Capitolo 33

356 20 6
                                        

Rimango impietrito davanti la porta incapace di fare anche solo un passo.
La voglia di ritornare indietro e chiudermi la porta alle spalle è tanta, ma i miei piedi non collaborano e restano incollati nella stessa posizione di qualche minuto fa.

So che dovrei parlare, dire qualcosa, ma le parole non intendono abbandonare la mia bocca, perciò mi ritrovo a boccheggiare in mancanza di ossigeno, neanche avessi visto un fantasma.
Continuo a leccarmi le labbra, che sento più screpolate del solito.
Nessuno dei due osa dire una parola e di questo non so se compiacermene o arrabbiarmi ancora di più.

Che è venuta a fare qui?
Non può semplicemente lasciarmi stare?

<<Che... Che vuoi da me?>> trovo il coraggio di chiedere, seppur balbettando, ma almeno è già qualcosa.

<<Solo parlare>>.

La sua voce è bella esattamente come la ricordavo e i suoi occhi mi mandano in tilt come la prima volta.

Non so perché accetto di seguirla, ma lo faccio senza guardarmi indietro.
Mi chiudo la porta alle spalle e le faccio cenno di scendere le scale, che qui non mi sembra il caso di parlare, potrebbero volare parole pesanti e di mettermi a litigare di fronte ai miei parenti proprio non mi va.

Lei fa come le dico, scende le scale senza guardare se io fossi dietro a lei.
Si fida.
Quello che non si fida qui sono io.
Non mi fido di chi sono quando sono con lei.
Non mi fido del mio cuore che scalpita quando la vede.
Non mi fido delle mie mani che non riescono a stare ferme quando lei è nei paraggi.
Non mi fido dei miei occhi che emanano troppa luce quando la vedono.
E infine non mi fido della mia bocca, è capace di sorridere semplicemente se lei respira.

Camminiamo nel silenzio più totale, a farci compagnia solo gli animali notturni che cantano.

Raggiungiamo un posto isolato, ci vengo spesso quando voglio stare da solo.
Non mi è mai capitato di portarci nessuno.
Nemmeno Nicholas sa l'esistenza di questo posto.

Appoggio le spalle al muro mentre Iris si siede su una panchina e attende. Cosa non si sa, ma resta in silenzio.
Eppure immaginavo sarebbe stata lei a parlare per prima.

<<Ok, spiega>> esclama puntando i suoi occhi color ghiaccio al pavimento, mentre i miei si alzano indisturbati sulla sua figura.

Se prima non avevo parole, adesso mi erano rimaste soltanto parolacce.

Che significa "ok, spiega"?
Cosa dovrei spiegare?

Non sentendo nulla da parte mia, alza lo sguardo nella mia direzione e mi sorprende a squadrarla, con uno sguardo parecchio indecifrabile.

<<Ho parlato con Nicholas, o meglio lui parlava e io ascoltavo e mi ha detto che...>>.

<<Frena un attimo>> la interrompo pensando di non aver capito bene quello che ha detto <<in che senso hai parlato con Nicholas?>>.

D'improvviso mi sento pugnalato alle spalle, mentre un rivolo di sudore, misto a rabbia repressa inizia a scendere lungo la guancia sinistra.
Se non fossi in sua compagnia, probabilmente inizierei a prendere a pugni qualcosa.

<<Io... pensavo te lo avesse detto>>.

<<E invece non m'ha detto 'n cazzo, guarda un po'>>.

La mia voce è irriconoscibile.
Fatico a riconoscermi anche io per quanto sono arrabbiato in questo momento.

È che mi dà fastidio tutto.
Mi dà fastidio che il mio migliore amico si sia intromesso in qualcosa che non lo riguarda proprio.
Ma la cosa che mi dà più fastidio di tutte, è che lei ha creduto a lui, che magari le ha detto le stesse identiche cose mie.
Ma magari ha preferito credere a lui perché è più bello, non lo so.

<<E sentiamo... che t'avrebbe detto Nicholas?>>.

Il respiro si fa più pesante, le vene sul collo si ingrossano.
Mi sento come nel film di Hulk, potrei rompere tutto in qualsiasi momento se solo lo volessi.

