Capitolo 5

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Tutti i presenti nella piazza guardavano in un'unica direzione. C'era un insolito silenzio che accompagnava l'avanzata dei soldati. Il capo della polizia, che sfoggiava un mantello rosso chiuso da una spilla dorata, spingeva il suo cavallo senza alcun timore fra la massa di persone che lo circondava tutt'intorno. Teneva lo sguardo fisso davanti a sé, con un'espressione severa e composta al tempo stesso. Sembrava appartenere a un'altra razza di uomini. Era visibilmente pallido, molto diverso dal comune abitante dei luoghi baschi, con i capelli neri portati lunghi quasi fin sopra le spalle e un naso aquilino.

Mariano ebbe un sussulto. Seppur la distanza che lo separava dall'insolito individuo fosse considerevole, riconobbe i tratti somatici di una persona a lui ben nota. L'uomo era Felix Mortiger, il suo ufficiale superiore durante la battaglia di Cardenas, nei mari Caraibici. Ricordava la sua tenacia, a bordo della cannoniera spagnola Ligera, nell'affrontare le navi nemiche della Marina americana. Quel giorno vinsero la battaglia riportando un paio di feriti, fra questi, c'era stato anche lui. Lo aveva creduto morto quando al termine dello scontro lo aveva trovato disteso su una barella ricoperto di sangue. Di lui non seppe più nulla, fino a quel momento.

Approfittando di quella calma apparente, il sindaco Miguel Maria Orbea fece la sua apparizione dalle porte della fabbrica. Attraversò il cortile fino a raggiungere i cancelli ancora difesi dalle sparute forze dell'ordine del paese. Non disse nulla, attese semplicemente che il gruppo di soldati prendesse posizione nel piazzale.

L'uomo con il mantello terminò la sua avanzata, alzò un braccio e gridò a gran voce: "Per ordine di Sua Maestà Alfonso tredicesimo, aprite i cancelli!"

La gente cominciò a inveire. Vigliacchi! Abbasso la monarchia! Ma non si poteva fare altro contro una forza armata di circa trenta uomini.

Luis e gli altri operai con cui aveva condiviso il tragitto sulla corriera si stavano agitando visibilmente.

Il suo giovane amico infilò una mano dentro la giacchetta. Era pronto a qualsiasi cosa pur di non cedere a quell'evidente ingiustizia.

"Luis! Stai fermo. Non è questo il momento di..." lo supplicò Mariano. La mano rabbiosa strinse il calcio della pistola ma non si mosse. I cancelli furono aperti e l'uomo col mantello rosso cominciò ad avanzare.

Gli occhi dell'ufficiale si posarono su quelli di Mariano. Entrambi riportarono alla mente un passato di fratellanza, sacrificio, abnegazione, e orgoglio. Fu un momento breve, intenso, che durò una frazione di secondo appena. L'uomo a cavallo arricciò un lato della bocca in segno di disgusto. Volse lo sguardo verso l'entrata e alzando nuovamente la mano fece un cenno per esser seguito. La loro vecchia amicizia fu cancellata per sempre da un colpo di spugna.

Qualcuno o qualcosa aveva fatto agitare gli operai. Questa volta non erano le semplici grida ad affermare l'orgoglio del lavoratore sfruttato, no, c'era qualcuno che reagiva spingendo con vigore senza aver cura dei soldati armati. Quelli erano i momenti più pericolosi.

Un gruppo di operai si era posizionato vigliaccamente alle spalle delle guardie e si preparava ad entrare in fabbrica. A questi si aggiunse un secondo gruppo di uomini le cui facce non si erano mai viste. Era povera gente, richiamata da chissà quale paesello vicino, che stava prendendo il posto dei lavoratori in sciopero.

Il sindaco mostrò a quel punto un'espressione trionfante. Luis tirò fuori l'arma. Non avrebbe mai accettato un'ulteriore beffa. La puntò proprio in direzione dell'odiato rappresentante della cittadina di Eibar. L'intero orgoglio basco prendeva ora posto tra le polveri del proiettile che stava per liberare. Mariano afferrò con forza il braccio del suo amico sbilanciandosi in avanti. Una deflagrazione potente esplose alle sue spalle, vicinissima al suo orecchio.

Perse l'equilibrio e crollò a terra.

Tutti i presenti fuggirono come onde generate da un sasso tirato in uno stagno.

Mariano, ancora disteso al suolo, si guardò meglio attorno. Era l'unico rimasto sul posto.

Uno stridio insopportabile gli rimbombava ancora nella testa. Un individuo, più lento degli altri, correva claudicante con una pistola tenuta bassa lungo il fianco.

Sul selciato, proprio davanti al suo viso, vi era la pistola, fredda, del suo giovane amico.

La strega di EibarDove le storie prendono vita. Scoprilo ora