La carrozza giunse a destinazione in tarda serata. Si arrestò con un leggero sobbalzo nel piazzale antistante la dimora Mortiger. Nulla, o poco, era cambiato nel tempo.
Le mura di pietra erano soffocate da un intreccio di edera selvatica. I rami contorti si avvinghiavano alla facciata come dita scheletriche, quasi volessero trattenerla dall'inesorabile rovina. Sopra l'entrata principale si scorgeva ancora uno stemma consunto dal tempo: due leoni intrecciati, simbolo della casata, un tempo potente, ora solo un'ombra della gloria passata.
Il portone principale in legno massiccio, scricchiolò sotto il peso dei secoli facendo apparire una figura impettita.
"Buona sera Signor Felix".
"Buona sera Sebastian".
Il maggiordomo sembrava essere invecchiato insieme all'edificio stesso. Il suo passo incerto, la postura leggermente inclinata in avanti, lo facevano apparire quasi un prolungamento della casa.
"Mi segua per favore".
Al centro della sala spiccava un grande ritratto di famiglia, la testimonianza di un'epoca ormai persa nel tempo. Felix vi appariva bambino, il viso ancora innocente, accanto a suo fratello Raul, di qualche anno più grande. La madre, giovane e bella, conservava nello sguardo un'espressione velata di dolcezza e malinconia. Il padre sembrava ignaro del destino che lo attendeva: la guerra non gli avrebbe tolto la vita, ma lo avrebbe condannato su una sedia a rotelle per il resto dei suoi giorni.
Più in là, quasi nascosto nell'ombra, vi era un altro ritratto, meno imponente ma non meno significativo. Lo aveva già visto chissà quante volte da bambino. Raffigurava un uomo dal portamento austero, lo sguardo penetrante, il volto incredibilmente familiare. Felix vi si soffermò per un istante, senza un motivo apparente, e il suo cuore ebbe un sussulto. L'uomo nel dipinto era l'immagine spiccicata di sé stesso, come se il pennello dell'artista avesse voluto ritrarre proprio la sua figura.
L'uomo raffigurato era Carlos. Felix lo riconobbe subito, come avrebbe potuto dimenticarlo? Quando era bambino, Carlos, era una presenza costante. Compagno di guerra del padre, amico di famiglia. Era solito sedersi alla loro tavola, chinarsi su di lui con un sorriso indulgente, posargli una mano sulla testa in segno di affetto. Poi, all'improvviso, era scomparso.
Felix distolse lo sguardo. Perché ora quella somiglianza gli sembrava così lampante?
"Mi dia pure il mantello signore".
Felix seguì il domestico lungo i tappeti sbiaditi dal tempo. All'interno la dimora era immersa in un silenzio inquietante, rotto solo dal sussurro del vento che si insinuava tra le fessure delle finestre. I lampadari di cristallo erano opachi per la polvere, gli arazzi aggrappati ai muri narravano storie di caccia e battaglie lontane, immagini di uomini a cavallo, lance spezzate e bestie feroci abbattute con fierezza.
Le doppie porte della sala da pranzo si aprirono senza un suono, spinte con discrezione da due domestici in livrea.
Felix avanzò lentamente nella stanza, lasciando che il calore del fuoco del camino e l'aroma del cibo lo avvolgessero.
Una sensazione strisciante lo colse dritto allo stomaco. Si sentì fin da subito fuori posto.
Il lungo tavolo di mogano era apparecchiato con precisione ossessiva. Piatti di porcellana decorata, calici di cristallo, posate d'argento. Il centrotavola, un intreccio di orchidee bianche, sembrava quasi un tributo funebre.
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La strega di Eibar
Mistério / SuspenseLa figlia illeggittima del Re di Spagna Alfonso XIII deve morire. Renata, la bimba sopravissuta, sembra avere un particolare legame con il mondo dei morti da cui è miracolosamente riuscita a fuggire. Felix Mortiger, uomo senza scrupoli al servizio d...
