Giardini del Palazzo Reale
Felix Mortiger camminava a passo lento lungo il vialetto, le mani dietro la schiena, il mantello rosso che ondeggiava leggero ad ogni movimento.
La richiesta di José Fernandez Montaña di incontrarsi a palazzo lo aveva sorpreso, ma non lo aveva allarmato. O, almeno, cercava di convincersi di questo.
Il ministro di Dio era poco più avanti, fermo accanto a una panchina di pietra, la testa leggermente inclinata verso un'aiuola di peonie bianche. Quando Felix gli si avvicinò, il sacerdote si voltò con un'espressione pacata, come se non avesse fretta di arrivare al punto della loro conversazione.
"Padre Montaña..." la voce di Felix era rispettosa, misurata "...ho ricevuto la vostra lettera, e sono venuto non appena mi è stato possibile".
José Fernandez Montaña scrutò con un sorriso sottile, annuendo appena. "Grazie per aver accettato di parlarmi, figlio mio. Sai che non ti disturberei mai, se non ci fosse un motivo".
"Sono qui, al vostro servizio". Disse il soldato baciando l'anello sacerdotale.
Montaña sollevò lo sguardo su uno stormo di uccelli che spiccava il volo da un albero poco distante.
"Ho saputo che hai piacevolmente colpito le nostre più alte cariche al governo, durante l'ultima riunione a palazzo".
L'uomo di fede lasciò che fosse Felix a proseguire.
"Ho detto semplicemente quello che tutti volevano sentire. Prima o poi," continuò Mortiger, "la ribellione arriverà. È inevitabile. Ed è proprio allora che dovremo essere pronti. Quando il popolo marocchino si solleverà contro la nostra presenza, avremo finalmente la giustificazione che ci serve per schiacciare ogni resistenza".
Montaña fece una breve risata, scuotendo la testa. "Sai, Felix, c'è qualcosa di perverso nell'attendere la ribellione di un popolo per poterlo sottomettere con più forza."
Felix si voltò a guardarlo, con un sorriso appena accennato. "Non è forse questo il corso naturale della Storia?"
Il sacerdote non rispose subito. Le sue mani si unirono dietro la schiena mentre riprendeva a camminare. Il suo sguardo, però, scivolò con attenzione sul mantello di Felix, notando un lieve rigonfiamento sotto la stoffa.
"La porti ancora con te," disse con un tono che sfiorava la sorpresa.
Felix rimase in silenzio per un istante. Poi, senza distogliere lo sguardo dal sentiero, sollevò leggermente un lembo del mantello, rivelando la piccola Bibbia con la copertina logora, stretta tra le dita guantate.
Montaña sorrise, appena. "Tuo padre te l'ha regalata quando eri giovane, vero? A proposito, ti esprimo le mie più sentite condoglianze. Tuo padre è stato un uomo che ha donato molto alla Spagna e..."
"...E tutti quanti noi lo rimpiangeremo." Lo interruppe Felix strappando distrattamente un fiore da un cespuglio. "Lo rimpiangeremo immensamente." Chiuse gli occhi e si portò il bocciolo alle narici. "Sapete, mio padre voleva che diventassi un sacerdote."
Montaña scosse la testa, come se quell'idea gli fosse sempre parsa inverosimile. "E invece sei diventato un soldato."
Felix rise piano, un suono privo di calore. "La guerra ha più a che fare con Dio di quanto si voglia ammettere, Padre. Anche il sacerdote è un soldato, dopotutto. Solo che combatte con la parola, anziché con la spada."
Padre Montaña lasciò vagare lo sguardo sulle aiuole curate, poi tornò a guardarlo. "E tu? Sei mai stato realmente un uomo di fede, Felix?"
Felix inspirò piano. "Lo sono tutt'ora, prego ogni giorno, più e più volte, ma... a un certo punto della mia esistenza, compresi che il sacerdozio non mi avrebbe dato nulla di ciò che desideravo."
