Ray
Finalmente la stanza viene svuotata, lasciando soli me, Elisabeth e il mio disgusto. Non ho parole per descrivere il senso di tradimento che provo. Perché mai dovrebbe nascondersi da me? Ho fatto qualcosa per meritarmi questa menzogna?
"Ray! Ray fammi spiegare!" Elisabeth si affretta a raggiungermi. Mi sfiora il braccio per trattenermi ma io mi scanso.
"Perché? Perché Elisabeth?!" anni e anni, ho cercato di rintracciarla, rifugiato nella speranza di poterla rincontrare un giorno. Ora mi chiedo, se sono stato io a non averla cercata bene, o se è stata lei a non volersi far trovare.
"Ray... Io non volevo che mi riconoscessi. Non sono più la Elisabeth che hai conosciuto." si giustifica, mantenendo un tono supplichevole che fa solo aumentare il fastidio che la sua presenza mi causa.
"Questo lo vedo." al suono delle mie parole, Elisabeth mi guarda con occhi lucidi. Una lacrima traditrice scorre sul suo viso, ma l'asciuga all'istante, come se fosse un riflesso incondizionato. Anche lei, come me, ha sempre odiato farsi vedere debole agli occhi degli altri. Almeno questo non è mai cambiato.
Mi siedo alla scrivania, e provo a fingere di essere solo.
"Capisco che tu ci sia rimasto male, ok? Insomma, appena ti ho visto in questo ufficio ti avevo riconosciuto, e non puoi capire quanto in cuor mio volessi mostrarmi a te. Ma non posso, Ray. Tu hai un bel ricordo di me. Hai un bel ricordo di Elisabeth. Ma io ora non sono più quella Elisabeth, sono Daphne ormai. Elisabeth è morta da anni." Devi essere forte Ray.
Elisabeth o Daphne - ormai non ci capisco più niente - si allontana dalla mia scrivania, e mi rivolge le spalle. Sembra la camminata di una prigioniera condannata in eterno alla prigionia.
"Sai, Daphne... Su una cosa hai ragione..." Daphne si gira, inquadrando i miei occhi "Hai ragione, tu non sei più quella Elisabeth. Forse è meglio continuare questa farsa, Daphne." afferro tutto il mio materiale, e lo metto nel borsone.
Ho bisogno di sloggiare via da questa stanza.
Elisabeth
Era bello potersi nascondere dietro agli occhi di Daphne. Per carità, era estremamente difficile, ma Daphne è più caratteristica: necessita di continue sfide e ha bisogno di assicurazioni. Elisabeth, invece, era intelligente, dolce, profonda e soprattutto, aveva un buon cuore. Ma Elisabeth è morta quel giorno, e non voglio ferirla ulteriormente. Voglio che venga infangato il nome di "Daphne White" perché quello di Elisabeth deve rimanere candido. Daphne è sporca. Elisabeth non merita di subire la stessa sorte.
Ventitré anni fa...
Sistemo il solito borsone con all'interno tutto l'occorrente per il giorno dopo. Domani è l'ultimo giorno di asilo, sicuramente sarà un giorno fantastico. Forse andremo di nuovo al parco, oppure faremo una passeggiata nella collina dietro la scuola, chissà. A interrompere l'insieme di bei pensieri che mi passavano per la testa è il rumore alla porta: qualcuno sta bussando.
"Ehm, si? domando.
"Sono Troy, tua madre ti vuole nel suo ufficio. Adesso." rimango spaventata. Quando mia madre mi chiama a quest'ora, non sono mai belle notizie.
"Arrivo." esco e l'uomo che lavora per mia madre mi lascia passare, inchinandosi a me. Arrivo davanti la porta dell'ufficio del mostro. Busso, pregando in cuor mio che non mi abbia sentita.
"Entra, Daphne." apro la porta e la chiudo alle mie spalle, bloccando ufficialmente ogni mia via d'uscita. Speriamo che la mamma non voglia farmi del male di nuovo.
"Devi dirmi qualcosa?" domanda. Cerco di avere un'aria sicura di me, ma per quanto ci stia provando, mi sento come un uccellino davanti ad un falco. Uno stupido coniglio davanti ad un orso. Una povera bambina, davanti ad un mostro. Una dolce figlia davanti alla sua cattiva madre.
"Dimmi, Daphne, secondo te cosa devo dirti?"
"Non lo so, mamma..."
"Forse hai ragione. Se ti chiamassi Elisabeth, capiresti, vero?" l'ha scoperto. Ha scoperto il mio segreto.
"Mamma... Mamma, lasciami spiegare. Non è come pensi, giuro!" cerco di impietosirla, così da potermi lasciare qualche minuto per chiarire questa situazione.
"Non è come penso?" il mostro si alza, mi tira un braccio, lo spoglia e lo lascia sulla scrivania. Rimango zitta dalla paura. Vorrei solo scappare. Vorrei solo potermi tele trasportare tra le braccia di mio padre.
"Chi ti ha sentito con quel nome, sgorbio maledetto?" sussurra.
"Un mio amico, mamma..."
"Chi è?"
"Si chiama..." Menti Daphne, menti. Menti per proteggerlo. Menti per proteggere Ray.
"Non me lo ricordo." rispondo, incrociando il suo sguardo.
Alza un sopracciglio, il mostro non si aspettava questa mia mossa.
"Ti ho cresciuta forte, vero?" risponde, ridendo sotto i baffi. È sicuramente una domanda retorica, non risponderò. Non le darò soddisfazione. Non le darò motivo di conversazione.
"Sai, Daphne, ti ho cresciuta forte e resistente, ma sai qual è il tuo punto debole? Io sono più forte." afferma, spegnendomi la sigaretta sull'avambraccio.
Urlo dal dolore. Urlo per chiamare aiuto. Urlo per pregare il mostro di smetterla. Ho sofferto abbastanza per oggi.
"Papà! Papà!" esclamo, cercando di salvare qual briciolo di speranza di essere salvata da questa tortura.
"È inutile che strilli! Tuo padre è già partito e ora, lo raggiungerai anche tu, Daphne."
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Il Riflesso Di Una Bugiarda
RomanceUn posto di lavoro e due criminologi pronti ad ottenerlo. Una bugiarda professionista e un uomo intenzionato a scoprire la verità. Daphne White colpisce come un proiettile ma è fragile come una rosa. La Volpe Nera la cerca con fame e bramosia, atte...
