Quello stesso pomeriggio la casetta di campagna fu invasa da un numero cospicuo di persone.
La mamma ha avuto un malore ed è rimasta seduta sulla sedia di cucina per lungo tempo. Le donne del paese fanno a turno per posarle sulla fronte e sul collo una pezza bagnata. Noi bambini siamo stati costretti a uscire con l'imperativo di lasciar parlare i grandi in santa pace. Di tanto in tanto qualcuna fra le signore torna con dei fagotti contenenti del pane, altre con dei pentoloni colmi di zuppa o ancora con ceste che esplodono di mele e frutta varia. Forse il problema che affligge la mamma è la scarsa quantità di cibo che abbiamo consumato ultimamente. Diverse sono state le notti in cui mi sono addormentata con lo stomaco che brontolava.
Papà questa sera sarà di sicuro felice. A tavola non dovrà fingere di non aver fame.
"Tu devi essere Renata".
La signora che mi guarda in questo momento sembra buona. Non l'ho mai vista ma ha un sorriso rassicurante.
"Hai dei bellissimi capelli, sai?"
È china di fronte a me con un crocifisso che gli pende dal collo. A differenza della mamma non è molto alta. Ha i capelli bianchissimi, nascosti in gran parte da un velo, come la neve che è scesa l'inverno scorso. Si fa il segno della croce. I suoi occhi ora sembrano tristi, mi fa un saluto con la mano e prosegue verso la porta di casa.
"Buonasera signora Paula".
Tutte le donne presenti si girarono verso l'uscio.
"Buona sera, madre".
La padrona di casa si tolse lo straccio umido dalla fronte cercando di assumere una postura composta. Si udì la vecchia sedia in legno scricchiolare.
"Sembra io sia arrivata in un momento non felice".
"Si madre, mio marito..." Le parole caddero nel silenzio.
"Il signor Mariano ha difeso l'onore degli operai!" disse
con vigore una fra le donne presenti.
"Si ma... non è stato lui a sparare, Ainara! Non ne sarebbe mai capace" aggiunse subito dopo Paula. Fece un grosso sospiro cercando di trattenere le lacrime e poi aggiunse "Però adesso lo hanno preso e... chissà dove lo porteranno".
"A San Sebastian... è lì che lo porteranno". Disse un'altra donna minuta con un filo di voce.
"A San Sebastian? Ne sei sicura?"
"Me lo ha detto Garzia. Stava insieme a Luis, Mikel e Ibai quando... Uno di loro ha sentito una guardia parlare. Diceva appunto che lo avrebbero portato proprio lì. Nel carcere provinciale di San Sebastian".
Paula rimase immobile. Una colonna di peso sopra le spalle la teneva premuta sulla sedia.
"Ma perché così lontano?"
"Lo porteranno in carcere. Un carcere di massima sicurezza".
"Ma lui non... non è capace di fare del male a nessuno..." Le parole caddero nel vuoto, nuovamente. La padrona di casa fu colta da un malore.
* * *
La carrozza procedeva speditamente lungo la strada. Mariano, imprigionato al suo interno con i polsi serrati dalle catene, scrutava un cielo grigio oltre le spesse sbarre dello sportellino. La sua mente ricomponeva le immagini confuse di quel giorno che ormai volgeva al termine. Gli operai urlanti, il fragore del colpo di pistola e il sorriso pungente di quell'uomo con il mantello rosso, roteavano vorticosamente nella sua testa. Per un attimo dubitò di sé stesso. Cosa aveva fatto per trovarsi confinato in un mezzo corazzato? Era stato davvero lui a fare fuoco sul sindaco di Eibar?
La sua immaginazione stava dando forma a scenari del tutto irreali. Non aveva fatto nulla per meritarsi quella costrizione e la sua mano non aveva innescato alcun colpo di pistola. Lui era innocente e lo sapeva bene.
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La strega di Eibar
Mystery / ThrillerLa figlia illeggittima del Re di Spagna Alfonso XIII deve morire. Renata, la bimba sopravissuta, sembra avere un particolare legame con il mondo dei morti da cui è miracolosamente riuscita a fuggire. Felix Mortiger, uomo senza scrupoli al servizio d...
