Capitolo 27

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Estrella era, tutto sommato, una donna felice. Ricoprire il ruolo di governante nella residenza estiva della famiglia reale, il Palazzo Miramar di San Sebastián, le dava un senso di profonda soddisfazione.

Ricordava ancora la prima volta che si era presentata a palazzo in cerca di lavoro come domestica: il suono metallico del pesante cancello in ferro che si apriva davanti a lei, la guardia armata, appena visibile da dietro le spesse mura di pietra. Era una ragazza come tante altre, e con sé aveva portato solo una piccola valigia con qualche indumento, un paio di scarpe appena risuolate di fresco, e quella paura che le serrava il petto al pensiero di varcare la soglia del palazzo della regina madre. O, quantomeno, della sua residenza estiva.

Accettare un incarico in quella dimora tanto sontuosa, a pochi passi dal mare, era stato il frutto di una lunga riflessione, ma anche l'esito di una selezione severissima. Non era certo l'unica a voler prendere servizio in un posto tanto ambito. Eppure, la sua naturale inclinazione all'obbedienza, unita a quel sorriso sempre presente sulle labbra, avevano fatto la differenza: era stata scelta fra decine di pretendenti.

Col tempo era diventata un punto di riferimento. Durante le assenze della governante, l'anziana e austera Doña Rosario, era stata lei a farsi carico di coordinare i lavori di manutenzione della villa. Anno dopo anno, da semplice cameriera, si era guadagnata il ruolo di responsabile del Miramar. Il passaggio di consegne era avvenuto in modo naturale, quasi inevitabile. Certo, una decisione simile aveva richiesto un'attenta riflessione da parte della direzione, ma Doña Rosario l'aveva benedetta fin dal primo giorno.

Del resto, come ignorare i suoi magnifici dolci, capaci di deliziare persino i palati più esigenti degli chef di corte? O i suoi teneri arrosti, tanto amati dal giovane Alfonso XIII? Senza dimenticare le sue deliziose zuppe, capaci di scaldare gli animi e le serate nei saloni del palazzo. Le sue doti culinarie, unite a un infallibile senso del dovere, l'avevano resa ciò che era: la stimata governante del Miramar.

Estrella coordinava con zelo la servitù affinché il palazzo restasse impeccabile. Lo faceva con garbo e fermezza, senza mai mostrarsi adirata o troppo inflessibile con le cameriere, i giardinieri, i cuochi e tutte le persone che lavoravano nella residenza. Ma la sua passione per l'arte culinaria non l'aveva mai abbandonata.

Nella grande cucina del Miramar, l'aria profumava di farina, burro e spezie dolci. Estrella lavorava l'impasto con gesti precisi. Il cucchiaio affondava nella morbidezza del composto, lo sollevava e lo lasciava ricadere nella ciotola con un suono sordo e regolare. Ogni tanto si fermava a sistemare una ciocca scura sfuggita dal velo che le copriva i capelli, e sorrideva. Un sorriso leggero, come se un pensiero gentile le fosse passato accanto e si fosse voltata a guardarlo. Quel pensiero aveva un nome e un volto: Basilio. Il giardiniere dagli occhi chiari e dalle mani segnate dal lavoro fra piante e cespugli. Goffo, minuto di statura, a volte persino impacciato, soprattutto quando cercava di dirle qualcosa che gli stava davvero a cuore. Ma buono. Così buono che ormai nessuno aveva da ridire riguardo la loro relazione nata in età matura: la paffuta governante e il piccolo giardiniere. Un amore garbato e sincero.

Le dita di Estrella si muovevano quasi da sole. Un filo d'olio d'arancia, un pizzico di cannella, e poi le mandorle. Il forno era già caldo. Quello era il dolce preferito di Basilio.

Eppure, un fremito d'aria parve insinuarsi tra le pietre antiche, un lieve brivido che le fece alzare lo sguardo verso la finestra. Nulla. Forse solo il vento.

Versava nella terrina l'impasto della torta quando sentì un cigolio. Fle­bile, come il sospiro di una porta vecchia. Si voltò appena, più per abitudine che per reale preoccupazione. Non ci fu un suono vero e proprio. Eppure, quando alzò gli occhi, lo vide.

Era seduto sulla vecchia sedia di legno, quella accostata al grande tavolo da lavoro. Era l'uomo dal mantello rosso.

Per un istante, il respiro le si bloccò in gola. Il cuore fece uno strano scarto, come quando si inciampa in una pietra che non si era vista. Le mani rimasero sospese sopra l'impasto. Gli occhi, increduli, cercavano di mettere a fuoco quella figura che non apparteneva a quella cucina. Un fantasma del passato.

La strega di EibarDove le storie prendono vita. Scoprilo ora