Un po' titubante si alza e mi raggiunge, il suo profumo arriva a invadermi le narici, calmando per un attimo il mio nervosismo.
Ma è solo un attimo, perché quando mi prende le mani tra le sue, mi scanso neanche avessi preso la scossa.

<<Mi ha detto che è stato un errore, che è stata lei a baciare te e che tu l'hai respinta subito. Mi ha fatto capire di essere una stupida, perché non ti ho ascoltato e continuo a non farlo>>.

La rabbia ribolle nelle ossa.

<<E non sono le stesse identiche cose che t'ho detto pure io? Perché a lui je credi e a me m'hai fatto passà le pene dell'inferno?>>.

Sono senza freni, è giusto che sappia che non può decidere di ritornare, senza prima sapere cosa ho passato e come sono stato.
Questo Nicholas non glielo ha detto, posso capirlo dal suo sguardo assente che mi guarda come se avessi appena detto che Babbo Natale esiste e lo hanno visto in città.

<<I-io...>>.

Ammetto che mi fa un po' di tenerezza.
Vorrei stringerla tra le mie braccia, dirle che la amo, che da quando lei non fa più parte della mia vita, il mio mondo è andato completamente in pezzi e che per riportarlo allo stato in cui era prima, servirebbe tanto di quel tempo.
Anche se sono convinto di non avere più voglia di aspettare nessuno.
Nemmeno la più bella ragazza che abbia mai visto in vita mia, l'unica che ha saputo aggiustare un cuore malandato e sofferente.

Forse tutto questo amore non se lo merita, forse sono io che non ho saputo farle capire che per lei avrei rinunciato persino alla mia esistenza.

<<Ho provato a spiegarti tante volte che quello che hai visto non era la verità, che a me de Cecilia non me ne fregava niente, ma tu hai sempre preferito ignorarmi, farmi stare male, indurmi a pensare che forse, da solo, non si stava poi così male>>.

Sono spietato, forse più di quanto in realtà vorrei essere, ma le parole mi escono di bocca senza che il cervello possa fare niente per fermarle.

<<Joseph ti prego>>.

Mi prega.
Che cosa buffa pensarci adesso.

E quando la pregavo io di starmi ad ascoltare? Di darmi un'occasione per spiegare quanto accaduto?

<<Mi hai ridato la vita quando volevo farla finita e me l'hai tolta nuovamente sparendo, come se non ti avessi mai conosciuta>> continuo guardandola negli occhi, mentre una lacrima solitaria bagna il mio viso

La vedo alzare su col naso, mentre si asciuga gli occhi che ora sono diventati più lucidi, ma rimangono sempre belli.

<<Dovrei odiarti per come mi hai fatto stare, ma non ci riesco. Perché non riesco a odiarti?>>.

Le domando, ma più che a lei, è una domanda che rivolgo a me stesso.

Il mio viso si indurisce, mi asciugo gli occhi e ritorno a fissarla come se potessi incendiarla da un momento all'altra.

Basterebbero due semplici parole per dirle quello che provo realmente e per fare pace definitivamente.
Ma quelle due parole non escono e il mio sesto senso mi dice che potrei perderla di nuovo.

<<Mi dispiace di averti rovinato la vita, io... io non immaginavo che potessi stare così male>>.

Inizia a piangere e il mio cuore si sgretola a quella visione.

La corazza da dura abbandona il mio corpo, lasciando soltanto uno sguardo intenerito a fissarla.
Faccio un passo nella sua direzione, ma lei si allontana leggermente.

<<No, non stare vicino a me, non toccarmi, sono un mostro, io...>>.

Si volta indietro e inizia a camminare, ma la afferro per un braccio e la riporto da me stringendola più che posso.

<<Shhh non andare, ti prego... non andare>>.

La cullo tra le mie braccia, mentre la sento rilassarsi e di colpo mi sento meglio anche io.

SPAZIO AUTRICE

Alloooora siamo quasi giunti alla fine gente.
Ebbene sì, il prossimo (se il mio cervello non si intromette), dovrebbe essere l'ultimo capitolo, poi dovrebbe esserci l'epilogo, adesso vediamo.
Comunque sia, come sempre spero che questo capitolo vi sia piaciuto e niente... Continuate a seguirmi se vi va❤️

Salvami da me - HoldenDove le storie prendono vita. Scoprilo ora