3. Difficoltà

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Daphne

Uscita viva dall'aula in cui abbiamo fatto il test, corro verso l'auto, poiché sono in ritardo per andare a pranzo.
Mi siedo, e appena giro la chiave della macchina, noto una scritta lasciata sul finestrino del parabrezza.

"Andrò a fanculo solo ed esclusivamente dopo di te. Buona giornata, a te famiglia. :)
                                                                Firmato              
                                 Il brutto stronzo"

Quel rompiscatole di prima si è voluto vendicare con la stessa moneta.
Sbuffo, arrabbiandomi con me stessa di essermi innervosita con un uomo estremamente meschino. Di solito le mie discussioni finiscono con la mia ultima parola.
Da dentro l'auto afferro un fazzoletto, lo bagno con l'acqua e inizio a pulire via la scritta.
"Signorina, vedo che qualcuno gliela fatta pagare." mi fa notare uno spazzino. Menti Daphne, menti.
"Oh, no no. Questo in realtà è un mio carissimo amico. Mi ha fatto questo scherzo solo per dirmi che è arrivato nella mia città. Voleva farmi una sorpresa… carino, vero?" forse non era necessario mentire per una cosa così piccola ed innocente, ma ormai ho perso il significato della parola "verità”. L'ho depennata dal mio dizionario da quando ho aperto gli occhi per la prima volta in questo mondo. Per me la verità è sconosciuta. È monotona.
"Caspita, deve avere un amico molto simpatico!" ironizza.
"Cavoli! Non sa quanto!" esclamo, rimanendo di nuovo sola a pulire via il pennarello.

Ray

Una volta entrato a casa, inizio a spogliarmi per indossare abiti più comodi.
Vado in bagno e sciacquo la faccia con acqua ghiacciata, per riprendermi dal pomeriggio stressante: ripasso notturno delle materie, sveglia presto, test, incontro sgradevole con una donna talmente bella quanto maleducata, un'ora di macchina sotto il Sole, più mezz'ora con il traffico.
Alzo lo sguardo dal lavandino allo specchio, notando ogni singolo particolare del mio viso: le gocce d'acqua, le occhiaie, i nei e le leggere rughe. Allo specchio non sfugge proprio niente. Ogni tanto vorrei essere come lui, per vedere sempre la verità all'interno degli occhi delle persone. Allo specchio non puoi mentire. Sa se sei triste, sa se sei felice, sa se sei dimagrito e sa se sei ingrassato. Lo specchio è impossibile da ingannare, o almeno così mi è stato insegnato.

Venticinque anni fa...

"Ray qual è la cosa che odi di più al mondo?" domanda incuriosita Elisabeth.
"Forse le bugie. Odio il fatto di essere preso per i fondelli."
"Ah, non immaginavo. Sono d'accordo..."
"Tu, invece?" chiedo altrettanto alla bambina bella.
"Penso lo specchio, Ray."
"Perché? Perché ti vedi brutta?"
"Non lo so Ray, non le so certe risposte."
"Elisabeth, posso dirti una cosa?" dico, leggermente impaurito.
"Certo Ray."
"Sei una bambina molto ma molto bella Elisabeth." Bene, l'ho detto. Ora non posso scappare.
"Dici? Io non sono bella..."
"Perché?"
"Perché dentro sono sporca Ray, tu ameresti qualcosa di sporco?"
"Si. La mia macchinina è sporca, ma io la amo con tutto me stesso!" esclamo, cercando di far ridere Elisabeth, che però sembra essersi persa in un altro mondo.
"Invidio la tua macchinina."
"Non dovresti. Io sono generoso, voglio bene anche a te. Anzi, forse ti voglio più bene della mia macchinina."

Oggi...

Ray

Ho passato letteralmente tutto il pomeriggio a dormire. Potrei essere andato tranquillamente in letargo. L'ansia per il test mi distrugge, perciò preparo una camomilla da condividere con mia mamma. Aspetto che l’acqua bolle, e quando percepisco il suo vapore sul viso, prendo tutto il necessario e mi dirigo verso la sua stanza, bussando giusto tre volte.
"Prego, tesoro." entro, ritrovandola nella stessa posizione di questa mattina.
"Tutto bene ma'?" la interrogo come mio solito per avere un maggiore quadro sulla situazione attuale della sua salute.
"Si, amore. Lo sai, sto bene."
"Ottimo... Ti ho fatto del the ti va? Possiamo sorseggiarlo assieme." la invito a quella semplice merenda.
"Certo che mi va." appoggio sul comodino il vassoio, afferro delicatamente il busto di mia madre e la alzo, in modo da farla sedere. Quando sfioro il suo corpo mi sembra potersi spezzare da un momento all'altro.
"Mamma sei magrissima, hai mangiato il pranzo che ti avevo lasciato?" non mi risponde, causandomi maggiore agitazione. Devi essere forte Ray.
"Tesoro, non sono riuscita, mi spiace. Mi sono addormentata prima di mangiare e poi non ho avuto più fame."
"Mamma... Sai che non sopporto le bugie..." sussurro. Riesco a capire quando mi mente semplicemente dallo sguardo: quando non mi racconta la verità non incrocia i miei occhi, perché mentire è una vergogna. Mentire è una scelta che intraprendono solo le persone senza coraggio. È facile nascondersi dietro una bugia, dove possiamo creare il nostro concetto di perfezione, mentre è difficile spogliarsi dalla paura ed accettare la verità nuda e cruda.
"Non voglio mangiare, Ray. Non mi vedi? Sono un foglio di carta sottile. Non ho motivo di dare carburante a questo corpo."
"Mamma, per favore, non dire così. Sai che c'è il modo per poterti salvare. Esiste la cura."
"Si, ma non possiamo permettercela Ray." Devi essere forte Ray.

Il Riflesso Di Una BugiardaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora