19. Quasi nemici

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Ray

Poiché sono in pieno orario lavorativo, non posso scappare a casa, perciò mi nascondo nel bagno, cercando di assimilare gli ultimi colpi subiti: devo ancora lavorare per ottenere il posto di criminologo, ho davanti una grande sfidante - che ho appena scoperto - essere la ragazza che mi piaceva all'asilo, nonché l'unica amica che io abbia mai avuto. Mi innervosisce il fatto di non sapere il motivo per cui Elisabeth mi ha mentito sulla sua identità, cosa si aspettava che facessi? Che mi trasferissi a casa sua per riempire tutto il tempo che abbiamo perso insieme? Che la stressassi di domande? Se me l'avesse detto subito, non avrei fatto nulla di particolare: le avrei chiesto come ha passato questi anni, ed infine, sarei stato contento di lavorare per un po' insieme a lei. Ma ora, ho questo fastidio che mi annebbia la logica, per cui mi viene difficile metterci una pietra sopra. Ma nonostante questo, mi sforzo. Mi guardo allo specchio, focalizzando la mia attenzione su ciò che voglio, ed il vero motivo per cui sono qui: devo prendere quel posto di lavoro, e guadagnare i soldi necessari per pagare le cure a mia madre. Questo è il motivo per cui sono qui, perciò la presenza di Elisabeth, o di Daphne, non fa alcuna differenza. Esco dal bagno, con l'intento di chiarire il prima possibile questo punto. Basta giochetti, basta stupidaggini. Qui c'è in ballo la salute di mia madre, perciò lotterò per quel posto. Entro nell'ufficio, e mi posiziono davanti alla scrivania di Elisabeth, che si alza immediatamente per guardarmi in faccia.

"Mettiamo in chiaro una cosa: mi gira il cazzo il fatto che tu mi abbia mentito, ok? Però ammetto che non ci sentiamo da molti anni, e l'ultima volta che ti ho parlato ero solo un bambino; perciò, capisco che tu possa essere cambiata. E nonostante una piccola parte di me sia felice nel rivederti, non cederò il posto, e non abbasserò la guardia, nemmeno per un secondo. Capito?" chiarisco, mantenendo lo sguardo fisso nel suo. Come ho fatto a non vederti prima?
"Sono assolutamente d'accordo. Nemici come prima?" sono sincero, questa domanda mi ha colto di sorpresa, strappandomi un piccolo sorriso.
"Perché? Abbiamo mai smesso di esserlo?" rispondo, questa volta quella a sorridere è lei. Ora che la vedo con occhi diversi, noto che è veramente lei. È lei la "bambina bella", non è cambiata su questo.
"Se adesso però ridiamo e scherziamo, non saremo nemici. Capisci?" mi spiega Elisabeth, abbassando il tono di voce.
"Hai ragione. Vuoi che ti insulto così ritorniamo alla normalità?" scherzo, strappandole questa volta io uno sbuffo divertito.
"Si grazie. Sennò è strano."
"Va bene. Sei una stronza, viziata e pure bugiarda."
"E tu sei un infantile, stronzo ed egoista!" esclama.
"Vaffanculo, Elisabeth."
"Prima tu." risponde. Mi giro, con un sorriso stampato sulla faccia ed entrambi ritorniamo a lavorare, come Ray ed Elisabeth: due persone che lottano per ottenere il posto di lavoro, e che, per farlo, sono costretti a calpestarsi i piedi a vicenda. I vecchi Ray ed Elisabeth lasciamoli divertire nel passato.

Ventitré anni fa...

Seduti su un prato, Elisabeth appoggia la piccola testa sulla mia spalla. Perché lo ha fatto? Di solito la mamma lo fa con papà, questo vuol dire che è innamorata di me? Mi ama? Potrebbe esplodermi il cuore da un momento all'altro. È così delicata da sembrare un fiore. Forse dovrei dire qualcosa, oppure dovrei appoggiare la mia testa sulla sua. Ma se la svegliassi? No, meglio di no. Non posso bruciare questa occasione con una mossa sciocca.
Forse se parlo è meglio, perché sennò risulterei noioso. E le persone noiose che non fanno ridere non piacciono a nessuno. D'altronde si sa: la bellezza attrae, la simpatia intrappola.
"Ehm... Elisabeth, per caso hai freddo? Vuoi entrare?" sono stupido. Sono veramente stupido! Adesso mi dirà di sì, e sarò costretto ad entrare, perdendo questa occasione splendida.
Non sento la risposta. Per fortuna, forse non mi ha sentito. Riprovo, con una domanda più intelligente.
"Cosa farai per queste vacanze di Pasqua?" ancora non sento una risposta. È diventata sorda? Oppure mi sta ignorando per "farsi desiderare"? Certo che le femmine sono difficili da capire, però! Cosa devo fare? Non sono abituato a questo genere di cose da grandi.
Sposto lentamente il viso, per vedere il suo. Forse sta pensando a qualcosa, ed è per questo che non mi risponde.
Guardo il volto, e noto che sta dormendo. Elisabeth dorme, un'altra volta. È una bambina bella a cui piace dormire, nulla da fare.

Elisabeth

Oggi...

Le ore sono quasi finite. Fortunatamente, io e Ray non abbiamo fatto nulla di diverso dal solito in queste ultime ore: ci siamo scannati, poi io mi sono ripresa il cestino che lui aveva nascosto ed infine, ci siamo mandati a quel paese. Tutto normale, insomma. Pura quotidianità da sfidanti.
Oggi sono stata tutto il giorno davanti al pc, potrei giurare di aver guardato talmente tanto lo schermo, che riesco a riconoscere i pixel. Sbadiglio, presa sia dalla noia e sia dalla stanchezza. Pensavo che il lavoro da criminologo avesse più azione.
"Sei stanca Elisabeth? Se vuoi puoi andare a casa. Prendo io il posto, puoi stare serena." scherza Ray, mantenendo l'attenzione sul suo computer.
"Ma sei sempre così simpatico?"
"Certo. È una delle mie tante qualità che non condividiamo, da quel che vedo." commenta.
"Non ti rispondo neanche." mi arrendo.
Appoggio la testa sul palmo, raccogliendo tutti i miei sforzi per non dormire. Mi mancano le ultime righe della teoria che sto scrivendo e poi potrò sprofondare nel letto.
Ray si alza dalla scrivania e si dirige verso l'uscita senza salutarmi. Beato lui, almeno ha finito.
Non mi demoralizzo, afferro le ultime energie e ricomincio a rileggere la teoria che ho scritto fin ora, mentre Ray è appena rientrato. Forse ha dimenticato qualcosa.
Si avvicina alla mia postazione, e mi appoggia sulla scrivania una tazza di caffè.
"Sappi che ti do questo caffè solo perché ho sbagliato a cliccare nelle macchinette." afferma, dirigendosi verso l'uscita "Ah! E per la cronaca... Ci ho sputato dentro." ribadisce, strappandomi un ulteriore sorriso.
Prende la giacca, la borsa e mi saluta con un gesto del capo.
"Buona notte, rompipalle. Anzi, solo notte." mi dice.
"Anche a te. Fai tutti gli incubi possibili ed immaginabili." rispondo.
"Mai quanto te!" ribadisce, uscendo ufficialmente dalla stanza.
Quasi mi dispiace che se ne sia andato.

Il Riflesso Di Una BugiardaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora