2. Regina di picche

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Ares

Avevo sentito discorsi su di lei ovunque. Le voci avevano iniziato a diffondersi poco tempo prima, infatti, in due mesi, quella donna era sulla bocca di tutta la Russia, senza che nessuno sapesse davvero di chi stava parlando. Funzionava così la sua fama, la vedevano ballare una sera e iniziavano a raccontare quello che avevano osservato, il modo in cui li aveva sedotti senza nemmeno toccarli, il potere che emanava il suo semplice sguardo, e tutti iniziavano ad amarla, ammirarla, a desiderarla.

Io avevo ascoltato le sue storie durante una cena d'affari; ero seduto al tavolo assieme ai miei soci, stavo sorseggiando il mio calice di vino francese, quando il signor Romanov aveva fatto cenno a lei.

«Sono stato allo spettacolo della Regina di picche.» Disse e tutti gli prestarono attenzione, come se già sapessero di chi stesse parlando; i miei fratelli ed io eravamo gli unici a essere rimasti interdetti.

«E com'è stato?» Chiese un altro, con gli occhi che brillavano dalla voglia di sapere.

«Era una dea, cazzo.» Bisbigliò, toccandosi la barba. «Era perfetta.»

«Ma di chi parlate, Romanov?» Aveva domandato Dioniso, interessato a quella conversazione.

«Ma come, non la conoscete?» Hermes scosse il capo in risposta.

«È una ballerina del Luxury, ma non è come le altre. Alle sue esibizioni può accedere un numero strettissimo di visitatori, anche se tutti vorrebbero vederla. Danza per ultima ed è sempre sola quando lo fa. Non c'è uomo che non apprezzi il suo fascino. Lei è... diversa dalle altre puttane che ballano nei locali.» Spiegò.

Quella sera anche i miei uomini seppero di lei e iniziarono a bisbigliare storie sul suo corpo provocatorio, sui suoi abiti da palcoscenico, sui suoi occhi, capaci di ghiacciarti e di fartelo alzare in pochi istanti, e sui suoi spettacoli, quei balletti in cui ondeggiava e si strusciava serenamente sul palo, offrendo agli uomini il meglio di sé stessa. Quando si faceva riferimento al Luxury e alla Regina di picche, il suo nome d'arte, ogni discorso s'interrompeva e s'iniziavano a fare domande, alla ricerca di maggiori dettagli da quelli che avevano avuto la fortuna di vederla dal vivo.

I miei fratelli, Hermes e Dioniso, erano rimasti attratti da quelle voci e avevano iniziato a fare allusioni su quella donna, nonostante non l'avessero mai vista. Io, dal mio canto, non mi fidavo troppo di quello che si vociferava, avevo altre cose a cui pensare e quella faccenda era stata messa ad un angolo nel mio cervello, tuttavia, quando mio fratello Hermes era tornato dal suo viaggio in Italia, posto in cui lo avevo spedito per certi affari urgenti, conclusisi con efficacia, mi ero sentito in dovere di fargli un piccolo regalo e, se era un'esibizione di quella fottuta Regina di picche, che voleva vedere, allora gli avrei comprato quel biglietto.

Gli spettacoli di quella donna erano a numero chiuso, non c'era mai disponibilità di prenotazione e costavano una fortuna, ma a me non mancavano né denaro, né potere, e, scuotendo un po' di persone, ero riuscito ad avere tre posti esclusivi per quella sera.

Avevo convocato Hermes e Dioniso nel mio ufficio e avevo dato loro la notizia; il mio braccio destro mi aveva sorriso con sguardo complice e mi aveva ringraziato per quel piccolo regalo che gli avevo fatto. C'erano solo due cose che noi tre fratelli Volkov avevamo in comune: l'amore per le donne e per il sesso, dunque, sapevo che non sarebbero rimasti scontenti, soprattutto perché vedere quella donna era la loro voglia del momento e, come dei bravi bambini viziati, avrebbero fatto di tutto per soddisfarla. Io avevo solo dato loro una piccola mano, usando la mia posizione di capo.

Dioniso, mentre viaggiavamo scortati dal nostro autista, iniziò a fare discorsi allusivi su quello che avrebbe combinato a quella ragazza se l'avesse avuta tra le sue mani; lo lasciai parlare, nonostante sapessi che le sue fantasie sarebbero rimaste tali, perché, da quello che si diceva, lei non si avvicinava al pubblico in nessuna occasione: l'unico momento in cui la si poteva guardare, infatti, era quando ballava sul palco, poi spariva, scortata da dei bodyguard, e a tutti non restava che fantasticare su di lei.

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