Elisabeth
Oggi è una di quelle giornate che metterò nella lista delle "giornate da dimenticare". I demoni del passato continuano a seguirmi nella mia quotidianità, accompagnandomi sempre di più nell'oscurità. Ma almeno oggi, un piccolo spiraglio di luce mi ha permesso di fuggire dal buio, riportandomi alla realtà. Non credevo che il piccolo dolce Ray sarebbe mai ritornato, ma oggi, è sbucato fuori dal suo nascondiglio, mostrandomi la sua parte migliore: il suo cuore.
Sin da bambini, avevo capito che dentro di lui si nascondeva un'anima buona, ma quando poi ci siamo separati e incontrati di nuovo, ho perso le speranze. Credevo che crescendo avesse perso quel cuore d'oro, sostituendolo con una pietra. Ma, a quanto pare, mi sbagliavo. Se scalfisci la pietra, sotto sotto, c'è ancora il suo cuore d'oro che l'ha sempre contraddistinto.
Busso al portone di casa. Mi rimangono ancora quattro giorni prima dell'arrivo di mia madre in città. Chissà a chi dovrà accorciare il filo della vita.
"Oh Elisabeth, entra. Ero in pensiero." mi accoglie mia zia. Lei e mio padre sono gli unici pilastri della mia vita.
"Mi hai spaventata quando ho letto i messaggi. Ora stai bene? Ti sei ripresa?" mi domanda spaventata, togliendomi il cappotto, ed accarezzandomi la schiena.
"Si, mi sono ripresa zia." la rassicuro, afferrandole le mani tremanti.
"Oh, per fortuna. Sei sempre stata una roccia." afferma.
"In realtà... Questa volta non sono stata io a riportarmi alla realtà..." mia zia incurva le sopracciglia, mostrandomi genuinamente il suo sguardo confuso.
"C'è un amico che mi ha aiutata..." rispondo. La sua espressione cambia drasticamente, l'ansia le deforma il volto.
"Chi è Elisabeth." domanda seriamente.
"È un amico. Anzi, più che amico un collega di lavoro. Si è preoccupato per me e mi ha calmata. Tutto qua zia, puoi stare serena. Mia madre non verrà a sapere delle persone che mi circondano." la rassicuro.
"Elisabeth... Sai anche tu che l'ultima volta stava per sequestrare un bambino solo perché sapeva che ti chiamavi 'Elisabeth', purtroppo non hai una vita normale, e non puoi avere amici." mi sgrida mantenendo un tono fermo e deciso. Ed io che pensavo di aver trovato una goccia di normalità in questo oceano di inganni.
"Lo so zia... Ma, se Mary non venisse a sapere che sono qui come criminologa per incastrarla e che ho un briciolo di felicità. Potrei riuscire a tenere questo amico. Non posso passare la vita a stare da sola..."
"E tu credi che le si possano nascondere tutte queste bugie? Elisabeth, tu sei una perfetta bugiarda e sei intelligente, ma ricorda che è stata Mary ad istruirti così. Non puoi ingannare la maestra delle menzogne e della manipolazione. Perciò, scappa nella vecchia casa, prima che puoi, e fatti vedere il meno possibile in città, almeno fino al suo prossimo trasferimento. Ricorda, chiunque ti circonderà sarà in pericolo." mi accoltella nel petto. Non ho parole per rispondere o difendermi da questa costante ingiustizia. Devo vivere nella tristezza e nella solitudine, per paura che il mostro si nutri delle vite delle persone a me care.
"Come si chiama..." domanda, alzandomi delicatamente il mento.
"Non vorresti saperlo zia..." rispondo, affranta da questa realtà.
"Elisabeth... Puoi dirmelo." mi rassicura.
"Ray. Ray Clark. Lo stesso bambino Ray che conobbi da piccola. Quel Ray." rispondo tutto ad un fiato.
"No...Non può essere. " sussurra mia zia, stremata dalla situazione.
