Il vento soffiava come un lamento tra le colline di Eibar, sollevando la polvere lungo il sentiero sterrato. Suor Teresa e suor Beatriz camminavano fianco a fianco, i loro mantelli scuri che si muovevano come vele pesanti sotto le raffiche. L'aria della sera era gelida, ma portava con sé un vago senso di pace.
"Sai, non riuscivo a smettere di pensare ai loro occhi," disse Beatriz, la più giovane delle due, rompendo il silenzio con un filo di voce.
"Gli occhi dei bambini?" chiese Teresa, la madre superiora del convento delle Carmelitane scalze, senza rallentare il passo.
Beatriz annuì. "Quelli del più piccolo, in particolare. Aveva una luce... una speranza. Ma è così magro, madre. Non posso fare a meno di chiedermi se sopravvivrà a questo inverno."
Teresa si fermò un momento, poggiandosi al bastone per voltarsi verso di lei. Il suo velo copriva a stento i suoi capelli bianchi come la neve, incorniciando un viso paffuto, ma ancora saldo.
"Abbiamo fatto ciò che potevamo, Beatriz. Coperte, vestiti, un po' di cibo. Non possiamo salvare tutti, ma possiamo alleviare la sofferenza. Ed è questo il nostro compito, figlia mia."
Beatriz abbassò lo sguardo, le mani nervose che stringevano il rosario. Non trovava conforto nelle parole della madre superiora, anche se sapeva che erano vere. Ogni giorno si ritrovava a combattere contro un senso di impotenza che le si annidava nel cuore. Eppure, non era solo la miseria degli altri a tormentarla. Era anche il ricordo del suo passato, un passato che si portava dentro come un'ombra.
Erano passati anni, ormai, ma ogni volta che chiudeva gli occhi, rivedeva ancora il volto di lui. Il marito che l'aveva lasciata. Le aveva promesso che sarebbero stati felici, che avrebbero costruito una famiglia insieme. Ma col passare del tempo, quel sogno si era sgretolato. Il ventre di Beatriz era rimasto vuoto, mese dopo mese, anno dopo anno. La casa che avevano costruito insieme si era riempita di silenzi, di tensioni non dette, fino al giorno in cui lui se n'era andato. Senza un saluto, senza spiegazioni.
Beatriz non lo aveva mai più visto. E con lui, se n'era andata anche l'idea che la vita potesse offrirle altro oltre al dolore. Era allora che aveva sentito il richiamo del Signore, non tanto come una vocazione, ma come un rifugio. Un luogo dove il mondo non poteva più farle del male.
"Pensare a loro non è sbagliato, Beatriz," disse Teresa, interrompendo il filo dei suoi pensieri. "Ma non lasciare che il dolore ti paralizzi. Preghiamo per loro. A volte è tutto ciò che possiamo fare."
Beatriz annuì debolmente, ma mentre riprendevano a camminare, non riusciva a ignorare l'eco di quelle ferite che la fede non era mai riuscita a guarire del tutto. “Madre, io...”
Il vento si era fatto più forte, portando con sé un fruscio tra gli alberi. Beatriz si voltò di scatto, il cuore che le batteva più forte. Tra le ombre dei tronchi scheletrici, qualcosa si muoveva.
“C’è qualcuno!” mormorò la suora più giovane, con il fiato che le usciva in una nuvola bianca.
Teresa alzò il capo, fissando il bosco con gli occhi socchiusi. Per un istante, tutto sembrò fermarsi: il vento, il tempo, persino il loro respiro. E poi la videro.
Tra gli alberi, si intravedeva una figura femminile. Era alta, con una veste bianca che sembrava brillare nella penombra. Aveva i capelli rossi che si muovevano come fiamme al ritmo del vento. La donna era immobile, ma il suo sguardo era fisso sulle due suore, pieno di un’intensità che le fece rabbrividire.
“Chi... chi è?” sussurrò Beatriz, indietreggiando di un passo.
Teresa si limitò a stringere il bastone con più forza, gli occhi azzurri spalancati mentre fissava quella figura che sembrava uscita da un altro mondo. C’era qualcosa in lei, qualcosa che non riusciva a definire.
