Elisabeth
Ventitré anni fa...
Oggi abbiamo fatto una cosa diversa dal solito, perché non siamo in classe come ogni lunedì mattina, ma siamo al parco, a giocare con tutte le giostre possibili ed immaginabili.
Che bello l'asilo, almeno qui possiamo divertirci, mentre quando saremo grandi perderemo tutto il divertimento.
"A che pensi Elisabeth?" si interessa Ray. È sempre così affettuoso. Mi domanda sempre come sto, o a cosa penso.
Gli importa veramente di me.
"Stavo pensando che finché saremo all'asilo, potremo divertirci con gli altri bambini e le maestre... Ma quando saremo grandi? Cosa fa divertire i grandi?" penso ad alta voce, coinvolgendolo nei miei dubbi.
"Non lo so... Secondo me la vita dei grandi è noiosa. Mia madre dice che, quando crescerò, mi verrà spontaneo abbandonare le mie macchinine... Ma, secondo me, mente. Non le abbandonerei mai." chiarisce, ribadendo il suo amore incondizionato per le sue cose.
"Capisco..." mormoro, mentendogli. In realtà proprio non capisco tutta questa sua ammirazione per le macchina.
"Tu non hai qualcosa di speciale con cui divertirti?" mi domanda curioso.
"Si. Tu Ray. Io mi diverto solo son te."
"Veramente?"
"Già."
"Wow!" esclama onorato, abbassando lo sguardo. Lo vedo mentre la sua mente pensa ad altro, finché non apre la bocca per parlare "E con Daphne?"
"Beh... Lei è strana. E poi non la sopporto. Mente in continuazione, e poi io non voglio essere associata a lei. Non voglio che si sappia che la conosco."
"Ah...Perciò è cattiva?"
"No, no... Non è cattiva. O almeno, lei non vuole esserlo." confesso, dandogli maggiori informazioni su una piaga che mi porto dentro.
"Invece la tua mamma?"
"Mia madre..." Menti Daphne, menti. "Mia madre in realtà è molto gentile e simpatica. Solo che non mi lascia giocare molto... Dice che è una perdita di tempo." perché ho mentito? Perché ho mentito a Ray? Perché proprio a lui? Perché non so stare zitta? Perché sono così cattiva? Perché mento?
Ray
Non so il motivo, ma negli ultimi minuti Elisabeth è particolarmente agitata. Ci siamo appoggiati sulle spalle dell'altro, seduti sul prato.
Elisabeth è strana a volte. A volte sembra che perda l'uso della lingua, il che è strano: lei parla sempre benissimo, non sbaglia mai una parola.
"Elisabeth?" la chiamo, facendola sussultare leggermente.
"Mh?"
"Perché stai zitta?"
"Perché... Mh... Perché non ho nulla dir- mhh - e Ray. Per questo sto zitta." mi risponde, troncando quasi ogni parola con dei sospiri.
"Tutto bene?"
"Si so-Ahia!" mi alzo di scatto e mi giro verso Elisabeth, spaventato.
"Elisabeth che stai facendo?!" le maniche della maglietta sono sollevate, mostrandomi le sue braccia macchiate da lividi. Le sue mani sono sugli avambracci e continuano a pizzicare se stessa.
Mi inginocchio, avvicinandomi a lei.
"Elisabeth?! Perché ti fai del male?!" Elisabeth non risponde, mi ispeziona con i suoi occhi pieni di lacrime.
La maestra si avvicina a noi, osserva le braccia di Elisabeth, e la porta via da me. "Bambina bella, perché ti ferisci?" penso.
Oggi...
Mi metto a riscrivere le ultime teorie sugli ultimi omicidi avvenuti. La mia concentrazione ha raggiunto il suo apice, ma ad interromperla è il rumore della porta che si spalanca.
"Scusate il disturbo Ray e... Daphne." perché ogni volta che pronuncia il suo nome necessita di avere una pausa di due secondi? È un segreto che si chiama 'Daphne'?
"Vi comunico solo che, a breve, ci sarà una cena importante, con tutte le agenzie investigative della zona. Diciamo... una sorta di rimpatriata. Avrei piacere di invitarvi, se per voi non è un problema."
"Certamente. Nessun problema." affermo.
"Si, anche per me." risponde Daphne.
"Ottimo...Ah- Daphne? La targhetta aziendale? Ti prego di metterla. " Daphne viene presa alla sprovvista, spalanca gli occhi, osserva me, e rivolge l'attenzione verso il capo.
"Oh, certamente. Dopo la metterò." Se ne lava le mani, dimostrando spensieratezza.
"Be' fallo adesso, no? Che ci vuole?" ribadisce il capo.
"Eh- eh che l'ho persa. Ora dovrei mettermi a cercarla."
"Oh Signorina Daphne, può stare serena. L'ho sistemata io stesso, si trova nel cassetto." spiega lo spazzino. Ora Daphne è messa alle strette. Osserva di nuovo me, quasi impanicata. Causo tutto questo timore?
"Oh grazie..." Daphne apre il cassetto lentamente. Potrei giurare di vederla tremare.
Abbassa lo sguardo, ed afferra la targhetta. La posiziona, ed un'ondata di emozioni contraddittorie mi investe: tristezza, felicità, rabbia, serenità. Ho sempre avuto dalla parte opposta alla mia scrivania la "bambina bella" e non me ne ero neanche accorto.
Avevo davanti Elisabeth White.
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NOTA AUTRICE
Salve! Sono sempre io. Volevo chiedervi gentilmente, arrivati a questo punto, come sta andando la storia e le vostre impressioni.
Perdonate inoltre i ritardi della pubblicazione dei capitoli.
Cerco di pubblicare un capitolo a settimana, ma con la scuola spesso non riesco a organizzarmi. Ma state tranquilli, mi sono anticipata questa volta, e con l'arrivo del 2025, sarò più regolare.
Fatemi sapere la vostra!
♡
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Il Riflesso Di Una Bugiarda
RomanceUn posto di lavoro e due criminologi pronti ad ottenerlo. Una bugiarda professionista e un uomo intenzionato a scoprire la verità. Daphne White colpisce come un proiettile ma è fragile come una rosa. La Volpe Nera la cerca con fame e bramosia, atte...
