Elisabeth
Arriviamo in una stanza arredata con dei vetri di sicurezza e dei manichini su cui sono stati disegnati dei pallini rossi.
Procedo con passo pesante a causa dell'angoscia, quando Ray si mette davanti a me, tagliandomi la strada e non lasciandomi passare. Sembra quasi elettrizzato.
"Guarda che essere un gentiluomo, non significa essere amici. Perciò apprezzerei quel minimo di cordialità, grazie." gli sottolineo a bassa voce, in modo da non far sentire la mia conversazione a orecchie sconosciute.
"Oh mi scusi principessa, volevo solo mantenere il patto che abbiamo firmato." ribadisce, mantenendo il mio stesso tono.
"Va bene, fallo. Ma preferirei che ci stessimo sul cazzo elegantemente, se è possibile. Stavi per spaccarmi il setto nasale prima!" Ray cerca di strozzare una risata e velocemente si ricompone per non dare nell'occhio.
"Va bene, mi scusi principessa."
"La ringrazio giullare." ci scambiamo una veloce occhiata d'intesa, per firmare il nuovo patto: essere nemici con galanteria. Non sembra un accordo impossibile, mi è facile provocare Ray, anche se lui sa difendersi particolarmente bene.
Sposto l'attenzione sull'agente che ci raggiunge portando con sé una scatola sigillata. Tramite una chiave sblocca quel piccolo lucchetto, e dentro ritrovo l'arma del crimine che ha ucciso una piccola parte di me.
"Chi vuole provare?" ci invita spostando lo sguardo da me a Ray. Noto che il mio avversario mi guarda e mi invita ad aprire le danze. Vorrei solo scappare il più lontano possibile da quell'oggetto.
"Prego, prima le donne..." proprio adesso doveva iniziare ad essere un galantuomo?
Mi avvicino all'arma e la impugno: pesante, nera e fredda, esattamente come ricordavo. Non è cambiato nulla da quel giorno.
"Wow, la impugna veramente bene, signorina. Sicura di non averla mai usata prima?" si complimenta l'agente, "Purtroppo sono sicura di aver toccato quest'arma prima di questo momento" ripenso. Ricordo ancora che con un solo colpo sono avvenuti due omicidi: la morte di un coniglietto bianco innocente e la morte del mio coraggio. Da quel giorno non ho più disubbidito a mia madre. O almeno, ho limitato la mia voglia di combattere con lei, poiché era una battaglia persa sin dall'inizio.
"Oh, sarà sicuramente la fortuna del principiante..." mi affretto a spiegare.
"Bene... Per non perderci in chiacchere. Così la carica, così l'attiva e così..." spara un colpo sul manichino. Un veloce colpo che mi tele trasporta a quel giorno. Un semplice colpo innocuo, che mi ricorda gli occhi senza vita di tutti quei poveri animali sfruttati come bersaglio. Un colpo che ha risvegliato la piccola Elisabeth. Così la carichi, così l'attivi e così spari: morte. Così la carichi, così l'attivi e così spari: morte. Così la carichi, così l'attivi e così spari: morte. Mi sembra di percepire il suo fiato sul collo. Gli occhi di un demone che mi studiano in profondità, cercando la debolezza da afferrare per cibarsene e continuare a vivere, ponendo le radici della sua soddisfazione e il suo piacere nelle mie sofferenze. Il dolore alla testa, dopo che con le sue grinfie ha strappato i miei capelli. Le sue urla stanno rimbombando nella stanza. Lascio cadere la pistola, per portarmi le mani sulle orecchie. Il mostro è ritornato qui. Qui a torturarmi un'altra volta. Mi sembra di cadere. Sprofondo. Sprofondo per nascondermi da quegli occhi. Vorrei mio padre. Qualcuno deve calmare questo incubo. Non ce la faccio. Così la carichi, così l'attivi e così spari: morte. La sua rabbia scaricata sul mio corpo o sulla mia mente per sfogarsi. Il mio compito per lei era quella di non essere più me stessa. Vuole spegnermi. Vuole uccidermi. Vuole strapparmi il cuore, perché sa che è questo a proteggermi da lei. Sa che il cuore è il mio scudo: consumato, rotto, distrutto ma comunque la mia àncora di salvezza. Solo il mio cuore mi ha aiutato a non diventare il piccolo sgorbio che lei stava modellando su di me.
"Elisabeth guardami. Sono Ray." spalanco improvvisamente gli occhi. Sono inginocchiata sul pavimento, con entrambe le mani che tappano le mie orecchie. Potrei giurare di non avere aria nei miei polmoni. Ray è davanti a me. Inginocchiato anche lui per guardarmi dritta nelle mie iridi.
"Ray va via. Per-per favore. Va via! Sta lontano da me!" gli agenti mi guardano spaventati dalla mia reazione e mormorano parole di conforto che però non riesco a decifrare. Ray fa un leggero gesto col capo, indicandoli la porta d'uscita. Ora sono ufficialmente sola con lui.
"Esci anche tu! Per favore! Ti scongiuro! Non starmi vicino!"
