Ares
Il consiglio era in fermento, tutti stavano attendendo quella riunione, e, da una parte, anch'io avvertivo la medesima suspense, ma non per la ragione degli altri, quel giorno, infatti, avrei messo alla prova Nikita.
Gli anziani si zittirono, quando varcai la soglia della stanza, spensero ogni malefico bisbiglio e indossarono la maschera di sottomessi, che strideva sui loro volti da doppiogiochisti. Al mio fianco camminavano la mia promessa e, poco dietro, i miei fratelli, nonché Vor.
«Prendiamo posto.» La voce imperiosa fu sufficiente affinché tutti eseguissero, senza provare a ribattere.
Mi sedetti a capotavola, dove la sedia spiccava sulle altre per grandezza, assomigliando al trono di un re: in rilievo, sui braccioli e sullo schienale, era stato intarsiato il simbolo della nostra famiglia, un lupo con le fauci sguainate e avvolto da un filo spinato. L'animale non era stato scelto con casualità, bensì era la traduzione di Volk, da cui derivava il nostro cognome.
Alla mia destra c'era Athena, in quanto maggiore, mentre Hermes e Dioniso avevano come posti contrassegnati quelli alla mia sinistra. La Bratva era un'organizzazione basata sulle gerarchie, dunque era importante che ognuno avesse la propria collocazione, che fosse conscio di quale fosse e la rispettasse, senza ambire a qualcosa che solo io, il pachan, potevo concedere. Era quello il motivo per cui nutrivo tanta diffidenza verso il consiglio: erano assetati di potere e avrebbero fatto qualunque cosa, pur di mangiare il re della mia scacchiera. Non avevano mai accettato il ruolo che mio padre mi aveva tramandato prematuramente, ma, soprattutto non avevano approvato la rivoluzione radicale apportata, in primo luogo nella nomina dei Vor, in secondo nella scelta di una donna come consigliera. L'organizacijaconservava ancora una cultura e un pensiero patriarcale, che, però, mi rifiutavo di promuovere e che stavo cercando di combattere, un passo dopo l'altro.
Nikita, sebbene si fosse guardata intorno, prima di sedersi, non mostrò spaesamento e accettò passivamente l'unico posto rimasto, quello alla punta della tavola, lontano dal luogo in cui, invece, spiccavo io.
Bene, sei circondata dai quindici anziani, vediamo ora come ti comporti, angioletto. Pensai.
Lei, come se potesse percepire i miei pensieri carichi di sfida, si accomodò con
grazia, incrociò le gambe, coperte da un tailleur grigio, svelando le sue Louboutin a punta, dalla suola bordò, e posò le mani curate sul grembo, in una posa apparentemente rilassata. Non mi ero premurato di parlarle e chiarirle quale sarebbe stato il suo posto attorno a quel tavolo, come qualcuno, più gentile di me, avrebbe fatto, poiché tutto quello che stava succedendo quel giorno era una prova a cui era d'obbligo la sottoponessi, per capire se fosse degna della mia Bratva.
La studiai per qualche secondo e mi parve aver ben superato la prima sfida; davanti all'accurato esame dei miei occhi, di fatti, non mostrò alcun segno di nervosismo, anzi, sembrava fosse a suo agio, come modellata per occupare quella sedia.
Il viso privo di sorriso e gli occhi ghiacciati induriti in una smorfia severa, avrebbero dovuto farla apparire, agli occhi degli anziani, un'avversaria temibile, eppure quelli, pieni di pregiudizi, dovuti al suo sesso, sghignazzarono silenziosi e la occhieggiarono con evidente disprezzo, come se non fosse stata degna di respirare l'aria di quella stanza.
Avevano fatto lo stesso anche con Athena, la prima donna nella storia della Bratva Volkov a sedere a quella tavola rotonda. Anche mia sorella, come la mia fiancée, non si era fatta sopraffare dall'odio e dalle discriminazioni, sicura di essere degna del ruolo affidatole e del percorso che l'attendeva.
Posi fine al mio attento scrutinio e, incrociando le mani sul tavolo, diedi inizio alla riunione.
«Recentemente si sono verificate questioni che richiedono l'attenzione di tutti.» Spiegai, spostando lo sguardo sui presenti. «Mentre i cinesi, sembrano essere disposti alla tregua, la situazione con gli albanesi si è inasprita...» Fui interrotto dal commento seccato di Anton Melnikov, un uomo grassoccio e calvo, che non era mai stato neanche tra le grazie di mio padre, a causa della sua arroganza.
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La regina di picche
RomancePrimo vol. Mafia Series Nessuno sa cosa successe quella notte, quale fu la causa di quell'incendio che spazzò tutto via. Gli inquirenti non seppero darsi una spiegazione, forse, però, nemmeno la cercarono davvero, perché quello che importava era la...
