I giardini del Palazzo Miramar erano immersi in un silenzio ovattato, rotto solo dal rumore lento dei passi sul selciato. Felix Mortiger camminava senza dire una parola, il mantello che si muoveva leggero nella brezza del mare. Dietro di lui, Gonzalo avanzava rigido, tenendo una mano ferma sulla spalla di Estrella.
Il cielo era limpido, con quel tono azzurro pallido che annuncia l'arrivo della sera.
Intorno a loro, regnava una quiete irreale. Nessuno nei giardini. Le fontane erano asciutte. I viali deserti.
Estrella si guardava intorno, angosciata. Le finestre serrate, i lunghi corridoi vuoti, gli alberi imponenti avvolti in un silenzio pesante. Neppure una guardia all'orizzonte.
Nulla.
"Com'è possibile che non ci sia anima viva?"
Era il periodo morto del Miramar. La regina madre sarebbe tornata solo dopo qualche mese, con il suo seguito, il suo trambusto quotidiano. Ora, invece, il palazzo sembrava dormire, raggomitolato su sé stesso come una creatura antica in letargo.
Quasi tutta la servitù era partita. Alcuni erano tornati dalle famiglie, altri si erano rifugiati in campagna. C'era chi si era preso una pausa.
E adesso Miramar taceva.
"Se solo Basilio fosse nei paraggi a lavorare..." pensò Estrella.
Il suo compagno era sempre presente, un lavoratore instancabile. Passava le giornate a curare le siepi, a parlare con le rose, a potare gli aranci con una precisione quasi maniacale. Ma quel giorno, purtroppo, era andato in città a prendere sementi nuove. La regina madre adorava passeggiare nei giardini, e quello era il momento perfetto per preparare le fioriture in vista del suo arrivo.
La guardia, solitamente all'ombra del cipresso poco distante dal cancello, non era presente. La postazione era deserta. Il fucile d'ordinanza poggiato a terra. Un fatto davvero insolito.
Estrella inciampò in una pietra. Gonzalo la trattenne con forza, serrandole il braccio. Lei si voltò appena, cercando con lo sguardo una via di fuga, uno spiraglio di luce, una presenza amica.
Il cancello era vicino, ed Estrella capì che nessuno sarebbe venuto a salvarla. Sentì un nodo allo stomaco. E mentre i suoi piedi strisciavano pesanti sul selciato, la mente si staccò dal presente. E Ricordò Elaia.
Non era una nobildonna, non portava indumenti o gioielli preziosi. Era una serva, timida, dai capelli rossi, pallida in viso e gentile. Nei suoi occhi c'era una luce che incantava. Una luce che Estrella non aveva mai visto in nessun'altra donna. La luce dell'amore.
Elaia era incinta. E fin dall'inizio, fu evidente che nessuno doveva sapere. Il bambino doveva essere il frutto di un abuso, consumato in qualche angolo remoto del palazzo reale. Una colpa da nascondere. Qualcuno della corte aveva approfittato di lei. Qualcuno di potente. Forse un ministro. Forse un alto funzionario.
Ricordava la sua gioia di vivere, nonostante tutto, la caparbia speranza di rincontrare il suo amato, la stanza da lei occupata all'ultimo piano, il cibo consegnatole furtivamente, le preghiere sussurrate di sera. E poi, quella notte maledetta. Il parto. Le urla. Il sangue. La vita che se ne andava e una nuova che veniva. La lettera stretta nelle mani, quel nome sussurrato prima di morire.
"Alfonso..."
Fu allora che Estrella capì. Le raccomandazioni di José Fernandez Montaña. Il silenzio imposto. Non era pietà. Era strategia. Volevano insabbiare qualcosa. Qualcosa di scomodo, che avrebbe potuto far tremare il trono. E poi quell'uomo. Con il mantello rosso.
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La strega di Eibar
Mystery / ThrillerLa figlia illeggittima del Re di Spagna Alfonso XIII deve morire. Renata, la bimba sopravissuta, sembra avere un particolare legame con il mondo dei morti da cui è miracolosamente riuscita a fuggire. Felix Mortiger, uomo senza scrupoli al servizio d...
