68. fix you

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Appoggio la mano sulla porta, esito un istante prima di spingerla. Dall'altra parte c'è il nostro nuovo mondo.

"Vai, Sole, che aspetti? Un tappeto rosso?" scherza Jacopo alle mie spalle, dandomi una spintarella leggera. Rido, ma il cuore mi martella nel petto. Apro.

La luce dello studio mi investe, più intensa di quanto ricordassi dal pomeridiano. I riflettori ancora spenti lasciano l'ambiente in una penombra irreale, quasi sacra. Faccio qualche passo in avanti, sento gli altri entrare dietro di me, ma per un attimo siamo solo io e questo spazio immenso, questo palco che sembra chiamarmi.

"Wow..." sussurra Alessia, e so che tutti stiamo pensando la stessa cosa.

"Fa impressione senza il pubblico" commenta Daniele, osservando le gradinate vuote.

"Già, ma fra pochi giorni sarà tutto pieno" aggiunge Faro, incrociando le braccia.

Ci muoviamo lentamente, quasi avessimo paura di rovinare qualcosa. Vybes salta su e giù per testare il pavimento del palco. "Okay, regge" dice, e scoppia a ridere.

Antonia si avvicina ai lati del palco, dove ci sono i led ancora spenti. "Qui appariranno i nostri nomi" dice piano, come se parlasse a se stessa.

Jacopo si lascia cadere al centro del palco, braccia spalancate. "E io me lo prendo tutto!"

Chiara gli tira un colpetto sulla gamba con il piede. "Alzati, pagliaccio, dobbiamo ancora provare le luci."

Mi guardo intorno e cerco Luca. Sta in piedi qualche passo indietro, il mento leggermente sollevato mentre osserva il soffitto pieno di impianti e fari. Poi abbassa lo sguardo su di me e sorride.

"Ti rendi conto? Ci siamo dentro davvero."

Annuisco. "Già."

"Ti ricordi quando dicevi che non avresti mai preso la maglia d'oro?"

Sorrido, abbassando lo sguardo. "Smettila."

"Mai."

Mi arriva una spinta improvvisa. È Jacopo, che ride come un matto. "Basta momenti romantici, fate i professionisti! Siamo al serale, ragazzi!"

E allora esplode tutto: grida, risate, spintoni. Corriamo sul palco, ci rincorriamo, ci sediamo sul bordo con le gambe a penzoloni, mentre i tecnici entrano per sistemare le ultime cose. È un momento perfetto, pieno di quella felicità che si sente solo nelle cose conquistate con il sudore, con la paura e con la speranza.

"Siamo qui."

Lo sussurro più a me stessa che agli altri, ma so che mi hanno sentita. E so che lo pensano anche loro.

Dopo l'adrenalina dell'ingresso in studio, tornare in casetta è quasi surreale. È la stessa casa di sempre, eppure no. Siamo cambiati noi.

Appena entriamo, troviamo gli altri già lì. La PettyLetti è accasciata sul divano in modalità post-cena, mentre la CuccAlo è sparsa tra cucina e tavolo. Si girano tutti verso di noi quando varchiamo la soglia.

"Com'è lo studio?" chiede Dandy, il primo a parlare.

Jacopo sorride sornione e si butta sul divano accanto a Nicolò. "Enorme. Bellissimo. Siamo pronti a spaccare."

"Voi siete pronti a spaccare," lo corregge Francesco, ridendo. "Io mi sento piccolo come un granello di sabbia."

"Oddio, ti capisco," commenta Alessia, togliendosi le scarpe e lasciandosi cadere sulla poltrona.

"Siete stati i primi a vederlo, dai, raccontate!" incalza Francesca, tirando su le gambe sul divano.

Antonia si lascia scivolare accanto a lei. "È assurdo. Tipo... senza pubblico è quasi più intimidatorio."

"Sì, sembra di stare in un tempio sacro prima che inizi la battaglia," aggiunge Faro, prendendo un pacchetto di cracker dal tavolo.

"Oddio Faro, cosa sei, un monaco guerriero?" ride Trigno.

Luca mi si avvicina e si appoggia al mobile accanto a me. "Sei ancora in estasi, Mancini?"

Lo guardo e sorrido. "Non sono l'unica, guarda Jacopo."