La donna, immobile, sollevò una mano, indicando qualcosa oltre di loro. I suoi occhi erano pieni di apprensione, di urgenza.
“Sta... ci sta indicando qualcosa,” mormorò Teresa, la voce bassa e quasi rauca.
Beatriz si guardò intorno, il cuore che le batteva all’impazzata. “Madre, non possiamo seguirla... non sappiamo chi sia.”
“Non lo so nemmeno io,” rispose Teresa, con uno sguardo ancora fisso sulla figura. “Ma c’è un motivo per cui è qui. Vieni.”
E senza aspettare risposta, si incamminò verso gli alberi. Beatriz esitò, combattuta tra la paura e il dovere, ma alla fine seguì Teresa, il rosario che si stringeva sempre più forte nelle sue mani.
All'improvviso, un raglio ruppe il silenzio.
Le due suore si fermarono. Il suono era forte, rauco, come un richiamo disperato, e veniva da poco lontano, dietro una curva del sentiero.
"Un asino," disse Teresa, stringendo il bastone con entrambe le mani e guardandosi intorno.
"Ma da dove proviene? Non ci sono fattorie qui vicino," osservò Beatriz, stringendo il mantello più stretto intorno a sé.
Il raglio si ripeté, più insistente, e Teresa si voltò verso Beatriz con uno sguardo deciso. "Andiamo. Non possiamo ignorarlo."
Beatriz esitò un attimo, poi annuì. Le due donne deviarono dal sentiero, seguendo il suono che sembrava farsi più vicino ad ogni passo.
Quando finalmente arrivarono, ciò che videro le lasciò senza parole.
Un vecchio asino grigio era sdraiato ai piedi di un albero, sulla nuda terra, le zampe piegate per proteggersi dal freddo. Accanto a lui, rannicchiata contro il suo fianco, c'era una bambina, scalza.
Renata era immobile, con il suo vestito troppo sottile per difenderla dal gelo. I suoi occhi chiari, enormi su un viso pallido e arrossato, erano fissi sulle due figure che le si avvicinavano. Non c'era paura in quello sguardo, ma nemmeno fiducia. Solo un silenzio profondo, innaturale.
Teresa si chinò immediatamente accanto alla bambina, poggiando il bastone a terra e tendendo una mano verso di lei. "Conosco questa bambina, è la figlia adottiva di Paula, la moglie di Mariano Gallego Vicente!"
"Quel Mariano?" Le chiese sorpresa la suora più giovane. Teresa le annuì in silenzio, poi si rivolse alla piccina.
"Figlia mia..." mormorò, con una dolcezza che sembrava un balsamo contro il gelo della sera.
Renata non si mosse, non disse nulla. Hugo agitò le orecchie e sbuffò piano, ma rimase fermo, come a dire che stava vegliando su di lei.
Beatriz restò indietro per un attimo, incapace di muoversi. Guardava quella bambina, così piccola, così sola, e sentì il cuore stringersi in una morsa. Era solo una bambina. Una bambina che aveva bisogno di qualcuno.
Si inginocchiò accanto a Teresa, le mani che tremavano leggermente. Con un gesto incerto, sfiorò i capelli di Renata. "Va tutto bene," disse, anche se non sapeva se stesse cercando di rassicurare la bambina o se stessa.
Poi, come un riflesso, le sue mani si strinsero di nuovo sul rosario. Per anni aveva pregato per un figlio, e ora, davanti a quella piccola anima abbandonata, sentiva un vuoto profondo, lo stesso vuoto che l'aveva spinta a lasciare tutto per abbracciare la fede.
Teresa sollevò lo sguardo verso di lei, leggendo nei suoi occhi ciò che Beatriz non diceva mai ad alta voce. "Portiamola al convento. Stanotte sarà al sicuro."
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La strega di Eibar
Mystère / ThrillerLa figlia illeggittima del Re di Spagna Alfonso XIII deve morire. Renata, la bimba sopravissuta, sembra avere un particolare legame con il mondo dei morti da cui è miracolosamente riuscita a fuggire. Felix Mortiger, uomo senza scrupoli al servizio d...
