Tre colpi decisi risuonarono contro il portone del convento.
Suor Beatriz alzò lo sguardo dalla cesta di pane che stava sistemando per la mensa. Il bussare, secco e impaziente, si propagò lungo il corridoio vuoto, spezzando la calma della mattina. Per un istante rimase immobile, con le mani a mezz'aria, cercando di capire chi potesse essere. Non era raro ricevere visite, ma quel suono aveva qualcosa di diverso: non c'era umiltà in quei colpi, né la consueta incertezza di chi si avvicinava al convento per chiedere aiuto.
Si asciugò le mani sul grembiule, sistemò il velo con un gesto automatico e si diresse verso l'ingresso. La luce fredda della mattina filtrava dalle finestre alte del corridoio, facendo risaltare le ombre profonde delle arcate. Quando raggiunse il portone, Beatriz si fermò un istante, prendendo un respiro prima di appoggiare una mano sulla superficie massiccia e aprirla lentamente.
Un'ondata di aria gelida le colpì il viso, facendola rabbrividire. Davanti a lei c'era una donna alta, robusta, avvolta in un mantello pesante che sembrava maltrattato dal vento. Le guance della donna erano rosse per il freddo, ma c'era qualcosa di duro nei suoi occhi, un'irritazione appena nascosta che contrastava con il sorriso che cercava di dipingere sul volto.
"Buongiorno," disse la donna, con un tono che cercava di essere cordiale, ma che tradiva una certa fretta. "Sono Paula. Sono qui per prendere mia figlia, Renata. Mi è stato detto che è qui."
Dietro di lei, due bambini si stringevano nei loro cappotti. La più grande, una ragazza dai capelli scuri legati in una treccia disordinata, tamburellava le dita contro il fianco, lanciando occhiate annoiate al cortile. Il più piccolo, un ragazzino con il cappotto troppo largo e le mani nelle tasche, mordicchiava la manica della sua giacca, ignorando tutto ciò che lo circondava.
Beatriz impiegò un attimo a rispondere, osservando quei volti con discrezione. La donna sembrava decisa, ma il suo sorriso era tirato, privo di calore, e i bambini non le rivolgevano attenzione, come se la loro presenza lì fosse più un obbligo che una volontà.
"Prego, aspettate qui," disse infine, con tono pacato, prima di richiudere il portone e dirigersi a passi rapidi verso l'ufficio della priora.
La priora Teresa sedeva alla sua scrivania, con una Bibbia aperta davanti a sé e la luce fredda che cadeva obliqua sulla superficie di legno consumato. Stava leggendo, ma i suoi occhi si alzarono subito quando Beatriz entrò, con il volto leggermente arrossato dal vento e un'espressione tesa.
"Madre," iniziò Beatriz, con voce calma ma ferma, "alla porta c'è una donna. Dice di essere la madre di Renata."
Teresa rimase immobile per un istante. Il suo sguardo si spostò verso la finestra, dove il cielo grigio sembrava premere contro i vetri, prima di tornare su Beatriz. Con un movimento misurato, si alzò, afferrando il bastone che l'accompagnava ovunque.
"Andiamo a riceverla."
Teresa camminava con lentezza, il bastone che batteva ritmicamente contro le pietre del pavimento. Quando raggiunsero il portone, lo aprì con calma, trovandosi di fronte Paula e i suoi figli.
"Madre" disse Paula, avvicinandosi con un sorriso che voleva essere cordiale, ma che sembrava troppo ampio, troppo forzato. Si fermò a metà strada, come se si aspettasse che la priora le tendesse la mano, ma Teresa rimase composta.
"Vi ringrazio per aver accolto Renata," continuò Paula, aggiustandosi il mantello con un gesto rapido. "Sono qui per riportarla a casa. È stata una settimana difficile senza di lei, sapete. Ma ora siamo qui, e vogliamo solo che torni al suo posto."
Teresa annuì con calma. "Vi prego, accomodatevi. La bambina è qui".
La piccola sala di ricevimento era spoglia e silenziosa, con il tavolo di legno che sembrava troppo grande per lo spazio ristretto. Un crocifisso pendeva sulla parete opposta, e la luce che filtrava dalla finestra alta disegnava ombre nette sul pavimento. Teresa fece cenno a Paula di sedersi, mentre suor Beatriz tornò poco dopo con Renata, conducendola per mano.
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La strega di Eibar
Mistério / SuspenseLa figlia illeggittima del Re di Spagna Alfonso XIII deve morire. Renata, la bimba sopravissuta, sembra avere un particolare legame con il mondo dei morti da cui è miracolosamente riuscita a fuggire. Felix Mortiger, uomo senza scrupoli al servizio d...
