Maggio 1906
La piccola Renata amava gli animali, li amava a tal punto da preferire la loro compagnia a quella dei suoi due fratelli. Lucia e Alvaro, non avevano alcun legame di sangue con Renata poiché erano in realtà i suoi fratellastri. Preferiva giocare con la sua oca Guendalina, o la sua pecorella Nuvola oppure confidarsi con il suo vecchio asino Hugo, che la ascoltava sempre con molta attenzione aggiungendo soltanto, a conversazione ultimata, un raglio di sincera comprensione. Uno soltanto, lungo e ben scandito. A causa di questa sua propensione a non voler parlare con i suoi simili, la piccola bambina di appena quattro anni emetteva dei versi strani che nessuno comprendeva o voleva comprendere.
"Ha quattro anni! Lucia all'età sua già parlava perfettamente... e sapeva addirittura contare!" Ripeteva di continuo la madre Paula, anche se proprio madre non era. Matrigna anch'ella. Perché in quella famiglia di campagna, ai piedi dei Pirenei, l'unica a non aver rapporti sanguigni con gli altri della famiglia, era proprio la piccola Renata. Era stata adottata, o meglio, portata in tutta fretta e di nascosto in una notte d'estate dalla sorella della mamma, Estella.
"Tenetela voi! È un dono di Dio. Gli angeli della morte non l'hanno voluta. È rinata dopo aver camminato sotto braccio con il Diavolo in persona!"
Renata, appunto. Una piccina dai capelli rossi e con molte
difficoltà nel parlare, prestare attenzione, rispondere alle continue chiamate della madre, del padre, dei fratelli, di questo o quell'altro...
L'avevano portata anche alla scuola materna del paese, ma la direttrice che l'aveva osservata attentamente per tutta la mattinata, aveva concluso che fosse ancora troppo presto.
"Riportatela il prossimo anno. Non è ancora pronta per stare in mezzo agli altri bambini. Lo vede? Sta lì in un angolo con le mani a tapparsi le orecchie perché non vuole sentire niente e nessuno".
"D'accordo, come desidera". Le aveva risposto il padre Mariano, o meglio, il patrigno Mariano, l'unico fra tutti che a quella bambina ci teneva davvero.
Così un'altra estate era arrivata e la piccola Renata consumava i suoi giorni fra oche, galline, vermi, scarafaggi e avventure che
soltanto il suo piccolo cervello poteva comprendere.
I suoi occhi azzurri si erano fermati a osservare una farfalla che volava di fiore in fiore e che sembrava non voler terminare mai il suo lunghissimo tragitto tra le cose belle della natura.
Un colpo secco alla testa la fece rotolare in avanti e poi giù per la collinetta per altri metri ancora. Come al solito non aveva emesso un fiato, neanche questa volta. Alzò lo sguardo, in direzione della sorellastra che la stava guardando a sua volta con un grosso bastone in mano.
Si toccò la testa. La sua manina era sporca di sangue.
"Te l'ho detto Alvaro... è scema e non sa neanche gridare
quando si fa male".
Il piccolo Alvaro guardò la sorella più grande. A quel punto gli sembrò sacrosanto che quella piccola bambina dai capelli rossi non avesse nulla a che fare con lui e la sua famiglia. Prese un sasso da terra e, spinto da un desiderio di compiacimento, lo
scagliò con tutta la forza verso la piccola Renata. Il sasso arrivò al bersaglio, arrestandosi sulla fronte, creando all'improvviso buio tutt'intorno. Non era il solito black-out di chi subisce un danno cerebrale e se ne sta in trance per qualche secondo, no, questo attimo di perdita di conoscenza era diverso.
Renata uscì dal suo corpo dopo aver visto una luce accecante
provenire dall'alto. Le servì soltanto allungare le braccia in direzione di quel bagliore per poi uscire dall'altra parte, la parte buia oltre la luce. Rimase sospesa, in un luogo simile a quello dove si trovava pochi istanti prima, ma in un certo senso, diverso.
Sotto di lei rimanevano immobili i due fratellastri. Immobili nel vero senso della parola, non si muovevano e restavano nella stessa posizione di come li aveva lasciati un attimo prima
rispetto al colpo del sasso sulla fronte. Alvaro era addirittura rimasto con il braccio proteso dopo aver scagliato il masso.
"Che stranezza è mai questa? Io sono qui che posso muovermi
all'interno di un mondo che è rimasto in pausa. E questa? Sento la mia voce. Scandisco le parole e riesco a sentire il suono della mia voce".
Allora Renata prese coraggio e cominciò a muoversi verso i due aguzzini. Li aveva di fronte. Proprio davanti. Immobili e indifesi come statue. Allungò una mano. Erano reali e poteva toccarli. Si avvicinò al braccio della sorella e le diede un pizzico con tutta la forza che aveva. Strinse ancora per bene. La pelle divenne rossa.
Sentì che stava per scadere il tempo. Una forza la stava attirando nuovamente verso la luce. Vi entrò dentro per poi ricadere di nuovo nel suo corpicino disteso in terra.
"AHIA!"
La voce di Lucia la risvegliò improvvisamente.
Aprì gli occhi.
La sorellastra stava correndo via, reggendosi un braccio.
Strillava e piangeva come se le avessero poggiato un ferro
rovente sulla pelle. Il piccolo Alvaro prese paura e cominciò a correrle dietro.
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La strega di Eibar
Mystery / ThrillerLa figlia illeggittima del Re di Spagna Alfonso XIII deve morire. Renata, la bimba sopravissuta, sembra avere un particolare legame con il mondo dei morti da cui è miracolosamente riuscita a fuggire. Felix Mortiger, uomo senza scrupoli al servizio d...