"Anche lui è un criminologo. Sa cavarsela, è intelligente, furbo, sta imparando anche ad usare la pistola per difendersi. Zia, di lui posso fidarmi, poi-"
"Allontanati Elisabeth. Toglilo il prima possibile dalla tua vita." mi ordina, afferrando il mio viso con le sue mani. Sono stata tempo per avere un rapporto più o meno amichevole con qualcuno, e adesso sono già costretta a dirgli addio per una seconda volta.
"So che gli vuoi bene, chiaro? È una scelta di merda, lo so. Ma adesso arriverà tua madre e sai che è imprevedibile. Se gli vuoi bene veramente, mettilo in salvo da lei El." mi spiega, cercando di farmi ragionare in una situazione in cui l'opzione da seguire è solo una: devo vivere nell'ombra.
"El?" mi richiama, riportando il suo sguardo nel mio.
"Lei non è mia madre." è l'unica cosa che riesco a dire, perché tutto il discorso è corretto, ed ingiustamente giusto. Non ho altro da dissentire.
Ray
Mi metto ai fornelli, preparando un semplice risotto agli asparagi per me e mia madre. Devo stare attento a cucinare tutti cibi facilmente digeribili e non troppo complicati da masticare, in modo da non provocarle alcuno sforzo.
Mentre cucino, ripenso all'intensa giornata che ho passato di oggi. Vedere la debolezza di Elisabeth mi ha ricordato tutti i momenti passati assieme, in cui ci siamo sostenuti l'un l'altra. Ho sentito empatia. Ho sentito il bisogno di proteggerla, come quando ero bambino.
Vorrei tanto sapere i suoi scheletri nell'armadio come: il motivo per cui si spaventa della pistola o la ragione per cui sin da bambina ha dato vita a questo personaggio chiamato "Daphne". Probabilmente crede che me ne sia dimenticato, ma in realtà non è così. Da quando ho scoperto la vera identità di "Daphne White" ho fatto dei passi indietro per inquadrare tutte le bugie a cui non avevo dato troppa importanza.
Spero che un giorno avrà il coraggio di mostrarmi le sue vecchie cicatrici.
Prendo il piatto di risotto e lo porto dritto in camera di mia madre, che fortunatamente non sta dormendo. Non mi piace svegliarla, perché poi non so se riuscirà a riprendere il sonno.
"Hey, tesoro... Grazie, siediti pure qui." mi accoglie, facendomi spazio nel letto. Come sempre, afferro delicatamente il suo busto e la faccio sedere sul materasso, così da poterla imboccare.
"Come è andata al lavoro?" chiede, sorridendomi con gentilezza.
"Bene. Anzi, molto bene."
"Ah, sì? Che è successo di così tanto bello?" si interessa.
"Diciamo che... ho rincontrato una vecchia e carissima amica."
"E chi?"
"Elisabeth White. Quella mia amichetta che avevo da bambino. Lavora con me." spiego, eliminando la parte del suo attacco di panico. Preferirei che quel momento, tanto intimo quanto terribile, rimanga solo per me ed Elisabeth.
"Oh, me la ricordo, la piccola 'bambina bella'. Com'è?" mi domanda tra un boccone ed un altro.
"Be' è molto cambiata... È intelligente e molto provocatrice. Ci siamo scannati tante volte prima di riconoscerci." prima di oggi, non credo che ci fossimo mai ritrovati.
"È ancora bella?" Domanda molto stupida.
"Ha tanti difetti. Ma la bruttezza non è fra quelli."
"Ray..." mi richiama mia madre. Ha sempre odiato le risposte generali.
"Si mamma, Elisabeth è molto, molto bella."
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Il Riflesso Di Una Bugiarda
RomanceUn posto di lavoro e due criminologi pronti ad ottenerlo. Una bugiarda professionista e un uomo intenzionato a scoprire la verità. Daphne White colpisce come un proiettile ma è fragile come una rosa. La Volpe Nera la cerca con fame e bramosia, atte...
