1-Valentina

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A chi ama la luna. A chi ama il tramonto. A chi ha amato entrambi. Ma se due anime sono destinate, s'incontreranno per sempre, non importa per quanto tempo. 


Ero stesa sul mio letto, durante un'altra notte in bianco.

 I miei pensieri continuavano a torturarmi, obbligandomi a tenere i miei occhi stanchi aperti. Come al solito mi chiedevo perché non potessi essere come le altre: fisico da sogno, milioni di amici, amata da tutti... Insomma, volevo una vita perfetta.

 Sono sempre stata piuttosto silenziosa, ma ultimamente il mio silenzio era inumano. A casa, i miei non c'erano mai, non avevo amici, con i miei compagni non avevo mai parlato, se non per dare le risposte di qualche verifica, non sono mai stata considerata da un ragazzo e in generale non attiravo l'attenzione. 

Da questo sono nati i miei vari soprannomi: "fantasma", "nessuno", "il silenzio" e il più usato: "la ragazza invisibile". Ovviamente non venivo nominata spesso, per carità, altrimenti non avrei meritato questi nomi, però quando capitava che qualcuno lo facesse, solo i professori mi chiamavano per nome, anzi, per cognome. In pratica, nessuno mi chiamava per nome. 

-Vorrei che qualcuno si ricordasse che esisto- sussurrai nel cuore della notte, lanciando quel desiderio nel vuoto della mia stanza, sperando che ci sia qualcuno, lassù, che mi avesse sentita. 

Rimasi sveglia tutta la notte e la mattina mi trascinai fuori dal letto che sembravo uno zombie. Come ogni giorno, mi lavai, già sola, e scesi a fare colazione, mangiai le solite fette biscottate con la marmellata. Misi una felpa oversize nera e dei jeans per poi andare a scuola. 

Mentre aspettavo nel piazzale, un gruppo schiamazzante di ragazze passò, annunciando l'arrivo di Matteo Parodi, quello "figo", il ragazzo popolare della scuola. Tipo film americano. Come ogni mattina entrò dai cancelli circondato da almeno cinque ragazze, ovviamente tutte belle, magre e decisamente finte. 

In confronto, io sono solo un verme. 

Ogni volta che le vedevo, mi sentivo schiacciata dal paragone inespresso che facevo. Ogni volta mi dicevo che volevo essere più simile a loro, volevo sentirmi più bella, volevo vestirmi come loro, ridere come loro e, soprattutto, parlare quanto loro.  

Mentre mi perdevo in questi pensieri, feci scivolare lo sguardo su di lui, che come sempre era divino: i capelli mori gli sfioravano il naso, mentre sorrideva divertito, con i suoi denti perfetti e le labbra carnose dal colore rosato che sembravano morbidissime.

 I suoi occhi, erano una cosa stupenda, non ne avevo mai visti di così belli: erano di un azzurro così limpido ma intenso allo stesso tempo, sembravano delle gocce d'acqua. Un suo sguardo poteva fare inginocchiare il mondo intero. Molte ragazze avrebbero fatto di tutto per avere solo un briciolo della sua attenzione, ma sinceramente, a me non interessava. Sì, lo trovavo attraente, ma certo, però solo quello, non ho mai voluto né baciarlo né uscirci. Mentre lo osservavo sfacciatamente, incontrai il suo sguardo, che sostenni senza timore.

 E' proprio vero che i suoi occhi ti risucchiano l'anima. 

Per un momento ebbi la sensazione di essere sprofondata nel mare, circondata dalle alghe di un fondale troppo profondo per me. Lui distolse gli occhi per primo, per fermare una ragazza che gli stava parlando, si scusò e se ne andò. 

Un momento...Ma dove sta andando...?Oddio, sta venendo qui! ASPETTA, STA VENENDO QUI!?! PRESTO VALENTINA, FAI QUALCOSA! Che faccio? Me ne vado? Ma no, sarei maleducata...