Jacopo, ancora sdraiato sul divano, ha un sorrisetto da ebete stampato in faccia. Chiara gli dà un colpetto sulla testa. "Oh, scendi dalle nuvole."

"Ma ti rendi conto che tra qualche giorno saremo lì dentro con il pubblico, le luci, tutto?" interviene Asia, gli occhi che brillano.

"Già," annuisce Cri, "e che qualcuno di noi sarà eliminato dopo poche settimane?"

La sua frase gela un attimo l'atmosfera. Silenzio.

Poi Daniele sbuffa e si alza. "Grazie Cri per la dose di ansia della sera."

Scoppiamo tutti a ridere, ma sappiamo che ha ragione. Ogni risata nasconde la consapevolezza che questo sogno potrebbe finire in un attimo per qualcuno di noi.

Ci guardiamo tutti. Sorridiamo. Sappiamo che sarà dura. Ma ora siamo qui, insieme. E questa casetta, per ora, è casa nostra.

Siamo tutti sparpagliati per la casetta. Il solito clima elettrico del pre-serale si alterna a momenti di calma apparente, in cui l'ansia si insinua silenziosa tra le mura.

Francesco entra sbattendo la porta, attirando subito l'attenzione di tutti. "Raga, confermo: chiamano tutti in aula per la sorpresa famiglia."

"Sorpresa" ripete Antonia, facendo le virgolette con le dita. "Ormai lo sanno pure i muri."

"Già," ride Francesca, "ma quando sei lì e senti la voce dei tuoi è un'altra cosa. Io stavo per mettermi a piangere."

"Anche a me hanno chiamato," aggiunge Trigno, "e raga, che botta. Sentire mia madre, mio padre... Mi ha dato la carica."

La parola famiglia mi colpisce come una fucilata. Il mio corpo si irrigidisce da solo, quasi fosse un riflesso incondizionato. Mi sposto il peso da un piede all'altro, abbasso lo sguardo e faccio finta di nulla.

Chiara mi lancia un'occhiata veloce. Sa.

Luca mi sfiora la mano con le dita, quasi impercettibilmente, un contatto breve ma sufficiente a farmi respirare un po' meglio.

"Isa, ancora non ti hanno chiamata?" mi chiede Daniele, ingenuo.

Scrollo le spalle. "No."

"Magari più tardi," dice Nicolò, "fanno sempre tutto scaglionato."

Annuisco, ma dentro di me so già che non accadrà. Chi dovrebbero chiamare? Mio padre, che mi ha cacciata di casa? Mia madre, che ormai non può più rispondere? I miei fratelli, troppo piccoli per essere coinvolti in qualcosa del genere?

No, per me non ci sarà nessuna sorpresa.

Poco dopo, una voce gracchia dagli altoparlanti della casetta.

"Isa, sei convocata in sala 3."

Sollevo la testa di scatto.

Tutti si voltano a guardarmi. Il silenzio è quasi più assordante della notizia in sé.

Mi alzo lentamente. Il cuore batte troppo forte. Cerco gli occhi di Luca, di Chiara. Cerco una conferma che non sia solo un brutto scherzo.

"Vedi te lo avevo detto che ti avrebbero chiamato" dice Nicolo

Ti sbagli Nic, penso, non é la mia famiglia, e non posso neanche più chiamarla mia.

"Vai," mi dice Jacopo, sorridendo, "magari è una cosa bella."

Esco dalla casetta e percorro il corridoio a passi misurati, con la sensazione di avere un macigno sul petto. Quando apro la porta dell'aula, la trovo vuota. Solo una sedia e uno schermo acceso.

Mi siedo piano, incrociando le mani per non far vedere che tremano.

Dopo pochi secondi, l'immagine compare sullo schermo.
Sgrano gli occhi.
Spalanco la bocca.
Non può essere.
Non può essere.

Spazio Autrice:
Ciao💓 come state? Spero tutto bene, mi faccio perdonare della lunghissima assenza con questo capitolo, che per altro mi piace molto, soprattutto dopo il terribile capitolo di ieri ahah. Grazie mille per il supporto. Fatemi sapere cosa ne pensate! Siete curiosi di sapere chi é dall'altra parte dello schermo?
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-Mag

Duetto di cuori -Luk3La tua prossima ossessione. Scoprilo ora