Vitoria-Gasteiz 1907
La luce fioca del tramonto filtrava dalle alte finestre dello studio. L'aria sapeva di carta ingiallita, di inchiostro secco e di ricordi che non volevano più esser rievocati.
Felix Mortiger sedeva alla sua scrivania, lo sguardo fisso sulla lettera che aveva appena ricevuto. Il sigillo in ceralacca rossa recava l'inconfondibile stemma di famiglia: due leoni intrecciati, simbolo di forza e fedeltà. Lo aveva guardato per alcuni istanti, esitante, prima di afferrare il coltellino d'avorio e incidere la cera con un movimento lento e preciso.
Sapeva già cosa avrebbe trovato all'interno.
Dispiegò il foglio con mani ferme, ma non appena i suoi occhi si posarono sulla calligrafia delicata e leggermente tremolante della madre, sentì un peso premersi contro il petto.
"Mio adorato Felix,
Scriverti non è mai semplice, ora più che mai. Le parole mi sembrano sempre inadeguate per colmare la distanza che ci divide. Ma questa volta non posso restare in silenzio. Si tratta di tuo padre.
Sta peggiorando, figlio mio. Non lo ammetterà mai, ma lo vedo consumarsi giorno dopo giorno. Il tempo, che non è riuscito a spezzarlo sul campo di battaglia, sta facendo il suo lavoro adesso, con una lentezza crudele. Non so quanto ancora gli rimanga, e per questo ti chiedo di tornare. Sarà presto il suo compleanno, Felix, forse l'ultimo. Ti prego, almeno questa volta, vieni a casa.
Tua madre."
Felix lasciò cadere la lettera sulla scrivania, le dita che premevano inconsciamente contro il legno levigato. Si passò una mano sul viso, sentendo il respiro farsi più pesante.
Lo sapeva. Sapeva che questo giorno sarebbe arrivato, prima o poi.
Eppure, non provava alcun senso di urgenza.
Si alzò in piedi, camminando lentamente verso la finestra. Oltre i vetri, il cielo era un mosaico di colori morenti, sfumature dorate che si dissolvevano nel viola della sera. Nella sua mente, un'immagine prese forma con una nitidezza dolorosa.
Suo padre.
Gaspar Mortiger, l'uomo che il mondo ammirava. L'eroe di guerra. Il soldato che aveva sacrificato tutto per la Spagna, che aveva combattuto nelle campagne cubane durante la Guerra dei Dieci Anni (1868-1878), il primo grande conflitto anticoloniale che aveva segnato l'inizio del declino dell'impero spagnolo.
Era iniziata con il Grito de Yara, quando Carlos Manuel de Céspedes, un possidente creolo cubano, aveva dichiarato l'indipendenza dell'isola. La Spagna aveva risposto con ferocia, mandando truppe a reprimere la ribellione. I combattimenti erano stati brutali, una guerra fatta di imboscate e terre incendiate, dove le foreste cubane diventavano trappole mortali per i soldati spagnoli.
Gaspar Mortiger era un capitano allora, giovane e affamato di gloria. Si diceva che avesse guidato i suoi uomini in una battaglia disperata vicino a Bayamo, resistendo fino all'ultimo, mentre il fuoco e il fumo avvolgevano la città.
Era stato ferito gravemente durante un assalto ribelle, colpito alla schiena da una pallottola che lo aveva lasciato paralizzato.
Ma aveva vinto.
Aveva mantenuto la posizione, aveva impedito che le truppe spagnole venissero massacrate, e il suo nome era tornato in patria carico di onori. Il re in persona, Alfonso XII, gli aveva concesso una medaglia al valore, la sua immagine era apparsa sui giornali, e il suo ritorno in Spagna era stato celebrato come quello di un conquistatore.
E Felix ricordava bene quel giorno.
Aveva sedici anni quando il padre aveva fatto ritorno a casa. Ad attenderlo una folla che acclamava il suo nome. Lo avevano spinto avanti, facendolo camminare tra nobili e ufficiali. E così Felix, maledettamente diverso rispetto a suo padre, magro e visibilmente pallido, aveva camminato fino al cospetto di quella montagna.
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La strega di Eibar
Historical FictionLa figlia illeggittima del Re di Spagna Alfonso XIII deve morire. Renata, la bimba sopravissuta, sembra avere un particolare legame con il mondo dei morti da cui è miracolosamente riuscita a fuggire. Felix Mortiger, uomo senza scrupoli al servizio d...