José non si scompose. "Lo immagino. È il potere quello che desideri?"
Felix non rispose.
"Credi ancora nel bene e nel male?" Continuò il ministro di Dio, continuando a comminare con le mani giunte dietro la schiena.
Felix si fermò per un istante, come se stesse riflettendo davvero sulla domanda. Poi, con un sorriso appena accennato, rispose: "Il bene e il male non esistono. Esistono solo gli uomini e le loro scelte. Alcune portano vantaggi, altre conseguenze. Ma nessuna è intrinsecamente giusta o sbagliata."
Montaña inclinò leggermente il capo, come se volesse sfidarlo su quell'argomento.
"Eppure, se Dio esiste, lascia che gli uomini scelgano da soli il loro destino."
Felix incrociò le braccia.
"O forse è un'illusione. Forse siamo tutti pedine in un gioco più grande. E chi lo comprende pienamente, può decidere di muovere i pezzi come vuole."
Il sacerdote annuì, quasi divertito. "Una visione molto... pragmatica."
Ci fu un lungo silenzio tra loro. Un silenzio pesante.
Poi, come se fosse un dettaglio secondario, José Montaña aggiunse: "Sai, ho parlato con il re."
Felix rimase impassibile, ma il suo respiro si fece più lento.
Montaña si voltò appena verso di lui. "Mi ha confessato qualcosa di interessante. Qualcosa che riguarda il giorno delle nozze."
Felix continuò a guardare davanti a sé. Ogni muscolo del suo corpo si fece rigido.
Il sacerdote fece una pausa, come se stesse assaporando il momento. Poi abbassò leggermente la voce, come per aggiungere un tocco di confidenzialità. "Mi ha detto di aver visto qualcuno che non avrebbe dovuto essere lì."
Felix trattenne il respiro. Anche lui l'aveva vista. Una visione fugace. Un bagliore di capelli rossi tra la folla. Un fantasma del passato. Non ci aveva più pensato. Ora, all'improvviso, quella che pensava fosse una semplice visione distorta, dovuta dalla concitazione del momento, divenne un dubbio. E il dubbio divenne terrore.
José Montaña inclinò la testa, fissando Felix con un sorriso sottile. "Non lo trovi curioso, Felix?"
Il soldato si sforzò di apparire indifferente. "Le nozze reali erano un evento straordinario. Molti volti si sono confusi tra la folla. È facile lasciarsi ingannare dai propri ricordi."
Montaña non rispose subito. Il suo sguardo si fece più attento, scavando nei silenzi di Felix, nei minimi dettagli del suo linguaggio corporeo.
Il sacerdote inclinò leggermente il capo. "Quando i morti tornano, significa che qualcuno non ha fatto ciò che doveva fare."
Mortiger si voltò a guardarlo. I loro occhi si incrociarono in un duello silenzioso.
Il vento soffiò più forte tra le fronde, sollevando una pioggia di petali dai rami degli alberi in fiore.
Padre Montaña si voltò di nuovo, il suo tono si fece più basso. "Sai bene che la regina madre non sarebbe contenta di certe... rivelazioni." Lasciò che quella frase rimanesse sospesa tra loro, poi, senza aggiungere altro, riprese a camminare lungo il sentiero.
Felix lo seguì con lo sguardo, e con il cuore che martellava nel petto.
José Fernandez Montaña non aveva pronunciato il nome di Elaia. Non ne aveva avuto bisogno.
E Felix aveva appena capito che quella notte, nella cucina della residenza di Miramar, qualcosa era sfuggito al suo controllo.
Era stato ingannato!
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La strega di Eibar
Mystère / ThrillerLa figlia illeggittima del Re di Spagna Alfonso XIII deve morire. Renata, la bimba sopravissuta, sembra avere un particolare legame con il mondo dei morti da cui è miracolosamente riuscita a fuggire. Felix Mortiger, uomo senza scrupoli al servizio d...