Pensai. Stava venendo verso di me e io non avevo la minima idea di che fare. Decisi di rimanere impassibile  come mio solito. Magari stava solo raggiungendo qualcuno dietro di me, non dovevo darmi così tanta importanza. Abbassai gli occhi al pavimento. -Hey, dico a te, ragazza invisibile!- 

Eh? A me? No, sta scherzando, vero?

 Alzai gli occhi su di lui, incerta su cosa stesse succedendo.

 Forse vuole che gli faccia i compiti? Probabile.

 - Che c'è?- Chiesi stizzita. - Ah, ma allora sai anche parlare!- Sbuffai.- Molto spiritoso-  -E la signorina ha anche la lingua biforcuta!- Voleva solo prendersi gioco di me? Non avrebbe mollato le ragazze solo per questo... Quindi che voleva? 

-Ti andrebbe di uscire con me questa sera?- Per poco non mi si slogò la mascella. Ero allibita. Ma da quando gli interessavo?- Da quando sei tu a chiedere alle ragazze? Ti facevo più arrogante...Ah...Ho capito, è una scusa per farti fare i compiti? O vuoi le risposte alla prossima verifica?- Dissi io, già stufa di farmi prendere per i fondelli. -No principessina, il motivo è piuttosto semplice: non sei mai uscita con un ragazzo, quindi volevo farti fare un'uscita con me prima che tu muoia.- Disse con un ghigno beffardo sul volto. - Mio caro, grazie per il pensiero, ma non ci tengo. Puoi andartene a fan...- Mi interruppi quando ci passò davanti la prof di fisica, che ci lanciò un'occhiataccia, già di malumore. Doveva passare proprio ora?- Come vuoi... se ci ripensi fammi un fischio.- E se ne andò con l'aria di chi ha il mondo ai suoi piedi. Come lo detestavo! Eppure mi era sembrato di scorgere una luce strana nei suoi occhi... Come se sapesse qualcosa  che io non ho notato...

Decisi di lasciare che la questione cadesse. Era solo l'ennesimo bullo che voleva prendersi gioco di me. Solo qualcuno che non vedeva l'ora di trovare un modo per scoprire altri modi di umiliarmi. 

La campanella suonò e io mi decisi ad entrare dentro a quella prigione dai pavimenti sporchi e le pareti bianche, sporcate da tutte le scritte e le macchie lasciate dagli studenti. Mi diressi alla mia classe e mi sedetti. Riposi la mia roba sul banco e lasciai lo zaino sotto la sedia. 

Presto in classe prese posto anche quella gallina della Botto e io non potei che sbuffare al suono fastidioso della sua voce, condita con delle tonnellate di quel profumo nauseante di Victoria Secret che si spruzzava addosso tutti i giorni, credendosi più attraente. 

Non mi persi le occhiate storte che mi continuava a lanciare.

E so benissimo il perché.

Il prof entrò, e tutto trafelato per il ritardo, si scusò e ci ordinò di sederci e stare zitti. 

Osservai il posto affianco a me. 

Oggi Carlotta doveva essere in ritardo. Carlotta era la mia compagna di banco. Non parlavamo molto, lei è una ragazza timida e io non riuscivo a trovare delle ragioni per parlarle, visto che mia madre non mi ha mai insegnato a farsi le amicizie. 

Arrivò con ben un quarto d'ora di ritardo. I suoi capelli neri, riccioli erano raccolti in una coda alta e un po' sfatta, il trucco sbavato e i vestiti stropicciati.

-La Bisio vive sotto un ponte?- Disse Martina. Rise e tutte le sue discepole la imitarono. -Almeno lei non sembra una fottuta boccetta di profumo.- Borbottai.

Il professore firmò la giustificazione della mia compagna e intimò alle galline di tacere. Carlotta si sedette e si asciugò le lacrime dal volto.

Prima o poi dovrà reagire.

La lezione comincia.

Spazio autrice:

Ecco il primo capitolo! Spero che vi sia piaciuto, votate e lasciate un commento, la prossima parte arriva presto! Baci<3

[revisionato]

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