertito l'ordine delle macchine: quella con l'ordigno si trovava alla fine della fila, mentre si sarebbe dovuta trovare al centro, dove sarebbe salita Athena. Lo scoppio, fortunatamente, non era avvenuto in pieno centro, posto in cui sarebbero stati coinvolti i civili e sarebbe stato d'obbligo l'intervento delle autorità, ma non molto lontano dalla villa di mia sorella, separata dalle altre da una vastissima distesa di giardini.
«Ci sarebbe dovuta essere Athena in quell'auto.» Hermes mi guardò con la coda dell'occhio. «È una dichiarazione di guerra, Ares.» Espresse ad alta voce quelli che erano i miei pensieri.
«Non parliamone qui.» Chiusi il discorso, poi mi rivolsi a mia sorella. «Athena, ci riuniremo a casa tua, dobbiamo discutere di questa questione.»
«Sì, andiamo.»
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Eravamo seduti nell'ufficio sontuoso di mia sorella, con espressioni serie impresse sul viso.
«Sappiamo tutti da chi è stato organizzato l'attacco.» Fu Dioniso a parlare, rompendo il silenzioso teso che si avvertiva nell'aria. «Sono stati gli albanesi, cazzo.» La sua mascella si irrigidì, mentre beveva un sorso del vino, che si era precedentemente versato, con gli occhi ardenti di rabbia.
«Abbiamo tanti nemici, Diony, non saltiamo a conclusioni affrettate. C'è sempre stato, fin dalle origini della Bratva, un conflitto con loro, però non si sono mai verificati attacchi diretti a un membro della famiglia.» Commentò Hermes, stringendo tra le dita il suo bicchiere.
«Gli ordigni esplosivi sono il modus operandi degli albanesi. Quegli stronzi lavorano a distanza, li conosciamo abbastanza bene da saperlo.» Ribatté.
«Perché attaccarci proprio adesso, allora? Hanno avuto tantissime occasioni in passato, eppure si sono sempre limitati a piccole stronzate. La verità è che conoscono la potenza della nostra cazzo di Bratva e sanno che non sarebbe conveniente iniziare una guerra.» Mio fratello scosse il capo.
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La regina di picche
RomantikaPrimo vol. Mafia Series Nessuno sa cosa successe quella notte, quale fu la causa di quell'incendio che spazzò tutto via. Gli inquirenti non seppero darsi una spiegazione, forse, però, nemmeno la cercarono davvero, perché quello che importava era la...