"Elisabeth..." avvicina le sue mani alla mie, ma oppongo resistenza: devo tappare le orecchie per zittire le sue urla. "Non devi avere pietà! La pietà è per deboli! Spara Daphne!" le sue dannate parole mi perseguitano. Sono debole, ha ragione. Sto tremando per il suo semplice ricordo. Sono debole e fragile. Facile da colpire. Facile da spaventare. Respira, Daphne. Respira Elisabeth. Chi deve morire? Elisabeth o Daphne? Chi è quella debole? Chi delle due versioni sono? Quella dettata dal mostro, o quella che ero un tempo?
"Elisabeth, dimmi, ti ricordi come ci siamo conosciuti?" mormora Ray di fronte a me, tentando di distrarmi dal panico che mi appena assalito.
"Per favore, va via... Allontanati da me..."
"Allontanarmi? Ora che ti ho appena ritrovata?"
"Tu non capisci! Può essere pericoloso! Salvati per piacere! Non voglio ferirti!" esclamo, senza curarmi delle lacrime che scivolano via.
"Correrò il rischio, Elisabeth." mi osserva con occhi che non gli avevo mai visto addosso. Solo mio padre mi guardava in quel modo. Solo chi provava pena nei miei confronti, aveva quello sguardo.
"Sei solo uno stupido idiota!" urlo. Di solito quando il mostro urlava, mi spaventava e mi faceva scappare. Ma su Ray non funziona. Sembra non volersi allontanare da me.
"Mi ricordo che stavo piangendo per quella mia macchinina. Un bambino me l'aveva rubata. Com'è che si chiamava? James? Alex? Cavolo non me lo ricordo più... Sono passati così tanti anni..."
"Smettila di parlare! Stai zitto! Lasciami sola!" esclamo, più forte di prima. Ma ottengo la reazione opposta: Ray si è avvicinato ancora di più a me. Ha degli occhi molto grandi e se lo guardo attentamente, posso ancora ritrovare la somiglianza con quel bambino tanto buono e dolce di cui mi ero innamorata quando ero piccola.
"Tu ti sei avvicinata a me, e senza neanche presentarti, ti sei preoccupata per me. Ogni tanto mi chiedo 'Cos'è che l'ha spinta ad avvicinarsi a me?' Bah spero che un giorno tu me lo dica."
"Ti prego Ray..." ormai le urla si stanno allontanando. Sembra che Ray le abbia zittite. Mi afferra delicatamente le mani, e le stringe, allontanandole dal mio viso.
"E da quel giorno... Sei diventata la mia unica migliore amica. Ci siamo divertiti insieme, e forse non lo sai, ma mi hai insegnato tante cose. Ho sempre pensato che fossi molto intelligente e bella. Sai come ti chiamavo quando parlavo di te ai miei genitori?"
"Per favore, Ray..." lo imploro. Non posso affezionarmi ad un'altra persona. Non posso permettermi di aggrapparmi al cuore di qualcun altro. Nemmeno al cuore tenero e dolce del piccolo Ray che ricordavo.
"Ti chiamavo 'bambina bella'... Ma adesso non azzardarti a prendermi per il culo per questo, chiaro?" mi minaccia, mantenendo la presa sulle mie mani.
"Ti stai mettendo in pericolo..." mormoro. Penso di essermi calmata. Le urla non rimbombano più nella mia testa.
"Ad un certo punto te ne sei andata. Segnando ufficialmente l'inizio delle mie ricerche. Ti ho cercata su internet. Ti ho cercata nelle classi delle mie scuole medie. Ad un certo punto, ho iniziato anche a cercarti nel cuore delle altre persone ma poi, all'età di quattordici anni, ho perso le speranze, e ho cominciato a chiudere tutto. Mi ero messo l'anima in pace. Se fosse stato destino, un giorno ti avrei rivista. Ed ora eccoci qua. Io e te, una contro l'altro per guadagnarci il posto di lavoro." finisce la frase, guardandomi dritto negli occhi, sembra che cerchi qualcuno o qualcosa. Ma non so chi o che cosa. Il silenzio cala, ed io ne approfitto per scaricare la tensione che ha stimolato i miei nervi. Espiro ed inspiro profondamente per regolare il battito cardiaco. Riprendo le mie mani e comincio a sventolarle sul mio viso per darmi più aria. Sono al sicuro. Lei non è ancora qui, e tu puoi farcela.
"Certo che potresti concedermi il posto di lavoro però, dopo tutto questo monologo eh!" afferma, facendomi sorridere.
"Neanche per sogno Ray Clark." rispondo, asciugandomi il viso. Penso di essere appena ritornata nel mondo reale e questa volta, ad avermi afferrato dalla caduta verso l'inferno, è stato Ray.
"Ripeto... che vinca il migliore allora, Elisabeth White."
"Cioè io."
"Lo vedremo." puntualizza con un ghigno colmo di soddisfazione.
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Il Riflesso Di Una Bugiarda
RomansaUn posto di lavoro e due criminologi pronti ad ottenerlo. Una bugiarda professionista e un uomo intenzionato a scoprire la verità. Daphne White colpisce come un proiettile ma è fragile come una rosa. La Volpe Nera la cerca con fame e bramosia, atte...
